BOTTINO DI GUERRA

Argentina: figli e figlie per l’identità e la

Giustizia contro l’Oblio e il Silenzio

Rosa compare sullo schermo accompagnata dal suono dei tamburi. La vediamo uscire dalla stazione di Cordusio, i tamburi continuano a suonare anche all’inizio della scena successiva, e si fermano quando l’inquadratura si fissa su Vittoria e Raul che fanno colazione. I Ramos, Raul e Vittoria, sono i genitori di Javier; ora vivono a Como, ma si sono trasferiti dall’Argentina poco dopo la nascita di Javier. Anche Rosa viene dall’Argentina, da Buenos Aires, e il ritmo ostinato dei tamburi l’accompagnerà per tutto il film, fino alla fine, quando Vittoria e Raul non potranno più metterli a tacere, quando diventeranno anche il suono di Javier.

In “Figli/Hijos”, Marco Bechis ci racconta la storia di Rosa e Javier, rapiti alla nascita dai golpisti nell’Argentina del ’77. Javier è stato rapito da Raul Ramos, pilota dell’aeronautica militare, che dal ’76 all’80 ha partecipato ai voli della morte, durante i quali i militari buttavano in mare i propri detenuti politici: quelli che passeranno alla storia come scomparsi, desaparecidos. Maria è invece stata salvata dall’ostetrica che ha assistito sua madre durante il parto, e che ha nascosto la bambina in una borsa, mentre la madre e il fratello gemello venivano portati via dai militari.
La storia di Rosa e Javier è una storia inventata, ma è simile alle tante storie di bambini rapiti, apropiados, dai militari argentini durante il periodo della dittatura, dal 1976 al 1983. I casi di apropiación denunciati dalle associazioni umanitarie sono circa 500, e 97 sono i figli di desaparecidos che fino a oggi hanno recuperato la propria identità, l’ultima a febbraio di quest’anno. I rapimenti di tutti questi bambini, figli del nemico interno, fanno parte del terrificante piano di genocidio ideologico messo in atto dalla giunta militare, battezzatasi eufemisticamente Processo di Riorganizzazione Nazionale. L’autolegittimazione arriva il 24 marzo del ’76, quando i golpisti, capitanati da Videla (esercito), Massera (marina) e Agosti (aeronautica), si insediano alla Casa Rosada, e subito danno inizio ad arresti e sparizioni. Sindacalisti e promotori degli scioperi sono le prime vittime. Tra gli obiettivi del Processo, oltre a quello di riempire il vuoto di potere formatosi durante il peronismo, c’è infatti soprattutto lo sradicamento di ogni elemento di contestazione, per il raggiungimento un ipotetico ordine sociale.
E i bambini dei sovversivi in questo quadro di violenza sono considerati bottino di guerra. Macchiati dalle colpe dei genitori, quei “figli di sinistrorsi” dovranno crescere in “ambienti ideologicamente sani” (Santiago Omar Riveros, generale golpista). E il luogo migliore perché i figli dei desaparecidos diventino figli della patria sono proprio le famiglie dei militari, di chi con il regime collabora o chi, per avere quello che vuole, chiude semplicemente gli occhi. Le donne incinta detenute nelle carceri clandestine sono considerate alla stregua di incubatrici, torturate quanto basta perché i figli non ne risentano e uccise subito dopo il parto. Per l’apropiación ci sono poi vere e proprie liste d’attesa in mano a carceri e ospedali: i bambini più quotati sono quelle di coppie di bianchi, che possono non creare alcun sospetto nell’alta società argentina, ancora in buona parte di origini europee.
Non tutti i figli di desaparecidos avranno lo stesso destino, qualcuno finirà in orfanotrofio e sarà adottato da famiglie normali, che nulla avranno a che fare con il regime, e che in alcuni casi li aiuteranno anche a ritrovare i genitori biologici. Queste rimangono però eccezioni, nella maggior parte dei casi i bambini cresceranno all’oscuro delle proprie origini, senza sapere di aver vissuto tutta la vita con gli assassini dei propri genitori. E non mancano neppure abusi e maltrattamenti fisici o psicologici.
