Tra favelas e skyline

Dire che São Paulo è una città ricca di contraddizioni può parere del tutto scontato, dato che ogni città è per definizione il luogo dove le più varie realtà economiche, sociali e culturali entrano in contatto fra loro. Ma è difficile definire altrimenti una città che con i suoi oltre undici milioni di abitanti si classifica la più grande di tutto l’Emisfero australe, e la cui popolazione porta con sé i più vari retaggi culturali, facendone un “melting pot” che non ha nulla da invidiare a New York.

Ed è questo che sta rendendo São Paulo una meta turistica sempre più affermata, a dispetto della sua incommensurabile distanza dall’immagine stereotipata che molti hanno del Brasile come un Paese di sole spiagge, samba e procaci ballerine del Carnevale. La città più raffinata ed intellettuale del Brasile offre piuttosto concerti, design, mostre di arte contemporanea e pochi (ma interessanti) edifici storici, tra cui spiccano la cattedrale dedicata al santo eponimo, dotata di un organo di fabbricazione italiana che è il più grande dell’America Latina, e il Pátio do Colégio, ricostruzione novecentesca del collegio gesuitico presso cui la città sorse nel XVI secolo.
La principale attrattiva della città è però il suo essere estremamente caleidoscopica. Solo a São Paulo è possibile infatti ammirare avveniristici grattacieli che richiamano gli skyline delle più celebri città americane passeggiando però tra i variopinti fiori degli ipê e altre splendide piante esotiche. Solo a São Paulo si può camminare la mattina per le vie del centro storico un po’ degradato, tra i poliziotti che sorvegliano i favelados accampati sotto le palme da cocco, e il pomeriggio fare un giro allo shopping center Iguatemì e vedere riunite in un solo posto tutte le più scintillanti marche del lusso brasiliano e internazionale.

La capitale paulista permette non solo di conoscere in un unico colpo d’occhio le varie anime del Brasile, ma anche di fare “viaggi in giro per il mondo” restando sempre nella stessa città. Vale certamente la pena di visitare il quartiere Liberdade, sede della più grande comunità giapponese esistente fuori dall’Asia, di fare uno spuntino in una deli ebraica lungo la Rua Augusta e soprattutto di entrare in una buona pizzeria italiana e ingannarsi, per un attimo, di essere già tornati a casa. L’altissimo tasso d’immigrazione italiana che si registrò a São Paulo nei secoli XIX e XX ha lasciato forti tracce nel carattere della città: qui è molto facile imbattersi in persone che parlano un po’ di italiano, e la pizza locale è probabilmente la migliore che si possa mangiare fuori dal Bel Paese. Non bisogna però perdere l’occasione di gustare la deliziosa gastronomia locale: un vero paradiso per gli amanti della carne, ma che sa offrire anche ai vegetariani le delizie di ortaggi e frutti che in Europa giungono molto raramente.
La capitale economica del Brasile è probabilmente il luogo migliore per conoscere la realtà di questo grande Paese in continua crescita, che sta giocando un ruolo sempre più importante sulla scena internazionale. Governare una città così grande, in cui i problemi della viabilità, della delinquenza organizzata (São Paulo è purtroppo nota per l’alto tasso di omicidi) e dell’immigrazione dai Paesi più poveri dell’America Latina si fanno sentire quotidianamente, è un compito che richiede notevoli doti: l’autunno scorso la sfida per l’elezione del prefeito, il sindaco, è stata decisamente agguerrita e ha visto la vittoria del candidato del Partito dei Lavoratori (lo stesso della presidentessa Dilma Rousseff) , Fernando Haddad. Nella competizione elettorale è stato però ottenuto un successo inaspettato dal candidato del Partito Repubblicano, Celso Russomanno, figura controversa sotto più punti di vista. Questo candidato infatti, come anche gli altri principali membri del suo partito, era considerato da molti l’emissario delle posizioni della Igreja Universal do Reino de Deus , una chiesa evangelica pentecostale dalla popolarità crescente in Brasile e con ramificazioni anche all’estero (inclusa l’Italia), ma la cui reputazione è piuttosto ambigua per la sua insistenza sulla necessità del pagamento di decime alle gerarchie ecclesiastiche da parte dei fedeli e per la credenza secondo cui le religioni afro-brasiliane sarebbero all’origine di malattie ed altri mali dell’umanità.

 Il successo di Russomanno mostra chiaramente come anche in Brasile il nesso religione-politica sia molto stretto e dà conto dell’importanza che la spiritualità continua a rivestire nel Paese nonostante lo sviluppo economico e sociale. São Paulo si rivela anche sotto questo punto di vista un osservatorio privilegiato sulla sfaccettata e sentita religiosità brasiliana e offre la possibilità di trovarsi faccia a faccia con spiritismo, religioni afro-brasiliane come l’Umbanda e il Candomblé e numerosissime denominazioni riformate (oltreché con l’ancora dominante, nonostante la continua emorragia di fedeli, cattolicesimo). Un viaggio a São Paulo è culturalmente e antropologicamente stimolante ed è un’ottima opportunità per conoscere il Brasile andando finalmente al di là dei luoghi comuni.

Lidia Zanetti Domingues

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