Del: 7 Ottobre 2011 Di: Redazione Commenti: 0

“Una mostra per raccontare 80 anni di moda e attualità al femminile attraverso le riviste Rizzoli. Un’esposizione interattiva in cui si intrecciano copertine che hanno fatto la storia dell’editoria, grandi reportage e spezzoni di film”.
Letta così, la mostra “Lei e le altre” (al Museo della Permanente fino al 15 ottobre) sembra l’appendice perfetta alla da poco conclusa settimana della moda; un percorso storico fra diverse pubblicazioni, seguendo il comune denominatore della figura femminile.
Peccato che la mostra, organizzata dalla divisione femminile Rcs, in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera, e curata da Maria Luisa Frisa, sia che una delusione.
Il primo impatto estetico è promettente: insegne luminose dei nomi delle principali riviste storiche della Rizzoli, I-Pad per avere accesso alle versioni on line delle testate.
Il problema riguarda semmai l’assenza di contenuto! Nella sala principale, una brutta struttura traballante in legno si articola in un percorso complicatissimo, stile labirinto del luna park. Sconsigliato cercarci una logica, meglio affidarsi all’intuito e camminare con la massima cautela, per non temere di sbattere contro un’asta e far crollare l’intera esposizione.
Appese alle asticelle, gigantografie di articoli divisi per argomenti, a mostrare l’evoluzione di alcuni temi (il servizio di moda, il gossip, la donna…) nel corso del tempo. Incollate chissà come, molte di queste si ergono semi-fissate, staccate su almeno un angolo, aumentando l’impressione di precarietà dell’allestimento. Inoltre l’idea di un tema è suggerita ma non esplicata. Meglio non sperare in spiegazioni più eloquenti del proprio parere personale: commenti qualificati (di uno storico del giornalismo o di un curatore della mostra, giusto per non fare richieste esagerate!) non ci sono.
Il massimo in cui si può sperare sono dei fogli F4 scritti in carattere microscopico e attaccati su una parete. Ma la voglia di soffermarcisi passa in un istante. Un po’ per la posizione scomoda, un po’ perché difficili da leggere e soprattutto perché il desiderio di uscire dalla sala aumenta ad ogni minuto che passa.
Sconsigliato iniziare a leggere gli articoli affissi, c’è il rischio di appassionarsene prima di realizzare che hanno esposto solo la prima pagina.
Sconsigliato leggere la giusta didascalia per ogni immagine, la disposizione è talmente confusa da rendere l’abbinamento immagine/spiegazione particolarmente complicato. Consigliato osservare semplicemente le foto, limitandosi a quelle ad altezza viso in caso di facile torcicollo, visto che le gigantografie partono dal mezzo busto e arrivano praticamente al soffitto.
“Lei e le altre”, una mostra definibile soltanto come “occasione sprecata”. Un vero peccato, perché l’idea di partenza era sviluppabile in maniera interessante e il tema della donna è sempre tanto scontato quanto di sicuro successo.
Fosse ancora viva, Mademoiselle Coco avrebbe storto il naso al pensiero di foto dei suoi modelli mostrati in maniera tanto sciatta. Piuttosto che perdere un’ora al museo della Permanente, forse avrebbe preferito darsi ad attività più costruttive come: dormire, abbinare i calzettini spaiati o inventare un nuovo profumo. Impossibile darle torto. D’altronde, come recita il titolo di uno dei tanti articoli esposti alla rinfusa “Chanel ha sempre ragione”.

Elisa Costa

 

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