IL MARE MAGNUM DELLA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI – PARTE SECONDA

L’approvazione del progetto Israel

La bozza di regolamento prodotta dalla commissione presieduta dal professor Giorgio Israel è stata approvata dal consiglio dei ministri, dopo un’azione di primo confronto con il mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica. Ora non resta che aspettare la delibera della commissione parlamentare e infine quella del Consiglio di Stato per il varo finale. Se il regolamento ottenesse l’approvazione degli organi, potrebbe uscire come decreto ministeriale entro febbraio per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ciò significa che già entro l’anno accademico 2010/2011 la formazione degli insegnanti potrebbe riprendere a pieno ritmo seguendo il nuovo regolamento.
Cambiano dunque le modalità per accedere all’insegnamento.

Rispetto alla bozza originale, come risulta dal colloquio con il Professor Elio Franzini, preside della Facoltà di Lettere e filosofia dell’università degli studi di Milano e membro della commissione di lavoro per la formazione del personale docente, non ci sono modifiche rilevanti. Le ore di tirocinio passano da 300 a 475, i crediti disciplinari sono stati diminuiti e il peso delle componenti della scuola secondaria nelle commissioni di tirocinio è stato parificato.
Quest’ultimo aspetto è direttamente connesso alle esigenze di equiparazione tra scuola e università nella formazione dei futuri insegnanti, puntando non soltanto alla pura acquisizione teorica e metodologica delle competenze didattiche e pedagogiche, ma anche ad un’interazione diretta con le problematiche reali dell’insegnamento attraverso l’esperienza sul campo.
Si evince l’importanza della ricerca di un rapporto di collaborazione tra università e istituti scolastici, teso a evitare la formazione di gestioni chiuse, immobilizzate e autoreferenziali.

La novità più rilevante, già evidenziata nel precedente articolo, è la presenza del Tirocinio Formativo Attivo (TFA), relativo alla scuola secondaria di primo e secondo grado, cui per accedere è necessario essere in possesso del titolo di laurea magistrale e dei crediti previsti dalla classe di abilitazione.
L’accesso è numero chiuso e, nel caso delle secondarie di secondo grado, programmato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) che comunica agli Uffici Scolastici Regionali le esigenze di reclutamento per ogni classe di abilitazione. L’USR incontra i responsabili degli Atenei e Facoltà della regione in cui è presente il corso di tirocinio per le classi di abilitazione e, in accordo con loro, verifica la disponibilità ad attivare il tirocinio per poi comunicare al Ministero il numero di posti da attivare per ciascuna classe e da assegnare a ciascun Ateneo.
La gestione delle attività didattiche del Tirocinio Formativo Attivo è affidata al consiglio di corso, formato in numero paritario tra componenti scolastiche ed universitarie.
Occorre a questo punto fare una riflessione. La parificazione del peso delle componenti della scuola nella commissione e l’aumento delle ore di tirocinio vanno a placare le critiche sollevate dai gruppi di opposizione al progetto, tra cui spicca Diesse, soggetto accreditato per la formazione del personale della scuola che aderisce alla Compagnia delle Opere ( associazione legata a Comunione e Liberazione). Il gruppo sostiene che nella formazione il peso del mondo accademico sia eccessivo, e ha chiesto il riequilibrio con la componente scolastica. L’intervento farebbe pensare però ad un lucido piano politico: l’obiettivo sarebbe il controllo del meccanismo formativo, visto che è l’Ufficio Scolastico Regionale (notevolmente politicizzato) a segnalare, in maniera paritetica, le scuole in cui svolgere il TFA prescindendo da chi forma (le università).
Nonostante tutto, appare evidente che per buona parte la selezione degli insegnanti viene messa in mano al potere politico, anche se il progetto proposto dalla commissione dovrebbe essere strettamente connesso alla formazione e non al reclutamento del corpo docente, ponendo tra i propri obiettivi l’esigenza di una più solida preparazione didattica e socio-psico-pedagogica in grado di formare figure professionali complete.

Concludendo, sorge spontanea una domanda: che succederà nel tempo che occorre per portare a termine le nuove lauree?
La bozza prevede delle “norme transitorie”, atte a non traumatizzare e ingolfare il sistema di formazione. Per esempio gli studenti che hanno superato l’esame di ammissione alle S.S.I.S, e in seguito ne hanno sospeso la frequenza, sono ammessi al TFA senza dover sostenere l’esame di ammissione per la corrispondente classe di concorso, da superare invece per gli studenti che fuoriescono dalle attuali lauree magistrali.
Per quel che riguarda invece la collocazione di coloro che hanno già acquisito l’abilitazione all’insegnamento e che ingrossano le file dei precari della scuola, il progetto ovviamente non può dare nessuna risposta, costringendoli come sempre in una sorta di limbo:

Per tai difetti, non per altro rio,
semo perduti, e sol di tanto offesi
che sanza speme vivemo in disio”.

Michela Giupponi

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