Cronache da Londra
I funerali di Margaret Thatcher

I passi dei poliziotti, elegantissimi in divisa nera e guanti bianchi, risuonano per le vie deserte della City. Nelle strade che tutti i giorni brulicano di persone, questa mattina i passanti si contano sulle dita di una mano.
Giro l’angolo, e a ridosso della cattedrale di St. Paul vedo scendere da grandi pullman rossi decine e decine di uomini avvolti in lunghe cappe rosse e mantelli turchini. Sulla porta di una grande catena internazionale di caffetterie si scorgono tre camerieri immobili con le braccia conserte: per oggi, niente clienti da servire.
Così Londra si prepara a rendere l’estremo omaggio a Margaret Thatcher, il più discusso primo ministro della storia britannica recente (che qui si chiama ufficialmente Margaret Hilda Thatcher, The Right Honourable The Baroness Thatcher, Dama dell’Ordine della Giarrettiera e Membro dell’Ordine al Merito).
Se è vero, come si dice, che gli inglesi danno il meglio nell’organizzazione delle cerimonie, il funerale della Lady di Ferro pare esser lì a confermarlo: erano previste contestazioni plateali e manifestazioni di protesta, ma anche gli oppositori più tenaci si sono limitati a qualche striscione provocatorio, peraltro sotto gli occhi della polizia.
Nell’atmosfera solenne dei funerali dei grandi, il centro di Londra è stato avvolto in un silenzio tanto irreale quanto raro da sentire (perché, sì, anche il silenzio si può – e si deve – “ascoltare”) da queste parti. Persino il Big Ben, la campana più famosa d’Inghilterra, ha cessato di battere le ore per tutta la durata della cerimonia, sostituito dai cannoni della Torre di Londra che sparavano un colpo al minuto in segno di omaggio.
Le strade percorse dal feretro della Thatcher sono state invase da una folla compostamente britannica, che annoverava molti veterani in divisa e parecchie persone comuni che per oggi hanno scelto di andare al lavoro vestite di nero.

Certo, non bisogna dimenticare che le opinioni nel paese sono molto divise, e non più di tre giorni fa veniva organizzato a Trafalgar Square, in pieno centro, un rave party (a dir la verità non molto affollato) per festeggiare la morte dell’ex-premier. E’ vero che non vorremmo mai assistere a scene macabre come quelle della settimana scorsa, quando teste finte raffiguranti la Thatcher sono state infilzate su pali e portate in trionfo per le piazze di Londra; ma va anche detto che molti cittadini britannici hanno scelto di non dimenticare il proprio dissenso dalle politiche thatcheriane nel rispetto della scomparsa e senza gesti plateali che disonorano solo i propri autori.

Margaret Thatcher è stata una figura politica il cui operato è probabilmente contestabile e contestabilissimo, certamente controverso.
Se le sue politiche economiche hanno aggravato di molto il divario sociale tra le varie frange della società britannica, non per questo i governi successivi, tanto quelli conservatori quanto quelli laburisti, hanno abolito le sue riforme. Odiata da migliaia di lavoratori ed accusata di essere all’origine della crisi dell’industria inglese, la Lady di Ferro ha traghettato il Regno Unito verso un liberismo sfrenato che certo non era esente da difetti, ma che ne ha arrestato il declino quando questo pareva inevitabile.

Dotata di un’ironia tagliente e durissima nei modi, è stata la donna che non ha esitato a schierarsi al fianco di Pinochet anche dopo la fine della dittatura cilena, e a definire Nelson Mandela un pericoloso terrorista. I suoi avversari politici la accusano di aver diffuso in Gran Bretagna una cultura egoista ed individualista, che vede nel profitto l’unico valore e nella competizione commerciale l’unico arbitro delle sorti delle persone.
Tuttavia bisogna riconoscere che alcune soluzioni del thatcherismo si sono rivelate vincenti, a partire dalla scelta di non entrare nell’euro: oggi Londra rimane la principale Borsa valori a livello mondiale insieme a New York, e il Regno Unito attrae ogni anno migliaia di immigrati in cerca di fortuna dai paesi più sviluppati del mondo.

Il liberismo sfrenato degli anni ’80 che aveva in Ronald Reagan e proprio nella Thatcher i principali protagonisti è certo tra le cause principali della crisi attuale, soprattutto nella misura in cui ha smantellato troppo in fretta gli ammortizzatori sociali istituiti nei decenni precedenti. Tuttavia, il modello socialista dello Stato assistenzialista che segue il cittadino dalla culla alla tomba, “from the cradle to the grave”, come si dice da queste parti, non è più sostenibile, e nel rifiuto di ammettere questa verità sta forse la maggiore debolezza dei contestatori più viscerali di Lady Thatcher.

A paragone con l’Italia anche le politiche thatcheriane (a cui Berlusconi, probabilmente senza sapere di cosa stesse parlando, ha sempre detto di ispirarsi) appaiono positive ed efficaci: da noi gli anni ’80 e ’90 hanno portato a un gigantesco incremento della spesa pubblica senza le necessarie sburocratizzazioni e liberalizzazioni, così che ora del liberismo ci troviamo solo i difetti ma non i vantaggi.
La Baronessa Thatcher aveva un’idea tutta sua di come perseguire il bene del proprio paese, un’idea condivisa solo da una parte dei suoi concittadini. D’altronde è stata eletta per tre volte di seguito, e se Winston Churchill perse le elezioni tre mesi dopo aver vinto la Seconda Guerra Mondiale, davvero significa che i sudditi della Regina non sono dei sentimentali (e che la democrazia funziona alla grande).
Gli inglesi non saranno dei sentimentali, ma mi resta da raccontare un episodio che mi ha fatto sorridere. Al funerale, davanti a me, c’era un ragazzo che aveva alcune uova marce in un barattolo: le ha tenute in mano tutto il tempo, ma alla fine se ne è andato senza lanciarle. Così, mi piace pensare che abbia capito che il modo per cambiare le cose è un altro.

Giovanni Masini

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