Elezioni alla Conferenza degli Studenti, spaccatura in SU



Lunedì 16 novembre è stato eletto il presidente della Conferenza degli Studenti, organo di rappresentanza studentesca composto dagli eletti negli Organi Centrali e dai rappresentanti più votati nei Consigli di Facoltà dell’Ateneo.

La maggioranza a disposizione di Sinistra Universitaria lasciava immaginare una tranquilla affermazione del candidato espresso (evidentemente solo formalmente) dalla lista: Alessandra Brambati.

A sorpresa invece ha vinto con 19 voti Francesco Magni di Obiettivo Studenti (la lista specchio di Comunione Liberazione), staccando Alessandra Brambati (già senatrice accademica) con 12 voti e Francesco Ciraci di Dèmos con 7.

Benchè il voto sia segreto, non è stato difficile per la senatrice risalire ai sei “franchi tiratori”, tutti studenti in Festa del Perdono. Già in serata i loro nomi erano a conoscenza di ciascuno degli oltre 60,000 studenti della Statale, grazie ad una sorta di “lista di proscrizione” inviata nella mailing list dell’università.

La posizione della senatrice non eletta alla Conferenza è molto chiara. “Le persone che hanno favorito e appoggiato un candidato esterno alla lista, hanno disatteso il loro mandato e il progetto politico al quale hanno aderito”, permettendo di fatto l’elezione di un rappresentante di Obiettivo Studenti. Aggiunge poi che “votare una persona di un’altra lista (Francesco Ciraci di Dèmos, n.d.r.) è un gesto sconsiderato, fatto per ripicca”. Avrebbe avuto più senso, secondo la senatrice, votare scheda bianca.

Nell’e-mail inviata agli studenti dell’università, non si spiegano le ragioni che hanno portato quei rappresentanti a non votare l’unico candidato di Sinistra Università. Proviamo a farlo noi.

Parlando con alcuni esponenti di SU-Fdp, abbiamo scoperto che già dalle elezioni vinte in Primavera, era parsa profonda la distanza tra i rappresentanti eletti nelle facoltà scientifiche e quelli di Festa del Perdono e Scienze Politiche. L’accusa principale mossa soprattutto verso Alessandra Brambati e Giulio Formenti (un altro eletto nei poli scientifici), è quella di accentrare le decisioni, disinteressandosi della democrazia interna. In assenza di regole precise infatti, dicono alcuni rappresentanti di Fdp, i due possono gestire l’intera SU con piglio dittatoriale. A loro poi andrebbe attribuita la scelta di ostacolare l’operato di un coordinamento che era stato formato apposta per creare un regolamento interno nuovo, in modo da permettere una convivenza più pacifica. A tale proposito, Giulio Formenti sostiene che “il Coordinamento non funzionava, quindi io insieme ad altri abbiamo deciso di non servircene più. La nuova Sinistra Universitaria, è vero, ha un organigramma poco delineato, ma è ancora a base piramidale, dove chi è al Senato comanda”. “Due persone non hanno il potere di escludere un intero gruppo di rappresentanza”, aggiunge la senatrice. Per Davide Contu invece, corrente Fdp, “qualcuno dimentica che il dispotismo illuminato è fuori moda dal ‘700”.

Sono numerose le accuse specifiche mosse alla gestione Brambati – Formenti, delle quali è impossibile accertare l’esattezza in questa sede. Citiamo su tutte il controllo della cassa di SU, che escluderebbe Festa del Perdono dall’accesso ai fondi; la decisone della senatrice Brambati di esprimersi a favore delle sanzioni verso gli studenti che avevano partecipato alla TheCleva Cup; e un esposto, giudicato (dagli interessati) pretestuoso, realizzato da Giulio Formenti verso alcuni “umanisti”, lamentando una presunta aggressione. Inutile dire che dalle facoltà scientifiche queste accuse vengono bollate come “pretestuose e false”.

Alla proposta del nome di Alessandra Brambati per la carica di presidente della Conferenza, dicono i rappresentanti di Su-Fdp, si sarebbe opposto un fermo no fin dall’inizio, abbinato alla disponibilità a votare un candidato alternativo. La risolutezza della senatrice accademica avrebbe portato ad un voto contrario ampiamente annunciato. “Ha voluto la prova di forza, e questo è quello che è successo”, sottolinea Davide Contu. La risposta dell’interessata a questo proposito è molto netta: “Nessuno di loro si è detto disponibile a candidarsi. (…) Nessuno si è reso disponibile tranne me. Io ci ho messo la faccia. Nessuno di loro lo ha fatto”.

E’ difficile stabilire, per chi è al di fuori delle dinamiche interne, fino a che punto era lecito aspettarsi che la fedeltà alla lista facesse “inghiottire il rospo” (se rospo c’è stato) ai rappresentanti di Festa del Perdono, né in che misura le accuse mosse dai rappresentanti umanisti corrispondano al vero. Sta di fatto che lo scontro tra due opposte rigidità, quella della senatrice Brambati a non voler indicare un nome alternativo al suo (anche all’interno del polo scientifico) e quella dei rappresentanti di Fdp a preferirle di fatto il candidato di Obiettivo Studenti, sicuramente non gradito a chi li ha eletti, ha portato ad una brutta sconfitta per Su. Dovendosi scontrare con gli studenti di Cl, noti per la sgusciante abilità a mostrarsi compatti su qualsiasi questione, è doppiamente importante uno sforzo di unità.

Speriamo che una certa tendenza al “purismo di sinistra”, che così tanti danni ha fatto a livello nazionale, non porti anche il più importante movimento universitario di sinistra di Milano ad una scissione che consegnerebbe gli organi superiori ad una minoranza, numericamente esigua, ma coordinata e ben organizzata.

Filippo Bernasconi

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