Lezioni

È difficile trovare un buon modo per raccontare gli eventi degli ultimi dieci giorni in Statale. In tutte le narrative facili ci sono “i buoni” e “i cattivi”, chi ha ragione e chi ha torto, la Giustizia e Berlusconi, Biancaneve e la Strega.
Spesso la realtà ha piú sfumature, ma in questo caso, è particolarmente difficile raccontare. Perché è più facile ergersi arbitri tra chi ha ragione e chi ha torto, che tra chi ha torto e chi meno–torto.
Se da una parte c’è un rettorato che ha fatto quanto aveva titolo di fare dal primo giorno di occupazione, ma in una maniera barbara, che è sfociata in atti violenti dentro le mura dell’Università, un fatto senza precedenti nella memoria dei piú, dall’altra c’è un gruppo che occupava impropriamente uno spazio che poteva essere altrimenti organizzato. E se è una battaglia romantica, i mezzi restano quantomeno discutibili, fino all’escalation che ha portato ai picchetti di martedì 7 maggio.


Proviamo a fare qualche passo indietro
A trovare un primo fallo in questa storia non ci vuole molto, basta fare un giro al piano terra della sede di Festa del Perdono. È Cusl. Ad oggi, resta scandaloso che un gruppo di chiara provenienza politica, un gruppo con radici così potenti in tutta la Lombardia e in tutta Italia, abbia titolo di gestire una libreria all’interno di un’Università pubblica, dopo la chiusura della Cuem, dell’unica libreria all’interno dell’Università. Senza Cusl l’atmosfera di tensione che ha circondato la nascita di Ex Cuem non sarebbe esistita. Forse molti dei membri del collettivo non avrebbe nemmeno sentito il bisogno di organizzarsi in una nuova–vecchia Altra–Libreria di Statale.
Ma Cusl esiste, ci piaccia o meno. Chiudiamo la parentesi.

L’avviso pubblico
Ancora non è noto chi si sia presentato all’avviso pubblico in vista del bando che prevede la gestione della libreria. Non sono nemmeno chiari gli estremi del futuro bando, se ce ne sarà uno, e quando o come si procederà per trovare un nuovo gestore della fu Cuem. Sappiamo che discorsi di affitti e “costi di ingresso” non hanno avuto luogo. È tuttavia poco chiaro se l’obiettivo finale dell’operazione fosse di incubare la nascita di una nuova libreria o di lasciare lo spazio in gestione libera ad un’associazione studentesca. Credo il nodo della discussione che ha portato agli scontri sia: è possibile da un punto di vista di Ontologia dell’Occupazione, fare attività in accordo con gli Uomini Grigi?
Si può chiedere a degli occupanti di trovare un accordo con l’amministrazione? Il professor Simonetta nell’ultima puntata di Vulcano Radio Magma ci ha dato l’esempio delle riviste anarchiche, tutte con un direttore responsabile. La risposta di Ex Cuem è stata tuttavia negativa. In caso di un accordo con il rettorato l’occupazione di fatto sarebbe cessata. Ci troviamo di conseguenza con due dichiarazioni di buoni intenti, forse entrambe false. Si può dire di voler “far cultura” con un microonde, organizzando happy hour, offrendo salamelle ai turisti di Interni, in cambio di qualche pila di libri usati, magari un paio di conferenze? E, è serio proporre a degli occupanti una soluzione di compromesso che preveda lo smettere di occupare?

Il rettore
Le azioni di Vago sono tuttora inspiegate. Non sappiamo perché non abbia potuto aspettare fino alle vacanze estive per riassegnare gli spazi della Cuem. Non sappiamo, viceversa, perché abbia tollerato l’occupazione così a lungo se gli era tanto invisa. Non sappiamo se e quali pressioni siano arrivate dal Cda.
Di certo si è giocato la credibilità agli occhi di tanti studenti—e per cosa? In meno di una settimana la Cuem era di nuovo occupata, ed è iniziata la sessione d’esami più tesa dai giorni dell’Onda.
La lettera inviata a tutti gli studenti, un incrocio tra una rivendicazione e George W. Bush che cita Maxwell Rabb, “L’America non tratta coi terroristi”, suonava falsa, accusatoria e difensiva insieme. “So di aver compiuto un atto grave, ma guardate loro! Loro sono peggio di me!”

Questa settimana, in Statale
Così come le azioni del rettore sembrano partire dal desiderio di mettere se stesso in difficoltà prima di tutti, le reazioni di Ex Cuem sembrano organizzate ad hoc per dargli ragione. I picchetti, il ritorno all’occupazione, i graffiti in Statale, la lettera contro “gli Indifferenti” portano il gruppo su chiari binari di sempre più forte separazione dal resto dell’Università. Il tono usato si conferma quello del primo comunicato di mercoledì 8, caratterizzato da cocciutaggine, self-entitlement, e aggressività. Se il collettivo si trovava di fronte ad un bivio tra l’occupazione e “la Cultura”, è abbastanza chiara quale strada abbiano preso. Come il rettore, ci si chiede, per cosa? Per un ultimo aperitivo, per un ultimo striscione, sperando di avere l’ultima parola? La battaglia è persa, finita nell’unico modo in cui poteva finire.

Conseguenze
La realtà imminente con cui i ragazzi di Ex Cuem devono fare i conti è che, con ogni probabilità, a settembre ci troveremo, e si troveranno, una luccicante nuova libreria al posto della Cuem. Dovranno allora decidere se e come organizzarsi in un nuovo spazio, malgrado il forte handicap di una perdita di identità. Per quanto tempo ci si può dichiarare eredi di una libreria, prima che gli altri studenti si dimentichino dell’esistenza stessa, di quella vecchia libreria?
Che sorga o meno il pentimento per l’occasione persa rifiutando di rispondere all’avviso pubblico, gli occupanti di sicuro hanno imparato qualcosa da queste giornate—cosa succede a scontrarsi con il potere, oltranzisti, soli e senza difese.
E per quanto sia un finale amaro, forse va bene così, ché si viene in Università per imparare, e per capire come si sta al mondo.
Forse questa volta, però, una lezione se l’è presa anche il rettore.

Alessandro Massone
@amassone
Alessandro Massone
Designer di giorno, blogger di notte, podcaster al crepuscolo.

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