C’era una volta in Italia Alma Shalabayeva e adesso non c’è più

I pasticci diplomatici non sono una novità per il nostro Paese. Famoso e ancora irrisolto è il caso dei due fucilieri della marina, bloccati in India da più di cinquecento giorni per una nebbiosa accusa di omicidio. Il governo Monti, dall’alto della propria superiorità tecnica, dimostrò allora un’incredibile incapacità nel gestire la vicenda, raggiungendo le vette del ridicolo quando, a Natale scorso, decise all’improvviso di fare “marameo” al governo indiano rifiutandosi di restituire i due militari (in permesso per le festività), per poi rispedirli in India con la coda fra le gambe dopo le reazioni infuriate delle autorità di Nuova Delhi. La faccenda costò le dimissioni del ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e, nella generale indifferenza, di fatto la situazione è ancora in stallo.

Il passaporto di Alma Shalabayeva
Il passaporto di Alma Shalabayeva

L’ultimo prodigio della nostra diplomazia, invece, non sa solo di inettitudine, ma anche e soprattutto di canaglieria.
Breve riassunto. Nella notte del 29 maggio scorso, cinquanta (50) agenti della Digos hanno fatto irruzione in una villa poco fuori Roma, abitata da una donna kazaka di nome Alma Shalabayeva. Il suo passaporto viene giudicato falso, e perciò viene portata nel Cie di Ponte Galeria. Non fa nemmeno in tempo a parlare con i suoi avvocati perché nel giro di quarantotto ore è a bordo di un aereo che la riporta in patria, assieme alla figlia di sei anni, prelevata dalla stessa villa il 31 maggio. Per puro caso si tratta  della moglie e della figlia di Mukhtar Ablyazov, principale oppositore politico dell’attuale presidente autoritario del Kazakistan Nazarbayev, dopo essere stato a lungo il suo consigliere e braccio destro. Ablyazov si era rifugiato prima nel Regno Unito, che nel 2011 gli aveva concesso asilo; poi, facendosi più incerta la sua posizione a causa di varie accuse di frode fiscale e richieste di estradizione, era sparito chissà dove, probabilmente – appunto – in Italia. In seguito al rimpatrio poco ortodosso delle sue familiari, ha dichiarato senza mezzi termini alla Stampa che l’intenzione di Nazarbayev è di utilizzarle come ostaggi, e ha chiesto al presidente Letta di fare chiarezza il prima possibile.

Proviamo allora a seguire il teatrino italiano. Secondo le prime dichiarazioni del Ministro della Giustizia Cancellieri “le procedure sono state perfette, tutto in regola e secondo legge”. Alfano “prende atto”. Letta, interpellato da un cronista del Fatto Quotidiano, dice addirittura di non aver ancora letto i giornali (a giugno inoltrato) e di non essere quindi abbastanza informato.

Il Presidente del Kazakistan Nazarbayev scherza con Silvio Berlusconi
Il Presidente del Kazakistan Nazarbayev scherza con Silvio Berlusconi

La rapidità con cui l’operazione è stata portata a termine, per non parlare dell’incredibile spiegamento di forze, sembrerebbe strana anche ad un bambino. Indagando più a fondo si scoprono alcuni punti oscuri: per esempio, l’aereo che ha riportato in patria la Shalabayeva è stato noleggiato dall’ambasciata kazaka in Italia prima ancora che il giudice di pace convalidasse il fermo della donna e autorizzasse il decreto di espulsione. Il 25 giugno, poi, una sentenza del tribunale del riesame di Roma dichiara che nel passaporto della Shalabayeva non c’era nulla di irregolare. I giudici si dicono “perplessi” per la fretta con cui la donna è stata rimpatriata, e i legali di questa parlano senza mezzi termini di “extraordinary rendition”, ossia espulsione illegale. Dal Parlamento, prima silente, comincia a levarsi qualche voce, soprattutto dal Movimento 5 Stelle.

A questo punto (e siamo già a luglio) le mezze dichiarazioni sbocconcellate dei vari membri del governo cominciano a cambiare di tono. Il ministro degli Esteri Bonino all’improvviso dichiara di non essere stata informata dell’operazione di polizia. Tutte le colpe sembrano ricadere su Alfano, che da più parti viene accusato addirittura di aver gestito in proprio la vicenda. Si addensano sospetti sull’”amicizia” che legherebbe Silvio Berlusconi e il presidente kazako Nazarbayev, e si comincia a parlare degli accordi favorevoli siglati con l’ENI. Finché, il 12 luglio, Enrico Letta dà una bella passata di spugna: nel governo nessuno era stato informato, nemmeno Alfano; sarà aperta un’inchiesta interna al Viminale, e tutti contenti. Per la Shalabayeva invece, oltre al danno, la beffa: l’atto di espulsione viene infatti revocato. Come a dire: ammettiamo di aver fatto un’idiozia, dopo aver detto il contrario, ma nessuno di noi è colpevole né pagherà per questo.

Il dissidente kazako Mukthar Ablyazov
Il dissidente kazako Mukthar Ablyazov

La fase attuale è un frullato di dichiarazioni contraddittorie tutte tendenti all’auto-assoluzione: la Bonino ha detto di aver consigliato ad Alfano di seguire da vicino il caso, il 2 giugno. E specifica che la Farnesina non ha nessun tipo di competenza in materia di espulsioni di stranieri (insomma, lavata di mani completa). Alfano, dal canto suo, si trova in una posizione più difficile. Come riportato da La Repubblica, infatti, il 28 maggio l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov, venuto a sollecitare la cattura di Ablyazov, sarebbe stato ricevuto al Viminale dal capo di gabinetto di Alfano, Giuseppe Procaccini. Tutto il ministero sembra sapere, meno il ministro stesso, che addirittura dichiara, furioso: “entro tre giorni voglio avere sulla scrivania la mappa dei vari passaggi che hanno portato all’espulsione. Voglio che siano individuati i responsabili, poi agirò senza esitazioni.” L’indagine interna dovrebbe dare i suoi esiti mercoledì, e staremo a vedere se produrrà colpevoli, capri espiatori o nessuno dei due.

Volendo anche tralasciare la ridicola contraddittorietà delle versioni, resta il fatto che, di fronte ad un caso del genere, l’estraneità dei membri del governo, e specialmente del ministro Alfano, non è una giustificazione valida ma una colpa ancora più grave. Ed è tristissimo vedere tanta incompetenza e tanto poco senso del pudore in chi riveste incarichi del genere. Per non parlare dell’odiosità, davvero vergognosa, dell’aver restituito ad un dittatore la moglie e la figlia del suo principale oppositore.

E intanto dal Kazakistan fanno sapere che Alma Shalabayeva e sua figlia non lasceranno il paese (ma dai?).

 Sebastian Bendinelli

Sebastian Bendinelli
In missione per fermare la Rivoluzione industriale.

Commenta