BIBLIOTECHE D’ATENEO: NON C’È POSTO PER I QUOTIDIANI

Se siete stanchi della paura che vi attanaglia negli istanti che precedono l’esame, e per una volta siete voi ad aver voglia di far venire il mal di pancia al professore, provate a sventolargli davanti la pagina di un quotidiano: vedrete che spavento.
Da una ricerca effettuata nelle biblioteche universitarie della Statale, nello specifico in quelle di Lettere e Filosofia, risulta che l’ospite più sgradito all’Ateneo è il quotidiano. «Non abbiamo il posto dove metterlo», «non è tradizione averne», «non ce lo possiamo permettere», sono alcune delle spiegazioni date per giustificarne l’assenza, ma anche: «Non lo voglio!», ha tuonato il professor Grado Giovanni Merlo dai corridoi del Dipartimento di Scienze Storiche.
Però nelle biblioteche di Lettere e Filosofia si fa un gran parlare degli assenti: vi si trovano testi come “Letteratura e giornalismo”, “Dizionario di Giornalismo”, “Giornalismo: com’è, come funziona”, “Intervista sul giornale italiano”, per citarne alcuni; ma del diretto interessato non c’è ombra. Può permettersi un’università che ha visto il fiorire negli ultimi anni di svariate cattedre di giornalismo, che segnala il mestiere giornalistico come possibile sbocco lavorativo in praticamente tutte le guide dello studente di Facoltà di Lettere e Filosofia e che ha attivato all’inizio dell’anno accademico un master di giornalismo alle cui selezioni si sono presentati larga parte di laureati in materie umanistiche, può permettersi, questa Università, di non avere i quotidiani in consultazione, almeno in una delle biblioteche del polo umanistico? Ci risponde Elio Franzini, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia: «Non è nostro scopo istituzionale fornire l’attualità. Può essere interessante studiare l’evoluzione degli scandali pubblici nella loro ottica storica, non contingente». Altrettanto scettica è Paola Vismara, direttrice scientifica della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia, che condanna la precoce mortalità del giornale: «Data la carenza dei finanziamenti puntiamo ad avere materiale durevole».
Il timore di Paolo Di Stefano, inviato del Corriere della Sera e docente di Cultura giornalistica in Statale, è che tutto ciò sia una sorta di snobismo verso la stampa quotidiana: «L’auspicabile osmosi tra la cultura accademica e quella giornalistica non si è mai verificata per reciproci sospetti: per i giornalisti la cultura accademica è noiosa, per gli accademici quella giornalistica è di giornata». Sorge un dubbio: quale contributo possono dare lo scandalo calciopoli, la cronaca di un rapimento o le notizie sull’ultimo uscito dall’Isola dei Famosi, a uno che voglia diventare filologo romanzo? «Anche gli aspetti più aberranti dell’attualità sono un contributo allo sviluppo della coscienza critica e civile, il filologo romanzo deve disporre di questa coscienza critica – spiega Di Stefano – anche lo specialista più sofisticato deve sapere che c’è un certo Adriano Celentano che dice agli Italiani certe cose, altrimenti, lo specialista, che tipo d’interazione potrà avere con gli studiosi del futuro che sono gli studenti di oggi?». I professori dal canto loro si dicono perplessi sull’effettivo interesse dei ragazzi verso i giornali. Gli studenti italiani sono attratti dal mestiere del giornalista, ma il quotidiano lo leggono poco e meno dei loro coetanei europei. «Alcuni credono che il giornalista sia quello che si mette la pashmina (sciarpa indiana in lana di capra tibetana) e va a parlare in tv», è l’opinione di Rita Cambria, docente di Storia del giornalismo in Statale. Mentre Di Stefano sottolinea: «I quotidiani fanno una cultura troppo spettacolare e hanno la colpa di non parlare ai giovani, questi ultimi preferiscono riviste specializzate, il modello omnibus è sentito come una lacuna». Occorre evidenziare che le statistiche recentemente hanno registrato un’inflessione positiva, in merito alla questione giornali e giovani, nella fascia di età che va dai 14 ai 17 anni, e questo grazie anche all’Osservatorio Permanente Giovani-Editori che ha promosso la lettura del quotidiano nelle classi delle scuole secondarie superiori.
Tutti i professori difendono la scientificità delle biblioteche, ma queste sono sfruttate dagli studenti fino in fondo? Quanti sanno che la biblioteca digitale dell’Ateneo dispone del prezioso World Biographical Information System, il database biografico più completo e aggiornato? E quanto gli studenti vanno a scandagliare tra i volumi presenti negli scaffali delle biblioteche? «Il giornale potrebbe essere un modo per attirare i ragazzi in biblioteca – afferma Cambria – e trovandosi lì, a scaffali aperti, circondati dai libri, alla fine libro segue libro, potrebbero apprezzare i servizi di una biblioteca scientifica». Come se il giornale fosse un biglietto da visita per i tesori delle biblioteche universitarie.

