INTERVISTA A GIOVANNI ALLEVI

Il compositore e pianista Giovanni Allevi nasce il 9 Aprile 1969 ad Ascoli Piceno. Frequenta il Conservatorio G. Verdi a Milano dove si diploma con il massimo dei voti ed in seguito si iscrive alla Facolta di Filosofia dove si laurea cum laude. Il suo primo disco “13 fingers“ viene pubblicato nel 1997. Il secondo album, intitolato “Compositions“ (2003), nasce durante la collaborazione con il Collettivo Soleluna(del quale fanno parte Jovanotti e il bassista Saturnino). Il meritato successo arriva nel 2005 con il soldout al prestigioso “Blue Note“ di New York e la successiva pubblicazione di “No Concept“, disco accolto con recensioni positive dalla stampa musicale.
Nello stesso anno Allevi viene insignito del premio Bosendorfer e del premio Recanati. Il brano “Come sei veramente“, estratto da “No Concept“ viene utilizzato dal regista Spike Lee come colonna sonora dello spot girato per la BMW.
Nel 2006 Allevi torna ad esibirsi al “Blue Note “ di New York.

Perché suoni?
Non lo so, è una cosa fisica, viene dalla pancia. E’ un impulso irresistibile.

Quando muovevi i primi passi nel mondo della musica hai mai pensato al successo’?
No, e non ci penso nemmeno adesso. A me interessa solo la musica, il suo linguaggio e le misteriose relazioni tra i suoi elementi. Comunque ho anche riflettuto sul successo: non ha niente a che fare con la popolarità, ma è riuscire ad emozionare profondamente anche una sola persona.

Quanto è importante il maestro per l’artista? Chi sono i tuoi maestri?
Non credo nell’insegnamento. Credo che il maestro sia solo un mezzo che l’artista utilizza per iniziare ad esprimersi. Nella mia esperienza personale, spesso i maestri hanno cercato di proiettare su di me tutte le loro insicurezze e frustrazioni.
La più grande maestra per un artista è la vita di tutti i giorni, quella fatta dalle persone comuni, con i loro problemi concreti. Il più utile libro di composizione è il mondo che ci circonda!

Odi mai il pianoforte?
Mai. E’ un amore folle!!

Cosa guardi quando cammini per Ascoli Piceno?
Cerco di non guardare quelle persone che, protette dalla vita in provincia, mi comunicano un grande senso di sicurezza di se e di benessere, ricordandomi invece la precarietà esistenziale che ho scelto io. A Milano invece siamo tutti un po’ così, giovani in padella!

Se incontrassi un uomo che non ha mai ascoltato musica in vita sua, cosa gli suoneresti?
Niente, lo farei suonare! Lo farei improvvisare sui tasti neri del pianoforte, gli farei ascoltare la sua musica.

Hai affermato che “L’opera d’arte si completa nel fruitore, nel pubblico”. Da dove nasce questa tua concezione di arte?
Dal ricordo di quando ero piccino. All’età di sei anni ascoltavo la Turandot di Puccini per intero tutti i giorni, a gambe incrociate sul divano. Nella mente costruivo enormi mondi fantastici, storie delle quali ero eroe protagonista…insomma, molto più di quanto Puccini potesse immaginare.

“No Concept” è stato composto a Harlem. Quanto il luogo, l’ambiente, la dimensione sociale influenzano la composizione dei tuoi brani?
I luoghi influenzano la mia voglia di esprimermi, ma la musica è chiusa nella mia testa e non si fa contaminare dall’esterno. No Concept è un disco europeo, gli echi di Jazz e di Gospel sono appena sfiorati.

La tua attenzione per la melodia, il tuo distacco dall’avanguardia del secolo scorso sono (anche o soprattutto) il risultato di una scelta comunicativa?
Davanti alla Musica non ho scelta: un frammento inizia a suonarmi in testa e mi chiede di essere sviluppato “come vuole lui”. Ne può scaturire un brano fortemente comunicativo o qualcosa di incomprensibile. Credo fortemente nel Realismo in Musica, per cui il linguaggio musicale è un’entità a se stante, con un proprio statuto ontologico, che va rispettato nella sua logica interna. Come compositore, di fronte alla Musica, non posso scegliere di essere più o meno melodico o comunicativo, ma posso e devo lavorare duramente perché essa si esprima secondo le sue esigenze.

A cura di Enrico Gaffuri e Diana Garrisi

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