EDITORIALE LUGLIO 2007

Su un noto blog letterario di cui vi consiglio la lettura (ilgiudicesulmulo.blogspot.com), c’è un amaro ma reale aforisma: “La legalità è per gli italiani come la pastasciutta per gli svedesi: un contorno”. Me ne sono accorto una volta di più leggendo le isteriche reazioni di alcuni studenti alla nostra inchiesta – pubblicata sul numero di Vulcano di giugno e leggibile sul nostro blog – riguardo all’esame di letteratura tedesca. Si va da chi ci definisce dei “rastoni che farebbero meglio a pensare a studiare invece che a scrivere” a chi ci insulta accusandoci di aver messo a rischio la facilità di uno degli ultimi baluardi degli esami fuffa dentro la Statale. Il fatto che su questa inchiesta noi ci abbiamo lavorato per ben 3 mesi e che ogni riga da noi scritta è documentata dalle prove che abbiamo raccolto, ovviamente passa in secondo piano. Visto che a quanto pare siamo noi a doverci sentire nel torto per aver denunciato una situazione di manifesta illegalità.
Gli insulti a Vulcano da un certo punto di vista non mi meravigliano nemmeno troppo. Rientrano in un atteggiamento più generale, e tipicamente italiano, nei confronti della legalità. Quello ad esempio del cittadino indignato che stabilisce lui se e quante tasse pagare, credendosi pure nel giusto perché lo Stato è arrogante e poi i politici sono tutti ladri. Quello delle donne che tirano i sassi alla polizia mentre arresta i camorristi, perseguitati eroi che lottano per combattere la disoccupazione nei quartieri degradati di Napoli; quello di Gustavo Selva il cui deretano resta saldamente incollato allo scranno del Senato perché sono i cittadini – dice lui – a chiedergli di restare; quello infine di tutta una classe politica tangentopolitana (e post-tangentopoli) che si è autoassolta dapprima “perché tanto rubavano tutti e allora perché solo io dovrei pagare, i problemi sono altri” e poi con il motto “la magistratura vuole fare un colpo di stato”. L’illegalità quando fa comodo a tutti, nel nostro Paese viene spesso placidamente accettata, condivisa e difesa come un diritto sacrosanto. D’altronde è fastidioso avere un mondo dove esistono le leggi. E dove per passare agli esami non basta solo comprarsi dei libri, ma bisogna anche studiarli. E’ triste constatare che gli ancestrali vizi italici si insinuano di già nella mente di molti studenti. Ragazzi che si apprestano a divenire parte attiva della società di domani. Persone che continuando a difendere con orgoglio il diritto all’illegalità andranno ad aumentare la solita vetusta zavorra che appesantisce l’Italia da tempo immemorabile.
Beniamino Musto
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