LA CORTE DEI MIRACOLI DI DELHI

Quando le automobili si fermano e si accalcano in file caotiche davanti ai perentori occhi rossi. Quello è il momento. Lesti, si alzano dai marciapiedi e si spargono tra gli spazi lasciati dai veicoli. E cominciano a picchiettare sui vetri. Cartelli lungo la carreggiata come sentinelle dicono: “non incoraggiare i mendicanti”. Eppure sono tanti quelli che abbassano il vetro della loro auto condizionata e tendono una moneta a quest’umanità derelitta. Bambini luridi, vestiti di stracci e polvere, ex lebbrosi che hanno perso dita, mani, piedi e storpi che si trascinano sui bastoni o su assi di legno con rotelle. I casi più disperati affollano le vie dei mercati o le zone più turistiche. Qui l’orrore prende il sopravvento sulla compassione. Volti dalle labbra tagliate, corpi senza arti superiori, corpi senza arti inferiori che si fanno largo, issandosi sulle braccia, o corpi ridotti al solo tronco, senza più né braccia né gambe, che si servono della bocca per raccogliere le elemosine.
Quanti sono i mendicanti di Nuova Delhi? Una recente inchiesta parla di 60.000, per la maggior parte emigrati dalle zone più povere degli stati vicini, l’Uttar Pradesh e il Bihar. Bambini, adulti, vecchi. Pare che abbiamo optato per l’accattonaggio data l’impossibilità di trovare lavoro. E il mestiere del mendicante sembra rendere, in certi casi, quanto quello di un salariato giornaliero, tra le 50 e le 100 rupie (1-2 euro) al giorno. Fare l’elemosina incentiva senz’altro la pratica del mendicare e sicuramente fomenta uno scomodo parassitismo, ma viene da chiedersi, se davvero c’è un surplus di manodopera e trovare un impiego risulta impossibile, che alternativa resta a questa gente che si è lasciata alle spalle una vita di stenti nelle campagne. E ancora, che alternativa resta agli storpi e agli sfigurati? Quante possibilità concrete hanno di trovare lavoro?
Questi derelitti accorrono nella città simbolo del boom, in vertiginosa espansione, e pretendono anche loro qualche briciola del benessere dilagante.
Una tragedia umana, che non sembra però porsi come questione sociale. E che solo ora diventa problema concreto. Da risolvere il più presto possibile. Prima del grande evento dei Giochi del Commonwealth che la capitale del subcontinente ospiterà nel 2010. Le vie della città andranno rastrellate e i mendicanti chiusi in appositi ostelli-prigione. Questa la soluzione proposta dal governo. Nascondere la polvere sotto il tappeto.
Chiara Checchini
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta