L’OPERA DI LEE FRA PREGI E POLEMICHE

Miracolo a Sant’Anna (2008)
New York, anni ’80: un anziano afroamericano guarda poco convinto alla televisione uno stralcio de Il giorno più lungo con John Wayne. Il giorno dopo è al lavoro, come tranquillo impiegato delle poste. Pare riconoscere un anziano cliente a cui improvvisamente, e apparentemente senza motivo, spara a bruciapelo con una luger tedesca della seconda guerra mondiale. Durante le indagini, la polizia scopre che Negron, questo il nome dell’assassino, è un decorato di guerra facente parte del battaglione, composto interamente da persone di colore, Buffalo Soldier, e che conserva a casa sua una testa di marmo italiana dal valore inestimabile ritenuta perduta durante la guerra. Qual è la storia di questo misterioso uomo? Per saperlo bisogna tornare indietro nel tempo, ad una battaglia combattuta sul fiume Secchia, vicino Firenze, nel lontano 1944.
Questo, in sintesi, l’inizio dell’ultimo lavoro di Spike Lee “Miracolo a Sant’Anna” che, partendo da fatti di cronaca bellica reali ma poco conosciuti (in questo caso la strage compiuta dai nazisti a Sant’Anna di Stazzema) vi ricama intorno un racconto di pura finzione. Che si tratti di fiction lo evidenzia un disclaimer, posto all’inizio del film dopo le vivaci proteste da parte dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia). Polemica, nel parere di chi scrive, montata inutilmente, dato che la parte del partigiano traditore, completamente funzionale alla trama, non costituisce una denigrazione della categoria: a volte sarebbe più utile ribattere ai veri revisionisti di casa nostra, invece che polemizzare con registi d’oltre oceano che poco o niente conoscono dei tormentoni storici del belpaese.
In ogni caso, forse spinta dall’ondata di spregio che si è abbattuta sulla pellicola, molta critica ha silurato clamorosamente il film. Certamente non ci troviamo di fronte ad un opera perfetta: fra i difetti imputabili, i più grossolani sono senza dubbio una smodata tipizzazione dei personaggi e forse un eccessivo accavallarsi di argomenti non tutti completamente snocciolati. Ma numerose sono anche le qualità. Innanzitutto, l’intuizione di fare un film trilingue, scelta coraggiosa e controcorrente rispetto al sistema degli studios che appiattisce tutto sull’inglese (la produzione è per gran parte italiana). Inoltre, è utile sottolineare la bellezza di certe sequenze, come quella della battaglia iniziale. La sensazione è che se non si fosse trattato di un film di un autore affermato come Lee, la critica sarebbe stata più generosa.
Insomma, un film non encomiabile, ma senza dubbio sincero e coraggioso e che non annoia pur nella lunga durata (due ore e mezzo). Considerati i tempi, non è poco.
Da vedere, se possibile, in lingua originale, dato che il doppiaggio italiano ha eliminato le differenze linguistiche.
Voto ***
Davide Bonacina
Legenda
* brutto **così così ***interessante ****molto bello *****capolavoro
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