Da rivedere per la prima volta
Saving Mr.Banks

Essendo chiusa in casa, raffreddata e con qualche tacca di febbre, oggi mi sono obbligata a guardare dopo tanto, troppo, tempo Saving Mr. Banks.

Il film ha una trama alquanto semplice: è la storia di Walt Disney, interpretato da un fantastico Tom Hanks (si, mi è piaciuto Tom Hanks e credetemi, è una cosa umanamente impossibile), che cerca da venti lunghi anni di farsi dare i diritti per il film di Mary Poppins dalla scrittrice P.L. Travers, una straordinaria e britannicissima Emma Thompson. Nel 1961 finalmente la dispotica scrittrice accetta di volare verso Los Angeles e incontrare Disney per parlare della trasposizione cinematografica del libro da lei scritto nel 1934. Semplice, si, ma questo film racconta tutto ciò che vi è dietro questa faccenda, perchè la Travers piano piano ricorda la sua infanzia in Australia e le due persone che le hanno ispirato i principali personaggi della sua opera, l’amato padre Goff e la zia Ellie, una tata arrivata a salvare la famiglia in un momento disperato.

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La nostra scrittrice non è propensa a nessuno compromesso: nessuna musica, nessuna animazione, ed è così cocciuta che ad un certo punto vieta addirittura l’uso del colore rosso. “I understand your predicament, Mr. Disney. It’s just that – I don’t know what it is, I’m just suddenly very anti-red. I shan’t be wearing it ever again.”
In questo film traspare il più grande pregio di papà Disney, o forse il suo più grande difetto, ovvero quello di trovare sempre il lieto fine, il “…e vissero felici e contenti” in tutti i suoi film, laddove la realtà non è capace di regalarlo e Disney, o meglio, Tom Hanks, parla anche del suo legame con Mickey Mouse in uno dei tanti momenti per convincere la scrittrice a cedere una volta per tutte i diritti, quasi a comprendere lo stato d’animo della donna: “I’ve fought this battle from her side. Pat Powers, he wanted the mouse and I didn’t have a bean back then. He was this big terrifying New York producer and I was just a kid from Missouri with a sketch of Mickey, but it would’ve killed me to give him up. Honest to God, killed me.
That mouse, he’s family.”

Bene, la prima cosa che consiglio a chi, come me, è appassionato (o forse ossessionato) da papà Disney è si, di guardare questo film, ma in lingua originale. L’accento inglese della Thompson è a dir poco adorabile, e sentire le musiche di Mary Poppins in lingua originale è stata una bella sorpresa. Seconda cosa, preparatevi un paio di pacchetti di fazzoletti al vostro fianco, perchè Hancock, il regista, è stato dannatamente cattivo e piangerete dall’inizio alla fine.

Francesca Di Vaio

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