Si va in scena (…forse).

Il teatro Libero di via Savona è un ottimo osservatorio teatrale, attento alle novità e alle nuove idee, capace di presentare spettacoli differenti dai classici cartelloni di teatri più famosi. Un teatro, insomma, che si discosta dalle comuni messe in scene dei testi dei più famosi drammaturghi italiani e stranieri.

La direzione artistica è in mano a Corrado d’Elia, a cui si deve questa programmazione stuzzicante e piacevole. Un’altra caratteristica che denota il teatro Libero è la particolare posizione dell’edificio: costruita all’interno di una ex fabbrica alimentare, la sala è sospesa in cima allo stabile di via Savona 10 ed è raggiungibile tramite ascensori o una particolare scala che fiancheggia le abitazioni private.

L’idea della sistemazione è del 1993, quando il capannone dello stabile viene adattato per il nuovo uso, dando vita così al primo spettacolo della fondazione del Teatro Libero – Fiori d’acciaio, per la regia di Alberto Ferrari. Il teatro fa ora parte del circuito Teatri Possibili, progetto artistico di produzione, formazione e diffusione del teatro creato a Milano nel 1996 dallo stesso d’Elia.
Una realtà teatrale molto interessante per una città come Milano, in cui la fama della Scala e del Teatro Piccolo può fare ombra a tutto il panorama dello spettacolo. I problemi però non derivano soltanto da una concorrenza spietata. Durante l’estate appena trascorsa, il teatro ha infatti affrontato i lavori di ristrutturazione della sala per migliorarla dal punto di vista dell’agibilità e delle comodità, andando incontro a una notevole spesa. Il giorno 29 Settembre la Commissione Comunale di Vigilanza, chiamata appositamente dallo stesso teatro per confermare la regolarità dei lavori compiuti, nega e rinvia l’apertura del teatro Libero a causa della presenza di ponteggi nel cortile per il rifacimento della facciata dello stabile di via Savona. L’apertura è stata rimandata per la fine dei lavori, in dicembre, quando i ponteggi saranno smontati e dimessi. Il problema riscontrato sta nel fatto che le tre uscite di sicurezza del teatro sfociano nel cortile e i ponteggi renderebbero difficoltosa l’uscita in una eventuale emergenza. Oltre al danno, la beffa: al Teatro Libero sono stati imposti altri lavori per un totale di 50.000 euro, una cifra che incide molto sul bilancio di una piccola realtà teatrale.
La fondazione Teatro Libero non è rimasta a piangersi addosso, ma ha contattato in pochi giorni i proprietari dello stabile, i quali sono venuti incontro alle richieste, rimuovendo in parte i ponteggi. Un buon segnale di collaborazione che non è bastato a convincere la Commissione Comunale alla riapertura. Nonostante la sala sia annoverata tra i teatri convenzionati, l’assessore alla Cultura del comune di Milano, Finazzer Flory, in un primo momento sollecito a fissare un incontro, ha poi disdetto per un accavallarsi dei suoi impegni. La stagione teatrale intanto è iniziata, e il primo spettacolo – Le notti bianche, per la regia di Corrado d’Elia –, il cui debutto era previsto proprio il 29 Settembre, è stato ospitato dalla sala del Teatro Litta, in Corso Magenta.
In molti si sono mossi per aiutare il teatro inviando lettere e e-mail di solidarietà o di protesta contro il comune. È iniziata anche una petizione on-line per dare una nuova sala al teatro: la notizia è girata velocemente tra le pagine di Facebook e si è cominciato a vedere qualche risultato. Dopo quasi un mese senza aver dato segni di particolare attenzione alla cosa, il comune è venuto incontro al teatro, organizzando una riunione con oggetto la riapertura della sala e, in futuro, l’assegnazione di una sala più grande. Finazzer si è personalmente votato alla causa del Libero anche se per adesso non ci sono notizie concrete a riguardo, ma solo grandi speranze. Certamente la situazione appare meno disperata rispetto a settembre, quando si pensava addirittura a una chiusura definitiva.

La raccolta firme continua, con l’augurio di dare un segnale forte e di dimostrare l’importanza di un teatro che non deve soffrire l’incapacità del comune di mettere a disposizione una sala migliore e certificata per fare spettacolo. Anche perché una piccola realtà come il Libero, in grado di offrire qualcosa di nuovo, va conservata e protetta dal possibile anonimato in cui potrebbe cadere con la chiusura a oltranza della sua sede storica.

C’è da chiedersi come sarebbero andate le cose se i lavori di ristrutturazione fossero stati destinati alle sale più prestigiose e con un nome più conosciuto.

Daniele Colombi
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