“Restiamo Umani – Vik da Gaza City”

Vittorio Arrigoni, alias Vik sul suo blog http://guerrillaradio.iobloggo.com, aveva raggiunto Gaza due volte tramite le navi della Freedom Flotilla, la prima volta fu rapito dall’esercito israeliano e ricacciato in Italia, la seconda riuscì ad arrivare, e vi restò. Da allora è stato l’unica voce autentica delle condizioni della Striscia, l’unico giornalista italiano presente sul territorio a raccontarci i fatti non embedded, da più di due anni la quotidianità della più grande prigione a cielo aperto del mondo, l’assenza di acqua e luce, il divieto di commercio di beni di prima necessità quali, persino, macchinari ospedalieri o strumenti di lavoro, e anche durante il massacro di Gaza occorso tra il Natale 2008 e gennaio 2009 lui era lì, sotto le bombe, a mostrarci il volto disumano e atroce della guerra. Il suo ultimo post, del giorno in cui venne rapito, raccontava della “guerra invisibile per la sopravvivenza”, dei 300 lavoratori morti dal 2006 ad oggi nella costruzione dei tunnel per l’Egitto attraverso i quali far arrivare a Gaza beni di prima necessità come le sue foto ci raccontano: il trasporto di bestiame.

Era un ragazzo coraggioso, anche se la paura traspariva spesso dai suoi messaggi. Viveva sotto il pericolo delle bombe, degli spari, e sulla sua testa pendeva una taglia pubblica posta da alcuni gruppi israeliani per la sua lotta per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese nella propria terra. Quando, ormai più di un anno fa, a Gaza ci fu un conflitto a fuoco con il primo gruppo locale legato ad Al Qaeda, denunciò l’orrore di un palese circolo vizioso nel quale la continua oppressione del popolo palestinese, e la continua delegittimazione dei vari leader che via via si facevano avanti (prima Arafat segregato alla Muqata, poi l’ANP di Abu Mazen corrotta in ogni suo organo e tessuto, poi l’eroe nazionale Barghouti rinchiuso da anni nelle prigioni israeliane, infine Hamas e dal 2006 la chiusura via terra, aria e mare della Striscia), facevano sprofondare la comunità palestinese, favorendo la nascita di gruppi integralisti sempre più radicali.

In questo orrore contro cui lottava quotidianamente, Vik è morto. Non ci ha mostrato “come muore un italiano”, ma soltanto come muore un uomo. Ogni suo post, ogni suo articolo, si concludeva con un richiamo a non lasciarci travolgere dall’ignavia e dall’indifferenza. Parole che non dovremmo dimenticare mai.

Restiamo umani,
Vik da Gaza City

 

Marco Bettoni

 

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