Caccia al sindaco

Questa storia parte da lontano, e sembra uscita dal cranio calvo di Maccio Capatonda. 1948, esordio della democrazia, prime elezioni libere d’Italia: la DC si aggiudica il comune di Meda. Pazienza, andrà meglio tra cinque anni – pensano ingenui gli sconfitti del PCI, ripiegando le bandiere rosse. Poi sì che su Meda sorgerà il sol dell’avvenir!

Ingenui e illusi. Dal 1948 al 2012, nemmeno un candidato di centro sinistra riesce ad arrivare alla poltrona di sindaco. Prima la DC, poi la Lega (che qui si presenta staccata dal PDL) spopolano tra gli elettori, e tanti saluti al sol dell’avvenir: anche i sinistri più indefessi devono abituarsi al sole delle alpi. Sembra che la favola demoleghista debba durare per sempre, ma nel maggio dell’anno scorso accade l’impensabile. Dopo 64 anni, un rosso espugna il municipio. Lacrime, applausi, quasi non ci si crede. Caimi batte lo storico sindaco verde Taveggia al ballottaggio, con uno scarto di voti 1.

Sì, 1. Chissà chi è quel tale che, annoiato dalla diretta gol su Telelombardia, è uscito con la scheda elettorale in tasca e ha votato – magari a caso magari per fare un dispetto alla sua ex leghista – il candidato PD. Fatto sta che, grazie a questo 1, a Caimi viene conferito l’incarico di formare la nuova giunta: it’s democracy, baby. Intanto sulla sponda leghista ci si mangia il cappello: il gol di mano in fuori gioco al 95° suscita ancora più irritazione, e ancora più ghigni tra gli avversari, di una sconfitta col 70 %. Taveggia presenta ricorso al TAR di Monza: contesta alcune schede attribuite al PD, altre dichiarate nulle sostenendo siano voti alla Lega, e si rimette alla pietà celeste – pardon, giudiziaria.

Beata, la giunta Caimi si dà al governare: sono mesi di iniziative, provvedimenti, maggioranza in consiglio comunale. Troppo bello per essere vero. E infatti la pacchia finisce presto. Per la precisone a dicembre, quando Babbo Natale – ovvero il TAR – accoglie il ricorso della Lega e restituisce la carica a Taveggia: che, grato, fa erigere nel cortile comunale una statua alla madonna di Medjugorie. Il comune precipita nel caos per un mese, poi la Lega ripianta il suo vessillo verde sul municipio brianzolo.

Il pasto del cappello toccherebbe a questo punto al PD, che però ha un’ultima carta da giocare. Diffidando della madonna di Medjugorie, rivolge le proprie preghiere al Consiglio di Stato, il massimo organo giudiziario per i casi come questo (presumibilmente rari): se le schede erano davvero irregolari, perché i rappresentanti della Lega non hanno avuto nulla da ridire in sede di scrutinio? Il 4 luglio, il Consiglio smentisce in toto il TAR: il ricorso di Taveggia è infondato, ha ragione Caimi, che si può reinsediare. Quando e come ancora non si sa, ma difficilmente ci saranno nuovi ribaltoni giudiziari, visto che non c’è nulla di superiore al CDS, nemmeno la madonna di Medjugorie.

Avanti popolo, la Lega si eclissa dopo sei effimeri mesi di ritorno in municipio. E così, in un’estate successiva a quella che doveva essere la fine del mondo, si conclude questa tragedia italiana di redenzione tutta rossa, che parte da lontano e arriva così vicino alla beffa da renderla ancora più gloriosa. O no?
No. E’ venuto fuori che il CDS ha condotto le sue analisi non sulle schede originali, ma su delle copie. La Lega storce il naso. Chiederà una revoca della revoca dell’appello, per permettere al CDS di visionare l’originale? Ormai si naviga tra la Brianza, Paperopoli e il Magico Mondo dell’Assurdo. Ma voi, rimanete ancorati a Vulcano.

Stefano Colombo

Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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