Da rivedere per la prima volta
Teche Teche Tè

Con l’arrivo dell’estate la televisione pubblica, invece di offrire qualcosa di interessante, si limita a replicare se stessa, offrendo programmi già visti o serate in diretta di premi letterari, televisivi e di altro genere.

Fortunatamente a fare da traino tra il Tg1 e la prima serata, ritorna il programma che è ormai diventato sinonimo di estate in casa Rai.

Erede di DaDaDa, Teche Teche Tè riapre al pubblico le Teche (appunto) della Rai, regalando ai più giovani la storia della televisione, ai più stagionati un po’ di nostalgia. Gli autori (Elisabetta Barduagni, Christian Calabrese, Daniela Cannone, Valentina Cotone, Luca Martera e Francesco Valitutti) hanno leggermente cambiato l’impianto delle puntate: protagonisti saranno infatti tre personaggi, intorno a cui ruoteranno altre figure che hanno fatto la storia della televisione pubblica. Così per 64 episodi potremo rivedere tantissimi volti e momenti più o meno elevati, dal Festival di San Remo ai primi spettacoli di rivista. Oltre allo spettacolo si parlerà di politica, di scienza, di poesia, di giornalismo, di sport, in un grosso calderone di citazioni, di aforismi e di ricordi in bianco e nero.

L’ampio sguardo sul passato della Rai, oltre a farci sorridere per la semplicità e la genuinità dei programmi di una volta, apre un’ampia pagina di paragone con il presente, tenendo presente i grandi passi tecnologici e il cambiamento dei tempi televisivi. Il primo compito del servizio pubblico è intrattenere (durante i primi tempi era addirittura insegnare); se nei filmati in bianco e nero si può dire di essere di fronte a uno spettacolo di intrattenimento, nei filmati più recenti si nota subito la povertà di idee e il progressivo avvicinarsi alla volgarizzazione delle trasmissioni (con rarissime eccezioni). Dove sono oggi i corrispettivi di Signori (con la esse maiuscola) come Ugo Tognazzi, Indro Montanelli, Umberto Saba, Nino Manfredi, Raimondo Vianello, Mina, Mia Martini, Alighiero Noschese, Walter Chiari, Corrado, Giorgio Gaber (solo per citarne alcuni). Si dirà che di Ugo Tognazzi ne è nato uno per sempre, si dirà che quella lista di nomi è una generazione passata (e, purtroppo, praticamente finita), si dirà che lo smoking in televisione sa di antiquato e di bianco e nero; eppure lo stile c’era ed era un tocco di classe in più che oggi è andato perduto.

La Rai, oggi, non produce quasi più, ma si limita a riciclare o comprare format esteri e, quasi sempre, si trova risucchiata in cicloni di polemiche (elezioni del presidente, stravolgimenti del CdA dell’ultimo minuto…). Basta volgere lo sguardo all’estero per capire quanto la Rai sia indietro coi tempi (la BBC produce serie televisive straordinarie come Sherlock o Wallander).

L’occhio del ciclone, l’oasi di pace sono trasmissioni come Teche Teche Tè, che accontentano un po’ tutti, perché riuniscono due-tre generazioni in famiglia per quarantacinque minuti e intrattenendo il pubblico.  Dopo la chiusura è molto probabile che si cambi canale, alla ricerca di qualcosa di decente nel periodo peggiore per la televisione.

Certamente non tutta la televisione del passato era oro, ma almeno non si ricadeva mai nella volgarità più bassa (quella malcelata di oggi) e non si provava imbarazzo, come nei momenti più bassi degli ultimi Festival di San Remo o trasmissioni anonime, tra applausi forzati, momenti di silenzio, battute ridicole, scenette disagevoli, sottili allusioni sessuali in nome di una bassa e mediocre cultura che da anni si sta diffondendo tra i canali in chiaro, anche se tutto ebbe inizio in altra sede. Colpa della Rai è stata quella di assecondare l’andamento – verso il basso (la bassezza), invece di rimanere la rete ammiraglia e offrire programmi veri, genuini, culturali, ma anche di intrattenimento, con un tocco di intelligenza.

Per questo Techeteche Tè è da guardare (Rai Uno, ore 20.30), anche se non offre alcunché di nuovo né sarà una possibilità per girare pagina e riprendere un filo rosso interrotto di una generazione di veri Signori e Signore della Televisione.

 

Daniele Colombi

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