Se le perle della Liguria diventano fango

Le immagini che arrivano dal Levante ligure, Monterosso e Vernazza perle delle Cinque Terre devastate dall’alluvione e sommerse dal fango, creano un profondo disagio non solo a chi ama queste terre millenarie ma a tutti i cittadini che hanno a cuore la salvaguardia dei beni comuni e del patrimonio paesaggistico, architettonico e culturale italiano. Eppure questa immane devastazione che sprofonda nel fango i colori del mare, delle case arroccate sulla scogliera e della macchia mediterranea che già Montale ci aveva scolpito nel cuore non è paragonabile a quelle causate dalla commistione della casualità naturale con la colpa prettamente umana dell’abuso edilizio e del sovvertimento delle regole abitative e costruttive (il riferimento è alle alluvioni nel Veneto dello scorso autunno). Nel Parco Naturale delle Cinque Terre l’insediamento umano è assolutamente marginale, irrisorio in termini statistici, e il rigore con il quale sono stati conservati i cinque antichi borghi, tra i più belli d’Europa, è di rara applicazione in un Paese così propenso alla non salvaguardia paesaggistica. Il problema drammatico che emerge cristallino in questo mare torbido è casomai l’abbandono dell’uomo e non la sua presenza invasiva: le terrazze a picco sul mare, coltivate per un migliaio di anni dalle robuste braccia dei contadini liguri e sorrette da muretti in pietra ormai si sfaldano sotto la pioggia battente e franano a valle insieme ai torrenti resi impetuosi dalla pioggia. La loro coltivazione è divenuta sempre più antieconomica e faticosa in rapporto all’agricoltura intensiva supportata dai macchinari comuni nella pianura padana e impossibili da installare in spazi così esigui e irraggiungibili da qualsiasi strada carrabile. L’abbandono progressivo delle terrazze comporta ovviamente un logoramento dei muretti in pietra che le sorreggono, non più tenuti sotto controllo e adeguatamente riparati nel corso del tempo, mentre la mancata coltivazione dei piccoli fazzoletti di terra fertile impedisce l’assorbimento di grandi masse d’acqua dal terreno stesso. Il risultato è il permanente rischio idrogelogico, concretizzato in questi giorni dalla concomitante caduta di una quantità di pioggia assolutamente anomala. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre è nato nel 1999 e da allora ha cercato di intensificare il lavoro (rigorosamente manuale) di restauro e conservazione delle terrazze, ma in Italia i finanziamenti per la tutela ambientale non consentono lavori strutturali di consolidamento del patrimonio. Restano gli interventi di emergenza, e la gestione delle emergenze nel nostro Paese è certamente un altro corposo capitolo nel libro delle vergogne e delle mancanze, e gli scambi di accuse incrociate tra Istituzioni più o meno competenti. E resta la sofferenza e il disastro nelle nostre terre più belle, e la convinzione che la tenacia dei liguri, gente di mare abituata a guardare l’orizzonte più che le proprie spalle, sarà la loro unica forza per ricostruire il futuro.

Angelo Turco

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