Del: 10 Febbraio 2010 Di: Redazione Commenti: 1
Quest’anno a Natale abbiamo regalato un po’ di passato. Il ventennio non è mai stato così di moda. A Milano il terzo calendario più diffuso è quello del Duce. Ma c’è anche il manganello di legno che, secondo Ferrini, proprietario di Ferlandia a Predappio, il più importante rivenditore di memorabilia nera, “non serve a far male”. Io a Ferlandia ci sono andato accompagnato. Avevo 11 anni e una maglietta della Nike con un bel baffo. Ferrini, appena mi vide entrare, urlò: “Fuori dal mio negozio, piccolo americano giudeo, schiavista. La tua maglietta contribuisce all’arricchimento degli ebrei che controllano il mondo”. Un’invettiva vagamente nazionalsocialista, venata di antisemitismo casareccio l’avrebbe potuta scagliare qualunque italiano più o meno qualunquista. La cosa gravissima del tempo e del luogo in cui viviamo è l’assenza di contemporaneità: il proliferare della memoria come souvenir degli esclusi (perché il potere soffre di esclusione), la possibilità che l’oggetto si configuri come totem del passato e l’estromissione del tempo presente. Pensare per immagini è in realtà rievocare cose morte: il ricordo è sempre un’immagine passata. La contemporaneità vuol dire pensare senza immagini e quindi connettere e sviluppare un ragionamento ex novo, che superi posizioni di partenza. La contemporaneità è partire da A per finire a B. E’ indicativo che la maggior parte di voi, lettori là fuori, si chiederanno solamente se qualche mio parente è fascista e cliente di Ferlandia.

Fabrizio Aurilia
Nostalgia
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