Nel 1982 il Proceso entrerà finalmente in crisi: iperfinlazione, crescita del dissenso, manifestazioni di piazza e scioperi sempre più partecipati. La sconfitta nella guerra delle Malvinas contro il Regno Unito costringe infine il governo agonizzante a indire libere elezioni. Il 30 ottobre la nomina a Presidente della Repubblica di Raul AlfonsÍn, dell’Unione civica radicale segna così il ritorno alla democrazia. Nel 1983 AlfonsÍn istituisce il CONADEP (Comisión Nacional sobre la Desapareción de Personas), che redigerà l’anno seguente il rapporto Nunca Más, sui crimini e le violenze della dittatura. Il bilancio è agghiacciante: nei sette anni della sua durata, il governo militare ha fatto sparire oltre 30.000 persone. Chiunque fosse ritenuto oppositore del regime, o conoscente di oppositori, veniva sequestrato, incarcerato, e il più delle volte fatto desaparecer, ucciso in volo, quando non dalle torture. Nel 1984 cominciano anche i primi processi ai colpevoli, ma i militari, che ancora non hanno smesso di esercitare il proprio potere tentacolare, costringono infine il presidente a firmare due leggi infami, la Obediencia Debida, e Punto Final. La prima riconosce i militari gerarchicamente inferiori come non direttamente responsabili dei crimini commessi, perché costretti a eseguire gli ordini dei superiori; la seconda stabilisce l’estinzione delle azioni penali nei confronti dei militari responsabili di violenze a atti criminali fino al 10 dicembre 1983, a esclusione degli apropiadores di minori. Entrambi i provvedimenti verranno giudicati incostituzionali e abrogati nel 2005, ma permetteranno l’impunità a migliaia di assassini che continueranno a vivere accanto ai famigliari delle loro vittime.
Oggi, dopo più di vent’anni dalla fine della dittatura, in un paese che sta pian piano cercando di uscire dal buio della propria storia, le possibilità di trovare tutti gli oltre 400 hijos mancanti si fanno più deboli, ma non si sono ancora spente. Dal 1977 le Abuelas de Plaza de Mayo non hanno mai smesso di cercare i propri nipoti, i figli dei propri figli desaparecidos, e con loro le Madres, e le tante associazioni che continuano a spendersi perché sia fatta luce e giustizia.
La volontà di fare qualcosa, di pretendere giustizia contro l’impunità dei militari porta nel 1995 anche alla nascita di H.I.J.O.S., l’associazione che raccoglie i figli dei desaparecidos che sono alla ricerca della propria identità e rivendicano la lotta dei propri genitori scomparsi per una società più giusta. In collaborazione con le Abuelas e con gli altri gruppi che si occupano di difesa dei diritti umani, gli hijos continuano a promuovere una cultura fatta di verità, giustizia e solidarietà. Accogliendo l’eredità dei loro padri, delle Madri e delle Nonne, gli hijos manifestano in piazza il loro dissenso. Mentre però la protesta di Madres e Abuelas era silenziosa, circolare e contraddistinta dal bianco dei fazzoletti che tuttora portano al capo durante le manifestazioni, gli hijos usano musica, striscioni e colori per scuotere le vie cittadine. Gli escraches, rivelazioni, o sputtanamenti, in una tradizione più colorita ma puntuale, servono proprio a togliere i criminali golpisti dal loro comodo silenzio civile. I volti dei responsabili più famosi, quelli che sono stati giudicati e incarcerati sono infatti ormai noti a tutti, ma coloro che hanno sfruttato le leggi di impunità per sfuggire alle proprie colpe vivono ancora indisturbati, magari senza che i vicini ne conoscano la vera identità. L’escrache, dinamico e incisivo, raccoglie l’attenzione generale con manifesti, volantini, cartelli e graffiti che denunciano l’identità e i crimini impuniti degli assassini, davanti alle loro case e ai posti di lavoro, perché tutti vedano e sappiano.
Ed è qui, con le colorite e chiassose manifestazioni degli Hijos che torna il suono dei tamburi di Rosa e Josè; un suono ostinato, magnetico e liberatorio, perché la violenza di questa storia sanguinaria non si ripeta mai più, nunca más.
Giuditta Grechi
Riferimenti/per saperne di più:
– Marco Bechis, Figli/Hijos (2001)
– Italo Moretti, I figli di Plaza de Mayo, Sperling & Kupfer, 2002
http://www.nuncamas.it/
http://www.abuelas.org.ar/
http://www.hijos-capital.org.ar/
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