Vita da quotidiano: l’incomodo di essere carta
Esiste un problema di spazi, dice Elio Franzini: «Sia per la consultazione che per la conservazione». Una soluzione è all’interno della stessa Università: infatti, eccezione che conferma la regola, l’Ateneo ha sottoscritto un abbonamento al quotidiano economico Sole 24 Ore. Le copie cartacee arrivano in Crociera – la sala consultazione di Giurisprudenza – e vengono eliminate dopo qualche mese per essere conservate in cd-rom; è possibile anche accedere alla banca dati del Sole 24 Ore tramite i computer della rete dell’Ateneo. Non insensibili al problema dell’assenza dei quotidiani in università si sono dimostrati gli studenti di Scienze Politiche: dopo averne fatta richiesta alla direzione della Biblioteca, si sono visti attivare l’abbonamento online a Corriere della Sera, Repubblica, Liberazione, Il Messaggero, Il Manifesto, La Stampa e L’Unità. Un servizio attivo da un anno che offre due postazioni nella Biblioteca Enrica Collotti Pischel. Lidia Diella, direttrice della Biblioteca di Scienze Politiche, ci dice: «Proprio per venire incontro alla richiesta degli studenti e risolvere il problema spazi, abbiamo deciso di sottoscrivere l’abbonamento ai quotidiani nella versione online».

E invece i quotidiani c’erano, ma serve il vocabolario
Ai governi scandinavi sta a cuore la divulgazione culturale dei loro paesi e, tramite le ambasciate, fanno avere all’Università il settimanale svedese WeekendAvisen nonché il femminile Damernas (“Il mondo delle donne”) e due quotidiani norvegesi, Dagbladet e Aftenposten: li trovate nell’aula Lokrantz della sezione di Germanistica, sono ammucchiati sul davanzale insieme al quotidiano danese Dagens Nyhter. A carico di Germanistica è, invece, l’abbonamento al settimanale tedesco Die Zeit. Con ritardo di due mesi, alla Biblioteca del Centro Studi Stati Uniti, arriva il New York Times da vedere in microfilm. Quando c’è l’addetto alla macchina. E con la stessa cadenza arrivano in cartaceo gli inserti letterari del New York Times e di The Times.
Si aggiunga alla lista il settimanale inglese The Economist, arriva ogni tre mesi in cd-rom.
E che non si accusi la Statale di Milano di campanilismo.

Europa…leggere il “Corriere” in…
Danimarca, Federico Zuliani, studente Erasmus presso l’Università di Copenhagen: «Ho studiato alla facoltà di Teologia e lì avevano, oltre che i maggiori quotidiani nazionali, l’equivalente danese di Avvenire».

Germania, Beatrice Barbieri, studentessa alla Libera Università di Berlino: «Nella Philologische Bibliothek, oltre a quelli tedeschi, c’è almeno un quotidiano per ogni nazione: Corriere, Le Monde, El Pais. L’unico svantaggio è che magari il giornale è vecchio di due giorni, ho notato particolare ritardo di quelli italiani».

Polonia, Irena Putka, docente di Lingua polacca alla Statale di Milano: «Parlo dell’Università di Varsavia. Ai tempi degli studi andavo a consultare la Biblioteka Uniwersytetu Warszawskiego, lì si trovano i cataloghi delle riviste, comprese i quotidiani. Ci sono sempre Gazeta Wyborcza e Zycie Warszawy».

Francia, Marco Genre, studente Erasmus presso l’Università di Strasburgo: «Nella biblioteca di lettere ci sono arretrati e riviste; i quotidiani sono disponibili in uno scaffale apposito o nella versione online. Inoltre esiste un centro per imparare la lingua proprio con l’ausilio dei giornali».

Norvegia, Bard Sandvei, lettore incaricato alla Statale di Milano: «I giornali che si possono leggere nella biblioteca dell’Università di Oslo sono: Aftenposten, Dagsavisen, Dagbladet, VG, Adresseavisen, Bergens Tidende, e altri».

Finlandia, Valeria Siotto, studentessa Erasmus presso l’Università di Jyvaskyla: «La biblioteca dell’università mette a disposizione quotidiani sia italiani che internazionali».

Svezia, Anna Karenina Brannstrom, collaboratrice ed esperta linguistica della Statale di Milano: «In tutte le biblioteche universitarie svedesi ci sono tanti quotidiani, normalmente si tengono fuori, per consultazione i numeri della settimana in corso, e poi vengono archiviati. Ci sono anche quotidiani stranieri. Il quotidiano e tutte le altre riviste hanno un angolo a posta nelle biblioteche e sono a disposizione per la lettura in qualsiasi momento del giorno. Ci sono anche le poltrone vicino».

Irlanda, William El Ariss, lettore incaricato all’Università di Galway: «Ci sono quotidiani, settimanali, mensili, sia nazionali che stranieri, sia in versione cartacea che online».

La proposta di Vulcano.
Corriere della Sera e Repubblica; i due principali quotidiani nazionali: un abbonamento online presso una delle biblioteche delle facoltà umanistiche. E’ la richiesta avanzata da Vulcano alla direzione della Biblioteca delle Facoltà di Giurisprudenza, Lettere e Filosofia. La direttrice, Maria Alessandra Dall’Era, ha assicurato che se ne parlerà al prossimo consiglio. Noi vi terremo aggiornati sull’evoluzione degli avvenimenti e vi invitiamo a dire la vostra sul sito del nostro mensile. E se la proposta venisse respinta, consolatevi, c’è sempre Vulcano.

a cura di Diana Garrisi

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