Del: 18 Giugno 2011 Di: Redazione Commenti: 0

Da una lettera di Nicola Brenna, amico di Eluana Englaro, inviata al quotidiano cattolico Avvenire: “Mi sono detto: ma tu lo faresti veramente? E la risposta è stata: no. Io non riuscirei mai a fare questa cosa. Perché dentro, nel profondo di me stesso, sentivo che quella vita, anche ad livello così minimo di coscienza, era comunque una vita, una cosa misteriosa che non mi sarei mai sentito di sopprimere”. Le polemiche sui casi Englaro e Welby si sono riaperte da quando Roberto Saviano, nel corso della trasmissione Vieni via con Me, ha dedicato un monologo alle due storie. Nella sua lettera l’avvocato Brenna ha definito l’intervento dello scrittore fazioso ed anticlericale, a tratti brutale. Ma è davvero così disdicevole sostenere la libertà di scelta? È questo il banale interrogativo nel quale l’integralismo cattolico si incaglia. Eppure, nel corso del monologo di Roberto Saviano, delle parole brutali sono state pronunciate. Sono quelle del Vaticano, scritte subito dopo la morte di Piergiorgio Welby: “In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dai casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica”. Un rifiuto che, letto nella sua forma burocratica e profondamente irreligiosa, si rivela per ciò che è. Una piccola ma autentica offesa contro l’umanità.

Gregorio Romeo

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