Caro direttore ti scrivo

Caro direttore,

siccome nella vita aspiro a fare il software-genera-articoli-di-giornale vivente e ciò che più ha influenzato il mio stile sono i pensierini delle elementari e le poesie di Gianni Rodari, reciterò la scenetta del lettore scontento che scrive al direttore, come ho visto fare sul Corriere della Sera. Userò quindi il primo paragrafo del mio articolo di risposta per contestualizzare la messa in scena così che risulti abbastanza realistica e per mostrare a tutti che non ho ancora imparato ad impostare i miei articoli in modo diverso da come impostavo i temi alle superiori.

Inizierò il secondo paragrafo suggerendo ironicamente che il non capire il senso dell’articolo potrebbe essere colpa mia (brillante, vero? È l’unico espediente narrativo che conosco e lo uso con successo da quando avevo quattordici anni!). Proseguirò mostrandomi sportivo nel concedere all’autore che almeno il titolo – che affermerò tra le righe fare schifo – non è sua responsabilità.

Devo ripassare la figura retorica del paradosso. Però la preterizione l’ho capita!

Ho votato Ambrosoli, rimango perplesso quando vedo una sineddoche e palesemente non sono in grado di cogliere l’ironia. Di conseguenza interpreterò alla lettera quello che leggo e cercherò di confutare il suo ragionamento con delle ovvietà condite da un riferimento calcistico per far vedere a tutti che anche io sono “uno del popolo” e impiattate usando lo stesso espediente narrativo che ho usato nel secondo paragrafo –  stavolta però è sottinteso – che mi farà fare bella figura agli occhi di altri superficiali come me.

Ma passiamo oltre.

C’è una parola che non capisco. La mia copia del Vocabolario della Crusca ed. 1691 non la riporta, quindi evidentemente non esiste. Applicherò il mio protocollo standard per affrontare questo tipo di situazioni: prevede che io debba prendermi gioco dell’autore e rispondere a tono con un termine aulico che non ho alcun motivo di usare – se non per autofellarmi – accostato ad un riferimento che gli è sicuramente ben noto. Uhm, “Chiliasmo gioachimita” e “Jay-Z”? Sì, potrebbe funzionare. Andata. PROTOCOLLO ESEGUITO.

Forse finora sono stato troppo cattivo. Quindi adesso fingerò di dare ragione all’autore riportando il suo ragionamento in forma semplificata, quando in realtà è solo un pretesto per mostrare a tutti che ho capito quello che vuole dire e sono tutte banalità, come espliciterò nel paragrafo seguente. La citazione dai Promessi Sposi è la proiezione sul piano intellettuale dell’esigenza di comprarsi il Suv che hanno gli uomini insicuri della loro virilità.

Questo è il breve paragrafo in cui dico apertamente che l’autore dice ovvietà e non è nemmeno originale.

Ora sposterò l’attenzione dal testo all’autore, mostrando come dal tono che usa si evinca chiaramente che questi abbia qualche problema di carattere personale con il bersaglio polemico del suo articolo. Suggerirò che il rancore che offusca il suo giudizio gli impedisce di vedere tutte le cose positive che il suo bersaglio polemico ha fatto. Sono talmente tante che non saprei proprio quale citare a sostegno della mia tesi, così citerò en passant un periodico illuminista del 1764-66: non c’entra un cazzo ma mi consente di fare una battutina arguta!

In questo paragrafo faccio un pompino ad Umberto Eco.

Vaffanculo, d’Annunzio i pompini se li faceva da solo. A te niente Gabry, riallacciati i pantaloni e torna a incularti le oche al Vittoriale.

Ah, la bella Milano sparita! Incidentalmente in questo paragrafo dimostro di non aver capito nulla di quello di cui sto parlando. Inoltre ho saputo come l’autore voleva intitolare il suo articolo e siccome – come ho già detto – non ci so granché fare con l’ironia deprecherò la sua scelta pensando fosse seria, cogliendo anche l’occasione per difendere la memoria di Pasolini che è stata imperdonabilmente offesa – anche se è successo solo nella mia testa. Win-win!

Nel paragrafo finale loderò l’idraulico dell’autore per i suoi gusti letterari, senza però riuscire a celare del tutto il mio senso di superiorità nei suoi confronti – perché anche se legge I Fratelli Karamazov è solo un fottuto idraulico. Così facendo dimostrerò la tesi che ho cercato per tutto il mio scritto di confutare. Non ho capito un cazzo dell’autore, quindi concluderò paragonandolo a Brunetta e Sallusti.

Tutto questo soddisfare il mio ego me l’ha fatto venire duro, ora vado a farmi una sega.

Mattia Salvia

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