Globuli Rosa

Milano, venerdì 14 dicembre 2012

Ore 12.30: il ragazzo si fa largo nella neve di via Sforza per raggiungere il Policlinico, dove donerà il sangue per la prima volta;
ore 12.33: il ragazzo raggiunge il banco di accettazione, dichiara le proprie generalità all’infermiera di turno e si accinge a leggere la normativa del Policlinico in materia di donazioni;
ore 12.43: il ragazzo trova una strana clausola nel regolamento che si sta studiando nella sala di accettazione, e chiede lumi all’infermiera, che lo porta da una dottoressa che potrà chiarirgli le idee;
ore 12.48: il ragazzo viene ammesso nello studio della dottoressa, che, con degli imbarazza(n)ti giri di parole gli spiega che aveva capito bene il regolamento, e che il Policlinico di Milano non accetta donazioni da parte di uomini omosessuali (definizione tecnica “maschi che fanno sesso fra maschi”, o MSM);

il Policlinico di Milano non accetta donazioni da parte di uomini omosessuali

ore 13.00: la dottoressa, congedando il ragazzo attonito, è così cortese da volergli offrire il buono per il pasto che di diritto spetta ad ogni donatore: il ragazzo rifiuta.

Così succede al Policlinico e in alcuni altri istituti, pubblici o privati, dove avviene la raccolta delle donazioni di sangue: i MSM sono considerati categoria a rischio, esposta a certe malattie a trasmissione prevalentemente sessuale (come il virus HIV) al pari delle prostitute e di chi le frequenta. Per quel regolamento, in vigore nel più grande ospedale di Milano, basta avere avuto anche un solo rapporto sessuale fra maschi nella vita per essere esclusi dalla possibilità di donare sangue, perchè quel singolo rapporto, anche se protetto, anche se all’interno di una relazione stabile, potrebbe aver portato con sè qualche orribile virus. Se i MSM fossero davvero più a rischio, se veramente in quella parte di popolazione ci fosse più pericolo di ammalarsi, in poche parole se fossimo ancora negli anni Ottanta, quando la popolazione omosessuale è stata decimata dall’AIDS, questo tipo di restrizioni avrebbe senso.

Ma si da il caso che non sia più così. Negli ultimi venticinque anni alcune cose sono cambiate: dopo il dramma dei morti per AIDS in quegli anni all’interno della comunità gay è stata fatta una grande opera di sensibilizzazione per quanto riguarda i rischi del sesso non protetto, e questa campagna ha dato dei frutti più che tangibili. Nel Notiziario dell’Istituto Superiore di Sanità, al paragrafo Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31/XII/2011 si può leggere che: “[…] i casi attribuibili a trasmissione eterosessuale sono aumentati dall’1,7% nel 1985 al 45,6% nel 2011 e i casi attribuibili a trasmissione tra MSM […] nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 33,2%”. Si può dire che sono gli eterossessuali la categoria a rischio, ma il regolamento del Policlinico, ovviamente, non nega loro la possibilità di donare il sangue.

È da notare che il regolamento del Policlinico non è la legge, ma un documento interno all’ospedale che regola le donazioni di sangue: la legge in materia, cioè per la Commissione Europea la direttiva 2004/33/EC e per la legge italiana il decreto ministeriale 13.4.2005, allegato 4, parla solo di “categorie a rischio”, senza indicare quali comportamenti valgano ad una categoria di persone la qualifica di essere “a rischio”. E’ appunto in merito a questi comportamenti che i singoli ospedali devono fissare i loro regolamenti interni, basandosi su studi il più possibile accurati e aggiornati, non sul pregiudizio o su vecchie convinzioni che vogliono i gay

comunque più a rischio degli eterosessuali per quanto riguarda l’esposizione a malattie come l’AIDS o che trovano che le abitudini sessuali di un omosessuale siano comunque più promiscue di quelle di un normale eterosessuale.

Quello stesso pomeriggio, appena arrivato a casa ho chiesto aiuto alla sezione milanese di Arcigay, la più grande e la più antica associazione che in Italia si occupa dei diritti delle persone LGBT: al telefono l’attivista che mi ha risposto mi ha spiegato quello che sapeva per quanto riguarda i casi del genere, e mi ha detto che da anni è aperto il dibattito fra le associazioni del mondo gay e il Policlinico per quella clausola del regolamento. Al telefono mi ha dato l’indirizzo mail del presidente di Arcigay Milano e della segreteria consigliandomi caldamente di riportare il mio caso, assicurandomi una risposta in pochi giorni. Al momento in cui scrivo non ho ricevuto nessuna risposta nè dalla presidenza nè dalla segreteria di Arcigay Milano, e dubito che l’associazione sia interessata a rispondermi.

Continuerò da solo a trovare scandaloso che nel ventunesimo secolo non sia consentito a noi omosessuali di donare il sangue, come se tutti fossimo appestati o untori, come se ogni fine settimana partecipassimo ad un’orgia diversa e predicassimo in tutto il mondo il barebacking. Eh no, almeno quello lo predica ancora il Papa.

Tito Grey de Cristoforis
Foto “discrimination” di Mark Buck
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