Centenario di Tolstoj: il silenzio dalla Russia

Sempre largiva nel celebrare anniversari, la Russia (in realtà solo quella “ufficiale”) snobba il centenario della morte di Tolstoj. Questo mentre tutto l’Occidente (soprattutto la Germania e gli Stati Uniti) brulica di festival, forum, novità editoriali, film, eventi di ogni sorta. E pensare che per il 150° dalla morte di Cechov, Medvedev si è persino precipitato a deporre dei fiori fino a Jalta (probabilmente ci teneva a rivendicare la “russicità” di un territorio ormai non più russo) e cento anni dopo la sua morte, nel 1837, il poeta Alexander Puskin è stato celebrato in tutto il paese ed è stato anche dato il suo nome a una città.
Però per Tolstoj no: non è stato ritenuto opportuno mobilitarsi, nonostante i cento anni dalla sua morte siano caduti ormai il 20 novembre scorso (anche se alcuni hanno festeggiato il 7).
Raggiunta l’immortalità letteraria con “Guerra e Pace” e “Anna Karenina”, Tolstoj più in là nella vita si cimentò nei trattati spirituali che avrebbero poi portato alla sua scomunica da parte della Chiesa ortodossa russa, e infine all’età di 82 anni abbandonò la sua famiglia e la sua tenuta di Jasnaja Poljana, fuori Mosca, per morire giorni dopo in una vicina stazione ferroviaria, non essendosi mai ripreso dalla polmonite che lo aveva a lungo tormentato.
È la drammatica fine di un romanziere che, con realismo poetico, ha esplorato l’essere umano in tutte le sue manifestazioni e costruzioni, e nei suoi affetti e passioni più intimi. O almeno, è così che viene ricordato in Occidente. In Russia, la scrittura di Tolstoj è sempre e ovunque connessa con il ruolo di filosofo, di predicatore di principi morali, di rinnovatore dell’umanità.
Ma allora, perché boicottare il centenario?
“Il nostro avo aveva altri valori rispetto a quelli dell’attuale governo”, tenta di spiegare, buttandola in politica, Catherine Tolstoy, del ramo britannico della famiglia.
Il grande scrittore propugnava principi come la non violenza, la vita semplice e l’amore fraterno, ed inculcava dubbi sul valore del patriottismo.
“Lev Nikolaevic ha posto domande molto scomode – ha detto Fyokla Tolstaya, una pronipote dello scrittore, usando il suo nome e patronimico russo – i problemi su cui egli ha scritto – il militarismo e pacifismo, la giustizia, la religione, il Caucaso – nessuno di loro è stato risolto. È un autore molto difficile per la classe dirigente di oggi”.
Relativamente alla scomunica, la posizione ufficiale del Patriarcato di Mosca oggi non è cambiata. “Tolstoj è un non cristiano – ha ribadito un portavoce del comitato per la cultura della Chiesa ortodossa russa – è uno scomunicato, quindi non desta per noi interesse”. La famiglia ha chiesto più volte che la questione venisse riesaminata, ma il rifiuto dei religiosi si è dimostrato categorico: “non vi è stato pentimento”.
“La Chiesa fa grande pressione culturale” – ha dichiarato Boris Felikov, professore associato di religione presso l’Università di Stato russo per le discipline umanistiche – ma non fino a questo punto”, al punto, cioè, da far ignorare un autore così importante. Ma alcuni membri della famiglia Tolstoj sono in netto disaccordo: “il governo è molto amichevole con la Chiesa, come lo era in epoca pre-rivoluzionaria, e fa enorme pressione sulla gestione dello Stato” ha detto Tolstaya.
In epoca sovietica, invece, i punti di vista dello scrittore contro la religione organizzata e per il riscatto sociale dei contadini venivano esaltati dal potere comunista al punto che Lenin pubblicò un articolo intitolato Tolstoj come specchio della Rivoluzione.
“Ora c’è un approccio diverso – ha detto sempre Tolstaya – non è comodo e non è necessario”.
Tutto questo mentre il mondo culturale occidentale ferve: nuove traduzioni dei suoi romanzi, un film sui suoi ultimi giorni di vita (The Last Station) con grande successo di critica, la pubblicazione delle sue lettere.
E anche la Russia “non ufficiale” si è data da fare. Studiosi e critici letterari provenienti da dodici Paesi hanno preso parte al forum internazionale dal titolo Tolstoj, gli aspetti filosofici e quelli religiosi-morali del patrimonio del grande scrittore e pensatore, nel villaggio Tolstoj (Astapovo), nella regione di Lipetsk, dove lo scrittore morì. Nella stessa cittadina è prevista anche l’inaugurazione di una mostra nella quale saranno esposte foto e documenti che raccontano gli ultimi giorni della vita dello scrittore russo; e all’università di Tula letture delle sue opere. Celebrazioni anche a Jasnaja Poliana (‘Radura serena’), nella regione di Tula, dove lo scrittore è sepolto e dove sarà deposta una corona di fiori sulla sua tomba.
Insomma, solo il governo e le autorità ufficiali hanno optato per l’oblio.
Danilo Aprigliano
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta