LE BARRIERE DEL TEMPIO


LKEREDAGADA (Orissa). 14 dicembre. Un piccolo gruppo di intoccabili entra nel tempio di Jagannath, sfidando la ferma opposizione delle caste superiori, che già lo scorso novembre hanno insultato e umiliato 4 ragazze intoccabili che avevano osato varcare le soglie dell’edificio sacro.
Questa volta il gesto temerario dell’avanguardia è imitato da altri dalit che cominciano ad affollare il tempio. La tensione sale e i sacerdoti abbandonano gli altari delle divinità, interrompendo i rituali che stavano officiando.

Il giorno successivo gli appartenenti alle caste superiori iniziano uno sciopero della fame, mentre un centinaio di giovani, sempre di alta casta, marcia gridando slogan di protesta contro l’amministrazione del tempio. Il tempio rimane chiuso. I negozi serrati. La polizia assedia il villaggio. C’è eccitazione tra i dalit. Urlano a gran voce la loro conquista.
Dalla costruzione del tempio, 300 anni fa, fino a ieri, sono stati costretti a guardare la divinità Jagannath da apposite fessure sul muro di cinta. L’entrata nel tempio è un gesto simbolico. E’ la rottura delle barriere sociali. Ma le alte caste si oppongono. Impuntandosi sui loro millenari privilegi. Noncuranti della recente ordinanza della Corte Suprema che stabilisce che ogni Hindu, senza distinzione di casta, ha libero accesso agli edifici di culto.

Chiara Checchini

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