Del: 2 Luglio 2011 Di: Redazione Commenti: 0

SABATO 9 LUGLIO – ore 21.00

L’ associazione antimafie AMMAZZATECI TUTTI

con il patrocinio del comune di LONATE POZZOLO

in collaborazione con PRO LOCO LONATE POZZOLO

presenta lo spettacolo teatrale

“NOMI, COGNOMI E INFAMI”

di GIULIO CAVALLI

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Di e con GIULIO CAVALLI
Produzione: Bottega Dei Mestieri Teatrali
con il contributo di Next Regione Lombardia e Fondazione Cariplo-Etre

Storie eccezionali e persone normali, almeno così dovrebbe essere. Storie che dovrebbero verificarsi di rado, eccezionali appunto, e di persone come tante, normali appunto.
Ma così non è. Perché ci sono storie che ci raccontano fatti che accadono troppo spesso e persone che per scelta o per forza si ritrovano ad essere meno comuni di tante altre.
Allora forse sono le storie ad essere diventate normali e le persone eccezionali, perché queste storie ci raccontano di mafia e di camorra, di soprusi, di ingiustizie, di violenza. Ma ci raccontano anche di persone che hanno scelto di non piegarsi agli ‘uomini d’onore’ perché l’onore, quello vero, è tutta un’altra cosa e a non farcelo dimenticare qualcuno ci deve pur pensare.

“Nomi, cognomi e infami” è racconto, cronaca e discussione per scoprire alcune di queste storie. E’ una riscoperta della parola, pura e semplice, una testimonianza diretta senza filtri tra palcoscenico e platea, è Cavalli che si racconta e ci racconta queste storie attraverso il suo sguardo personale.

Giulio Cavalli narra in prima persona i fatti, i nomi, le facce di una vita che non ci appartiene e che non ha né onore, né dignità, una vita che stride di fronte a quella di persone come Don Peppe Diana, prete ucciso a Casal di Principe per il suo impegno contro la camorra. Storie, per cercare di fare chiarezza intorno ai fatti che stanno dietro ad un omicidio tristemente noto, quello di Paolo Borsellino. O ancora per riportare alla luce fatti forse meno conosciuti, ma non per questo meno carichi di significato, come quelli che hanno per protagonista il magistrato Bruno Caccia, ucciso a Torino dall’ndrangheta per le sue indagini ‘troppo concentrate’ sulle attività illegali sviluppatesi in Piemonte.

Una narrazione di chi questi fatti li ha davvero vissuti, come i testimoni di giustizia con le storie di Piera Aiello e Rita Atria, come la vicenda dell’ assassinio mafioso di Giuseppe Fava.
Un percorso che attraversa le tante facce della malavita, anche con l’aiuto di chi quotidianamente la combatte come il magistrato Antonio Ingroia o le associazioni di ‘comuni cittadini’, come Legambiente, che portando avanti il proprio lavoro si sono scontrati con un’illegalità sempre più dilagante e hanno deciso di rispondere attivando la reazione di della società civile.

Un percorso legato da un unico filo conduttore per mantenere viva la memoria, certo, ma anche per informare con dati e nomi, per dare voce a chi quotidianamente combatte una battaglia che troppo spesso sembra persa in partenza, per non cadere nella ‘normalizzazione’, per risvegliare le coscienze di una società civile che non può permettersi di ignorare quanto accade, perché se ne parli sempre, non si dimentichi e non si volti mai la faccia dall’altra parte.

Redazione

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