Il Dissacratore
Un’estate al mare…ma anche no.

Ah, l’estate! Quel meraviglioso periodo dell’anno fatto di vacanze al mare, ragazze in bikini e altre cose che non posso permettermi.
Non è la prima volta che passo l’estate a Milano. Non è nemmeno una cosa che mi pesa: io odio l’estate, odio le vacanze e amo non uscire di casa. Ho il condizionatore, quindi come ogni anno lo imposterò su una temperatura di 19°C e farò finta che l’estate non esista.

Insomma, ormai sono un professionista in materia e ho deciso di insegnare a voi ex-piccoli borghesi diventati proletariato urbano a seguito della crisi economica che sta facendo scomparire il ceto medio italiano come sopravvivere ora che non potete più permettervi di andare ad affollare le spiagge sassose di qualche località del cazzo in Liguria.

Regola numero uno: come ci ricordano ogni anno i telegiornali nazionali, è fondamentale non uscire nelle ore calde e bere molto. Per quanto riguarda il primo consiglio non saprei che dire visto che per quanto mi riguarda le ore calde non esistono e comunque io non esco a prescindere. La parte del bere molto invece è fondamentale, perché da sobri alla lunga vi annoiereste a stare da soli, mentre da sbronzi ci si diverte con poco.

Tra i vari motivi per cui odio l’estate c’è il fatto che da Maggio in poi mi risulta praticamente impossibile giocare a Fifa. Chi mi conosce sa che giocare a Fifa è una delle mie attività principali: a chi gli chiedeva come mai scrivesse solo canzoni tristi, Luigi Tenco rispondeva “perchè quando sono felice esco”. Alla direttrice di Vulcano che mi chiede come mai non scrivo mai un cazzo, io di solito rispondo che è perché quando sono felice gioco a Fifa, e quando sono triste anche.
Ecco, d’estate sono impossibilitato a giocarci per il fatto che ogni volta che ci provo il mio computer si surriscalda e si spegne. Uno potrebbe pensare che questo significhi che non ho più scuse per non scrivere, in realtà significa soltanto che in questo periodo dell’anno devo trovare un altro modo per passare il tempo.

E qui veniamo alla seconda regola per sopravvivere all’estate – che poi non è una regola, è più che altro una considerazione figlia della mia esperienza personale al riguardo: la cosa più nobile che un uomo possa fare è ubriacarsi e poi guardare la tv in muto cercando di sincronizzare le immagini con dei brani di musica classica. Ho scoperto l’enorme valore di esperienza estetica di questa attività l’anno scorso, ad Amsterdam, quando un pomeriggio mi sono messo a fumare una canna guardando Spongebob – “è in olandese”, ho pensato, “quindi tanto vale cercare di sincronizzarlo con il Black Album di Jay-Z”. I risultati sono stati sorprendenti e a furia di provare e riprovare ora so che la musica classica è perfetta per questo scopo.

Se vi ritrovate a passare l’estate da soli a Milano avrete un sacco di tempo da ammazzare e questo passatempo fa decisamente al caso vostro. La resa ottimale, finora, l’ho avuta sincronizzando An der schönen blauen Donau con Horseland, un cartone animato che parla di cavalli e che trasmettono intorno alla una di notte su uno dei canali Rai del digitale – Rai Gulp forse, uno di quelli lì insomma.

Una spiaggia di Baku.
Foto di Chloe Dewe Mathews

Terza regola per sopravvivere all’estate: sognare viaggi che non puoi permetterti di fare è il nuovo viaggiare. È anche il mio metodo per non sentire i postumi delle numerose sbronze solitarie che mi prendo in questo periodo. Ad esempio a me piacerebbe tantissimo andare in Islanda o in Groenlandia. Groenlandia significa “terra verde”, mentre Islanda vuol dire “terra di ghiaccio”: trovo estremamente divertente il fatto che, arrivati in Islanda e in Groenlandia, i vichinghi abbiano deciso di chiamare “terra verde” un posto sempre coperto di ghiaccio e “terra di ghiaccio” un posto verde e rigoglioso per disorientare eventuali invasori, che avrebbero sicuramente deciso di invadere la “terra verde” e lasciar stare la “terra di ghiaccio”.

Vorrei andare a Thule: fondata negli anni ’50 è la città con più di cento abitanti più a nord del mondo. Per arrivarci devi prendere un traghetto e poi una slitta trainata dai cani. Mi piacerebbe andarci per chiedere a chi ci abita per quale cazzo di motivo han deciso un bel giorno di prendere e andare a vivere nel circolo polare artico.
Altri posti dove mi piacerebbe andare sono il Kazakistan e tutti quei posti lì che finiscono in -stan, che vuol dire “terra dei”. Terra dei kazaki, terra dei tagiki, terra dei turkmeni, terra degli uzbeki.

Il problema fondamentale di tutto ciò è che i voli per la Groenlandia costano mille euro, quelli per l’Islanda, il Kazakistan e quei posti là più di cinquecento. Ciò significa che finché  Easyjet e Ryanair non decideranno di coprire quelle tratte con i loro voli low cost non potrò mai vedere quei paesi. Ma a questo punto piuttosto che andare a Berlino o a Barcellona preferisco starmene sul divano in mutande a cercare su Google Immagini “Astana”, “Baku” e “Kangerlussuaq” e a fantasticare.

Immagino che questo articolo sia piuttosto sconclusionato. In realtà non so se lo è, visto che non l’ho riletto e non ho intenzione di farlo, però presumo che lo sia visto che lo sto scrivendo con ancora i postumi della sbronza di ieri sera. Non ho nemmeno idea di come concluderlo, perciò vi darò un ultimo consiglio la cui infinita saggezza e utilità possa ricambiare il tempo che avete buttato via leggendo questa roba: il mio cocktail preferito è lo screwdriver (vodka e succio d’arancia) ma ricordatevi sempre di non berlo se prima avete mangiato affettati. Ho scoperto a mie spese che il sapore del succo d’arancia dopo quello della mortadella è quanto di più disgustoso esista su questa terra – è il sapore delle aspettative tradite e delle pugnalate alle spalle.

Mattia Salvia

Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta