A qualcuno piace largo

Il governo di larghe intese a guida Letta (zio e nipote, dicono i maligni) sarà probabilmente uno dei meno popolari della storia: difficile trovare qualche commentatore che ne parli bene, ancora più difficile trovare pareri favorevoli tra la “gente”, che grida all’“inciucio” e allo “skandalo”.

In particolare da sinistra arrivano delle vere e proprie accuse di tradimento: un’intesa con Berlusconi, infatti, è esattamente il contrario di ciò che era stato promesso in campagna elettorale.

Disgraziatamente però la possibilità di realizzare il proprio programma è riservata a chi vince le elezioni (o a chi le perde): per chi non le vince “ma arriva primo” le cose sono un po’ più complicate.

La legge elettorale infatti consegna al paese una Camera dei Deputati saldamente in mano al centrosinistra: questo significa che ogni soluzione deve passare per la formazione capitanata (si fa per dire) da Pierluigi Bersani. Il fatto che il Senato sia diviso in tre riduce al minimo le strade percorribili: Pd – Grillo, elezioni anticipate, Pd – Pdl (in ordine di “coerenza” con il programma).

La prima è stata tentata, ma il Movimento 5 Stelle ha garbatamente segnalato allo “zombie” Bersani che con la ka$ta degli eletti del Pd (menoelle, ça va sans dire) nessun accordo sarebbe mai stato possibile. Successivamente il cittadino Grillo, fulminato sulla via di Ro-do-tà, ha offerto al Pd la possibilità di formare un governo, previa l’elezione del loro candidato al Quirinale. Bersani avrebbe dovuto fidarsi della proposta del simpatico internauta genovese? Difficile dirlo, è comunque evidente che dopo il rifiuto la strada dell’accordo con Grillo non è più percorribile.

I duri e puri, bontà loro, dovranno chiedere a questo punto le elezioni anticipate, in modo da non “tradire” il mandato elettorale: giusto, è bene osservare però che queste nuove elezioni avverrebbero con la consueta legge elettorale. L’esito quindi sarebbe un nuovo stallo, identico all’attuale al Senato ma probabilmente a parti invertite alla Camera, con Berlusconi che controlla una larga maggioranza. Come se non bastasse se il nostro Presidente della Repubblica, non più adolescente, non dovesse completare il mandato, le nuove elezioni avrebbero già un vincitore: il Cavaliere, proprio lui, il cui controllo sui propri uomini è certo più saldo di quanto non avvenga in altri partiti. Quest’alternativa sarebbe comunque migliore dell’intesa con il Pdl? Difficile sostenerlo.

Si chiederebbe a questo punto Pangloss, “qual è il migliore dei governi possibili”? La scelta non è difficile, ne esiste solo uno: il “governissimo” con il Pdl.

La nascita di un “maledetto” governo di larghe intese, da Fassina a Gasparri, da Civati a Scilopoti, è stata fin dal giorno delle elezioni l’unica ovvia alternativa, la cui sola via di fuga era rappresentata dalle elezioni anticipate. L’imperizia della dirigenza del Pd ha reso l’esito di un nuovo confronto decisamente favorevole a Berlusconi: l’inciucione, per tutta l’Italia antiberlusconiana (dentro o fuori dal Pd), è diventato così un male necessario, come le Ferrovie Nord per chi vive fuori Milano. Non può piacere a nessuno, è vero, ma come spesso capita le cose che non piacciono a nessuno sono quelle che vanno fatte per forza.

Filippo Bernasconi

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