Si va in scena (…forse). Parte II

Il 16 novembre il Teatro Libero ha organizzato una conferenza stampa per ripercorrere le incredibili e mirabolanti vicende che hanno portato alla chiusura della sala diretta da Corrado d’Elia. Gli aggiornamenti e le notizie non sono buone. L’ultima speranza del mese scorso era quella di portare il Teatro Libero in un’altra sala, in modo tale da risolvere definitivamente i problemi di sicurezza e i rapporti conflittuali con i proprietari dello stabile di Via Savona. Il Comune però sembra essere interessato a ben altre faccende, dal momento che alla conferenza stampa mancano sia Massimiliano Finazzer Flory (Assessore alla cultura per il Comune di Milano) che Antonio Calvi (Direttore del Settore Spettacolo del Comune di Milano). Corrado d’Elia però non è una persona che si arrende, e durante la conferenza riassume la vicenda, ricca di situazioni farsesche che rendono questa battaglia una vera lotta contro i mulini a vento.

Il Teatro Libero non resta a guardare né ad aspettare che i soldi piovano dal cielo. Una delle possibili soluzioni temporanee è la richiesta di un prestito alla proprietà, la quale prende tempo e risponde di voler vedere i bilanci del teatro. Una nota importante: il teatro Libero non ha mai chiuso i suoi bilanci in negativo, prima che, ovviamente, la sala fosse chiusa. Siamo al 26 Ottobre. Il Libero si vede costretto a chiudere altri contratti, oltre a quelli delle compagnie. Viene proposta una divisione al 50% per coprire le spese tra il teatro e la proprietà: quest’ultima si difende deviando il discorso sugli affitti arretrati e proponendo un anticipo di 10.000 euro. I soli lavori strutturali costano circa 40.000 euro. Il 4 Novembre si cerca un incontro con i rappresentanti del comune, ma Finazzer non è disponibile – nessuna motivazione aggiunta -, mentre Calvi è in ferie.

Nei primi giorni di Novembre Corrado e il suo staff, ormai ridotto a meno di cinque persone, contrattano con la proprietà, che insiste a voler dare pochi soldi e pretende gli affitti arretrati. L’apertura del teatro viene rimandata a fine dicembre, ma nel frattempo devono essere annullati altri spettacoli. Una perdita di introiti gigantesca.
Il comune si fa sentire a metà novembre, con una lettera di Calvi che propone alcune sale teatrali per cambiare sede. Inizia la commedia: l’elenco delle sale risulta essere un agglomerato di teatri con una stagione già avviata e un programma definito, di sale parrocchiali, di biblioteche smesse, di stanze senza collegamenti tra camerini e palcoscenico, di sale che pretendono un affitto esorbitante. Un’ulteriore sconfitta e un duro colpo al morale, perché “quando lotti con tutte le tue forze per una realtà a cui credi e a cui hai dedicato la vita, risposte fasulle e nulle come queste fanno cadere le braccia”, osserva d’Elia durante l’assemblea.
Il Teatro Libero ha una sala piccola, ma i numeri sono tutti a suo favore: 12 stagioni teatrali con 400.000 spettatori totali, 150 compagnie passate per il palcoscenico, 200 spettacoli di cui 34 nuove produzioni del Circuito Teatri Possibili. E ancora, il dato più rilevante: l’indice del pubblico, ovvero la percentuale delle persone presenti ad ogni spettacolo rispetto ai posti in sala. Il Teatro Libero è in prima posizione nella classifica dei teatri milanesi, che viaggiano su una percentuale bassissima.
Alla conferenza era presente anche il professore della Statale Paolo Bosisio, che rilancia una proposta: presentare un referto al Comune in cui vengono indicate i gestori delle sale milanesi e, soprattutto, quante e quali sale posseggono. In aggiunta inserire i dati dell’indice del pubblico e chiedere una nuova sala per il teatro Libero, che se la meriterebbe davvero.

Daniele Colombi
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