CURARE PER NON PREVENIRE

In Italia, si sa, il corso che seguono le leggi difficilmente è quello regolare, così accade che una sentenza passata in giudicato venga bloccata appena prima dell’attuazione, senza presupposti giuridici che lo consentano. E’ quello che è capitato con l’ormai celeberrimo e discusso caso Eluana Englaro, quando ad ottobre la Corte d’appello civile di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzata.
La maggioranza al governo, come al solito compatta, soprattutto in odierni tempi di lotta contro l’infida magistratura, sputa veleno contro la sentenza, facendo appello a una conclamata e roboante difesa della vita che si estende al limbo del coma vegetativo permanente, e che finisce per mettere in ombra questioni meno di impatto mediatico ma assolutamente drammatiche. Il rapporto Airtum 2008 rivela che nel nostro Paese le neoplasie infantili crescono del due percento l’anno, con un andamento doppio rispetto a quello europeo e addirittura cinque volte maggiore rispetto agli indici americani. L’inquietante tendenza viene subito spiegata come il risultato dei nostri avanguardistici metodi nel campo della diagnosi precoce. Come dire: non è colpa dell’Italia che forse ha problemi di inquinamento, pesticidi o alimenti malsani, semplicemente siamo i più bravi di tutti a fare le diagnosi. A questo proposito il governo decide di puntare sui nostri fattori di forza: sceglie cioè di investire nell’accesso alla diagnosi precoce, tagliando invece gli investimenti nella prevenzione. Curare insomma è meglio di prevenire. E’ questo che significa essere “paladini della Vita”.

Laura Carli
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