INCHIESTA: DAL REDATTORE AL CONSUMATORE. L’ESAME DI LETTERATURA TEDESCA AI RAGGI X

Per un sistema universitario trasparente assicurare la preparazione, il diritto allo studio, una valutazione giusta, dovrebbe essere il principio fondamentale di ogni esperienza didattica.

Tale trasparenza a volte viene macchiata da tracce di illegalità ed evasione, in un iter che parte da libri fantasma e si conclude con esami, sembrerebbe, troppo spesso a lieto fine.


Domanda: di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando dell’esame di Letteratura Tedesca (1 & altri CdL) e del Professore che detiene queste cattedre, il Vicedirettore del Dipartimento di Germanistica Fausto Cercignani.

Dialogando con molti degli studenti che hanno sostenuto l’esame, non poteva non essere evidenziato uno schema comune.


Lo studente (non frequentante il corso e non di linguistica) interessato a sostenere la prova di Letteratura Tedesca deve necessariamente concordare con il Professore Cercignani il programma d’esame. Durante questo incontro se ha una proposta su qualche particolare argomento inerente la materia viene sollecitato ad esporla, altrimenti si affida al professore riguardo i testi utili per l’esame. In entrambi i casi, il docente consegna e firma il programma, indicando alcuni brani e saggi necessari per lo studio. Il professore è anche così gentile da informarlo che alcuni di questi libri, essendo di difficile reperibilità, sono, ancora imballati, disponibili nel suo ufficio. Quindi, si offre di vendere i testi allo studente il quale, nella generalità dei casi, accetta di buon grado. Il giorno dell’esame, il candidato consegna il programma concordato e firmato da Cercignani, il quale gli rivolge le domande di rito. Proviamo ad analizzare i fatti più da vicino.


Come mai i testi sono di così difficile reperibilità mentre il nostro professore ne ha più copie, ancora imballate, nel suo ufficio?

Risulta chiaro che questi libri vengono venduti agli studenti, direttamente dal docente, al “prezzo di copertina” in mancanza di una qualsiasi specie di fattura.


Uno studente di lettere mi racconta:

Ciao, sono XXXXX, per la vicenda di Cercignani questo è il riassunto:

Era la penultima settimana di gennaio quando, informato di un esame “fuffa” da superare, mi sono recato al ricevimento del professore Cercignani. Un esame “fuffa” è un esame per il quale studiando poco si ottengono voti abbastanza alti. Il professore Cercignagni occupa la cattedra di Letteratura tedesca presso la statale sezione germanistica. Io, dopo aver aspettato il mio turno (al suo ricevimento c’è sempre la coda: gli studenti sono attirati dagli esami “fuffa”), mi sono consultato con il professor Cercigniani per concordare un programma d’esame relativo al mio piano di studi (lettere).Il professore, senza nemmeno aver approfondito la mia collocazione all’interno del ramo letterario, si è affrettato a prendere il suo programma e a cancellare tutta la bibliografia li scritta. Sopra ha scritto a sua volta il mio nome e cognome e il programma sostitutivo da studiare per l’esame. In tutto quattro manuali dei quali mi avrebbe detto solo successivamente (nel caso li acquistassi) quali pagine studiare. In seguito, su un altro foglio di carta, ha scritto in fila il prezzo di ogni libro e sotto la somma. Dopo aver scalato da questa la percentuale che solitamente la CUEM (libreria interna all’università) detrae come sconto agli studenti, il professore, mostrandomi il foglio, mi ha chiesto la cifra di 64€ (per un esame da sei crediti). Io, sconcertato della velocità con la quale aveva sbrigato il tutto e per il fatto che, così su due piedi, mi domandasse dei soldi, ho chiesto al professore dei metodi alternativi per reperire i testi (prenderli in prestito alla biblioteca, comprarli di seconda mano, acquistarli in una libreria competente). Il professore Cercignani, prima ha riposto nel cassetto il foglio contenete il conto della somma da dare, poi ha tentato di persuadermi a tornare un’altra volta con i soldi, perché riteneva che i libri da lui forniti per sostenere (e superare) l’esame fossero introvabili fuori dal suo ufficio. Io ho insistito perché lui mi desse la possibilità di ricopiare i titoli (visto che anche il foglio del programma era stato nascosto nel cassetto). Alla fine me li ha fatti ricopiare, dicendomi, però, che le pagine da studiare le avrei concordate con lui solo dopo aver acquistato i libri. Salutai il professore con la promessa di ritornare con i soldi e andai alla CUEM. Lì trovai i libri di Cercignani per giunta usati. La settimana dopo ritornai al ricevimento per concordare le pagine da studiare, e il professore mi disse che i testi per l’esame non erano più quelli che mi aveva lasciato trascrivere ma che , per mancanza di fondi, i libri erano degli altri. Così io mi procurai 64€ e comprai i volumi. Appena consegnati i soldi il professore li mise in una busta con su scritto il mio cognome, e aggiunse un ok più firma sul foglio compilato con il programma, dicendomi di portarlo all’esame. Quando mi presentai all’appello il professore interrogava da solo, senza assistenti o altro. Mi fece due domane, una delle quali a scelta. Mentre rispondevo alla seconda, mi scrisse il voto sul libretto. Un trenta. Presentandomi all’appello riscontrai, inoltre, che tutti coloro i quali, come me, dovevano sostenere un esame da sei crediti avevano pagato al professore 64€ per la bibliografia e tutti avevano raggiunto come voto finale trenta, alcuni addirittura con lode. Ottenuto anche io il trenta, salutai il professore e mi recai alla CUEM (che compra i testi usati degli studenti) per vendere a mia volta i libri. La CUEM, inspiegabilmente mi disse che non li potevano comprare, almeno per quella sessione dell’anno. Questo è quanto accadde.”


