Da rivedere per la prima volta
Il capitale umano

I provini per il film di Paolo Virzì si tenevano presso la sede di Film Commission, a Milano. Erano richiesti un’età tra i diciassette e i vent’anni e uno spiccato accento lombardo. L’indagine è stata lunga e ha dato alla luce Gugliemo Pinelli e Matilde Gioli.

Entrambi belli, entrambi “molto milanesi” e provvisti di un appeal cinematografico innegabile, tanto che risulta un po’ improbabile pensare che non abbiano alcuna esperienza precedente. Ora, rassicurati dal successo e dai tanti mesi sul set, raccontano del loro choc iniziale quando Virzì li ha voluti come protagonisti, al fianco di attori come Bentivoglio, Gifuni, Lo Cascio, Bruni Tedeschi, Golino. Per trattare un tema non facile, il potere e l’arrivismo che “disumanizzano” e “imbarbariscono”.

Virzì ha scelto come sfondo la provincia brianzola, e il ritratto che ne offre è tutt’altro che roseo.

Pare tutto marcio, secondo Virzì: il rapporto tra padri e figli, tra moglie e marito, quello tra amanti, perfino quello della giovanissima coppia di fidanzati, Serena e Massimiliano perché l’ottica del denaro, della ricchezza, della potenza, del vantaggio economico, vige intransigente su tutti i personaggi.

Il film è diviso in tre capitoli, ciascuno dedicato a un personaggio, e attraverso questo espediente, lo spettatore entra lentamente all’interno della vicenda, arrivando ad averne una visione vera e completa solo alla fine, con l’ultimo capitolo, dedicato a Serena.

La vicenda si muove tra le mani dei giovanissimi Serena, Massimiliano e Luca, di cui scopriamo l’esistenza sul finale, e che rappresenta la chiave di volta della storia.
Serena, figlia di un arrivista ma ingenuo Fabrizio Bentivoglio è la ragazza di Massimiliano, il rampollo di una ricchissima famiglia che si regge sulle spalle del finanziere Bernaschi (Fabrizio Gifuni). All’inizio della vicenda, Serena decide di lasciare Massimiliano ma agli occhi degli adulti i due ragazzi continuano a stare insieme.
Virzì gioca sui contrasti: l’opposizione fondamentale tra le due famiglie, una di spicco, legata al mondo della ricchezza ostentata, dell’opulenza, del denaro, e l’altra sobria e alla buona, ma accomunate dalla presenza di due padri egoisti, seppur molto diversi, che pensano soltanto ai loro affari trascurando i figli e le mogli, entrambe spettatrici inermi; l’opposizione tra Massimiliano e Luca, il primo viziato e indifferente, vittima delle pressioni del padre da cui cerca di liberarsi ubriacandosi a una festa, e il secondo povero e solo, obbligato a fare i conti con una vita particolarmente dura. Ma anche loro sono accomunati dall’amore per Serena, che svolge un ruolo materno in entrambi i casi. Serena è un personaggio complesso, legata sentimentalmente a Luca ma non ancora pronta a lasciarsi alle spalle Massimiliano e la sua famiglia.

La situazione precipita quando, una notte, un ciclista viene investito da un Suv, e i tre ragazzi si trovano coinvolti nella tragedia ciascuno in modo diverso.

Il quadro che ci propone il regista è senz’altro tetro: anche i personaggi positivi, portatori di speranza, sono offuscati dalla realtà in cui vivono e incatenati ai propri limiti, dai quali non riescono del tutto a liberarsi. Il denaro e il potere rendono i padri gretti e avari, le loro mogli incapaci di agire e i figli schiavi della ottusità dei genitori.

Virzì non salva nessuno, colpevolizza anche lo spettatore.

Illuminante la frase finale, quando la signora Bernaschi si rivolge con tono rassegnato al marito: «Avete scommesso sulla rovina di questo Paese e avete vinto» e quello le risponde, tranquillo: «Abbiamo. Ci sei dentro anche tu»

Benedetta Sofia Barone

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