Dinamiche sospette

Elemento ancora più interessante è che non si sa da dove vengano questi libri, né chi li stampi. L’editore è la Cuem., ma non si tratta di una semplice edizione Cuem. Un’edizione Cuem presenta un tipo di formato riconoscibile, quella dei libri in questione ne ha un’altro (beh, è vero il formato può cambiare). Un’edizione Cuem è stampata dalla “Global Print”, invece la tipografia di tali libri rimane sconosciuta. Il perché in qualsiasi testo venga indicato, con delle formule base, chi stampa il libro (stampato da …, stampato su carta … da … , stampa: …) e che questi volumi, utili per l’esame di Letteratura Tedesca, non abbiano una simile dicitura, resta un mistero.



Inoltre, questi stessi testi, una volta utilizzati, non potranno essere rivenduti e quindi essere ricomprati come usati. Parlando con un lavoratore della Cuem, scopriamo che tali libri non vengono “acquistati” poiché non c’è richiesta da parte degli studenti. Eccezione a questo la fanno i tomi delle ultime annate (del 2005,del 2006) segnalate nel programma in corso del Professore Cercignani. Ma delle tante persone con cui ho parlato, pochi hanno dovuto comprare dei libri dell’ultima annata. La maggior parte ha utilizzato edizioni (di “Prima Stampa”) del 1999, del 2000, del 2001, del 2002, del 2003, del 2004.

Tra l’altro, cercando qualche informazione su internet, scopro che esistono interi forum che discutono di questo argomento.

Per esempio: (da www.studentistatale.it) A e B

A: fermi tutti.
io non so una parola di tedesco a parte weiss bier.
vado da Cercignani, mi vende dei libri(se non ho capito male x la modica cifra di 60-80 euro)io studio qualche saggio e l’esame si passa?
XXX mi conferma che l’esame di letteratura straniera x lettere si passa cosi?
wowwwwwwwwww

B: no aspetta. non è proprio così.
ok, tu non sai una parola di tedesco a parte weiss bier.
ok, tu vai da Cercignani e ti vende i libri.
e poi stop però!
tu ti presenti (avendo letto mezza pagina di un saggio mentre aspetti che firmi il libretto alle 350 persone prima di te), ti fai firmare il 30 e lode che ti è costato 80 euro e poi torni a casa.
ciao!
ps. ti consiglio di fare questo esame solo se:
hai fretta di laurearti
o sei obbligato da qualcuno a fare l’università e non ne hai alcuna voglia
o ti sei già venduto l’anima al diavolo e perciò non rischi alcun tracollo di coscienza, nè di autostima.

Delle decine di studenti con cui ho parlato, tutti raccontano la stessa storia, nessuno ha stipulato una sorta di contratto di compravendita denaro-merce, tutti hanno ottenuto un voto alto.

A questo punto, dopo tante letture ed interviste, decido di verificare di persona se quello che mi è stato detto è vero o se si tratta di un altro lamento gratuito degli studenti. Arriva il giorno del colloquio. Comunico al docente che vorrei sostenere il suo esame, che sono della facoltà di.., e che mi piacerebbe occuparmi di.., ed in questo lasso di tempo il professore è li che cancella , scrive e si appunta su una copia del curricula d’esame il “mio” programma. Poi mi dice che ha una “proposta”(che non potrei rifiutare) e cioè di ordinare i testi da lui, il quale li potrebbe fare arrivare senza problemi (poi scoprirò dell’esistenza di scatoloni interi di libri sigillati nella biblioteca). Io chiedo: “ma è possibile trovarli in Cuem o da qualche altra parte?”. Il professore risponde che in Cuem dovrei “aspettare” e che tra l’ordine dei libri e il loro arrivo perderei un sacco di tempo, mentre qui a Germanistica potrei ritirarli subito o il venerdì successivo. Nonostante ciò, chiedo di poterli cercare in giro prima di comprarli da lui. Allora il professore, gentilmente, riscrive l’elenco dei libri necessari per l’esame su un post-it e me lo consegna, inserendo il programma concordato nel primo cassetto della sua scrivania. Mi dice di avvisarlo nel caso in cui non dovessi trovare i libri: al massimo ci può pensare lui. Solo quando avrò tutti i testi mi riconsegnerà il foglio del programma concordato, tanto per non incorrere in qualche pasticcio al momento dell’esame.

Continuando la ricerca e parlando con molti studenti che hanno sostenuto questo esame, scopro che esistono due standard di accesso:

  • 6 crediti: 64.00€ per 4 libri;

  • 9 crediti: 84.00€ per 6 libri.

(I testi: Studia Austriaca n°, Studia Theodisca n°, saggi e studi vari, tutti riportanti il codice identificativo isbn 88-7090-xxxx)

Naturalmente senza fattura Naturalmente i libri vengono acquistati dal professore perché è l’unico ad averli e, sostanzialmente, è l’unico a venderli (se escludiamo le poche copie che ci sono in Cuem e i passa mano da studente a studente).

Inoltre, confrontando il numero degli studenti che sostengono un esame di una qualsiasi letteratura (durante l’appello dell’aprile scorso), si palesa un dato eloquente.


Letteratura Inglese 1: Prof. Rossi n°18 studenti …………………………..Prof. Paschetto n°17 studenti …………………………..Prof. Iannaccaro n°21 studenti

Letteratura Francese 1: Prof. Modenesi n°17 studenti

Letteratura Russa 1: Prof. Rossi n°20 studenti

Letteratura Italiana 1: Prof. Cabrini n°51 studenti ………………………….Prof. Spera n°45 studenti …………………………Prof. Mari n°18 studenti …………………………Prof. Milanini n°4 studenti

Letteratura Tedesca 1: Prof. Cercignani n°157 Studenti

(dati del 10 aprile 2007)

Infine, sostando davanti all’ufficio del Professore durante il suo orario di ricevimento, è sempre possibile incrociare numerosi studenti che ne escono con dei libri nuovi di zecca. In questi frangenti ho ascoltato anche degli studenti lamentarsi del fatto che “la Voce” la conoscevano in troppi e che si poteva rischiare di non poter dar più un esame del genere. Incredibile!

Facendo presente che negli ultimi appelli il docente avrà esaminato circa 500 studenti, ci rendiamo conto che le dinamiche legate alla reperibilità del materiale inerente l’esame di Letteratura Tedesca (1 & altri CdL), curato dal prof. Fausto Cercignani, sono a dir poco misteriose dal punto di vista economico e fiscale. Un circolo di denaro di cui non esiste una prova scritta, una fattura, uno scontrino, niente, se non una voce che gira tra i corridoi, tanti studenti che ne parlano, si lamentano (pur essendo carburanti primi del sistema opaco) e incrementano la media.


a cura di Aramis


L’INTERVISTA


“E’ certamente possibile che per tale questione si interessino quelli di striscia o delle iene”. “Siamo in maggioranza iscritti di filosofia. La “soffiata” riguardo questo esame deve essere giunta solo a noi”. Questo è il clima che ci accoglie al ricevimento del prof. Cercignani.

Fra gli studenti, le voci di un esame rapido e indolore circolano, incredibilmente insistenti, anche a pochi passi dallo studio del docente di Letteratura tedesca.

Incontrato nella sua stanza, Fausto Cercignani, vicedirettore del dipartimento di Germanistica, si apre alle nostre domande con cordialità e franchezza.

“Sapevo fin dall’inizio che vendere i libri non fosse una cosa giusta. Tuttavia il mio comportamento nasce dall’esigenza, per gli studenti non frequentanti, di reperire i testi per l’esame in poco tempo.

Avevo già stabilito che alla prima rimostranza avrei terminato con questo sistema, sbagliato ma necessario, e così da ora non venderò più alcun libro. In questo modo, tuttavia, chi vuole sostenere l’esame incontrerà certamente molte difficoltà nel rintracciare i manuali adatti. I volumi normalmente ordinati dalle librerie sono di tiratura nettamente maggiore rispetto ai testi che propongo io per l’esame di letterature tedesca.”

Alla nostra obiezione, verificata, che numerosi testi consigliati dal professore sono effettivamente disponibili presso la libreria universitaria Cuem, Cercignani risponde.

“Si tratta di un episodio fortunato. Gli altri studenti protestano perchè non trovano i libri.”

In ogni caso, il vincolo di emettere regolare ricevuta fiscale esiste per legge.

“Lo so, difatti, come le ho detto, non utilizzerò più questo metodo. Gli studenti si arrangeranno.

Così avrò anche meno lavoro. I miei ricevimenti sono sempre affollatissimi. Il mio spazio di ricevimento potrebbe concludersi in un paio d’ore. Invece, come vedete, sono qui da tutta la mattina.”

Ed in effetti il compito di un docente dovrebbe esaurirsi nell’aiutare lo studente insicuro, risolvendo i suoi dubbi e sciogliendo eventuali quesiti. L’attività di vendita dei testi, né richiesta né consentita ai professori, è riservata alle librerie.

Ma perché, considerata la difficile reperibilità (più che difficile, strana reperibilità: tanti libri disponibili nel suo ufficio, pochi presso le rivendite autorizzate) dei saggi da studiare, e dal momento che dei sei libri venduti per un esame da 9 crediti (al prezzo di 84 euro circa) fanno parte del programma soltanto brani ridotti, non può essere pubblicata una dispensa che raccolga tutti gli scritti in un unico testo?

“Non è fattibile perché questi libri hanno un valore globale e trovano diffusione non solo fra gli studenti. Inoltre, avere un volume completo, rispetto al solito manualetto, è un vantaggio per gli stessi studenti. Comunque, i libri posso essere acquistati anche di seconda mano”.

Appare, tuttavia, singolare che il professore, dopo aver sottolineato le difficoltà nel rintracciare i testi, consigli di recuperare i volumi di seconda mano.

Le dinamiche certamente anomale che caratterizzano la reperibilità e l’acquisto dei tomi, l’alto numero di iscritti ad ogni appello (in antitesi alla scarsa affluenza per gli altri insegnamenti di letteratura straniera), l’impressione generalizzata che la prova sia poco impegnativa e il buon voto assicurato, nutrono la voce e il pensiero di numerosi studenti che ritengono l’esame di letteratura tedesca più che semplice. “Fuffa” per l’appunto.

“L’alto numero di iscritti dipende anche dal fatto che, per il mio esame, non è necessaria la conoscenza della lingua straniera. Se uno studente legge Goethe, perché lo interpreti, non è necessario che parli il tedesco. In generale poi, gli studenti di lettere e filosofia sono più preparati rispetto ai pari di lingue. Hanno un approccio più consono al profilo saggistico della materia”.

Al quesito riguardo chi, concretamente, stampi i libri, Cercignani risponde: “Questo non lo so. Io curo solo la parte scientifica, teorica, dei manuali. Non so chi stampi concretamente i testi.

I libri vengono ritirati e trasportati nel mio ufficio da un camioncino, non quello della Cuem, che arriva a Milano dal luogo in cui i volumi vengono stampati. In ogni caso mi rendo conto che tale sistema possa essere frainteso. Per questo non lo farò più. Si ricreerà tuttavia il vecchio problema della reperibilità dei testi. Se gli studenti mi riferiranno delle difficoltà per trovare i libri io dirò loro di rivolgersi a Vulcano.”

Dopo aver ricordato al docente che l’impossibilità di vendere testi direttamente dal redattore al consumatore, in totale assenza di validi documenti fiscali, non dipende da un articolo del giornale universitario Vulcano ma da una importante legge dello Stato, ci congediamo.

Il professore Cercignani saluta, assicurandoci che abbandonerà definitivamente l’attività di libraio improvvisato. Tutto ciò, con la consueta cordialità.


a cura di Aramis e Gregorio Romeo

Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta