Il parco giochi è chiuso

Il luogo comune che vuole che l’America sia capace sia del meglio che del peggio dell’umanità è un luogo comune, ma sapete cosa si dice dei luoghi comuni.

Se l’America non può vantare di aver creato l’Internet, è indubbio che gran parte di quello che oggi viviamo nella rete sia statunitense. È inevitabile se riponete fiducia nei luoghi comuni, l’internet libero e indipendente che conosciamo oggi sarà ucciso in America.
La prima coltellata è stata data questa notte, quando Netflix si è “piegato” alle insistenze di Comcast e ha deciso di pagare per accesso diretto ai loro canali di internet.

Welcome to the internet

Fermi, facciamo un po’ di chiarezza.
La storia di Netflix è di quelle strane. Nato come noleggio di DVD con ordinazione online, ha cambiato focus pochi anni fa per diventare un servizio di streaming video all you can eat. Si paga una bassa cifra fissa mensile (7$), e si guardano quanti film e serie si vuole, su computer, tablet, e in tv. È stato un successo senza precedenti, e oggi Netflix costituisce un terzo dell’intero uso di banda in America. Netflix è stato fin da subito nel mirino degli Internet Provider americani — consumava troppo per non pagare.

Fermi, facciamo un po’ di chiarezza.
In che senso consumava troppo? Non sono i singoli clienti finali a pagare la quantità di banda che usano?
Il principio base della Net Neutrality è questo: che internet resti non libero, non gratuito, ma per lo meno, equo.
Internet equo significa che nessun gestore può decidere quali tipo di dati possano andare a quale velocità, o possa imporre prezzi diversi per tipi di dati diversi. Tutti i dati sono uguali.
Net Neutrality è la condizione “naturale” di internet, ed è strettamente necessaria perché resti un luogo di informazione libera e una base sostenibile per l’imprenditoria.
Uno scenario senza Net Neutrality prevederebbe un conto telefonico molto simile a come è oggi il vostro piano della tv via satellite. Un piano base, con una connessione ai servizi del gestore e ai principali portali italiani, e poi vari pacchetti addizionali, per accedere a servizi musicali, di informazione, o video.

Uno scenario del genere non solo si traduce in ingenti spese per l’utente finale, ma limita in maniera colossale la possibilità che nascano concorrenti ai grandi siti.

Net Neutrality è un fronte sul quale nessuna “major” vede i propri interessi allineati a quelli dell’utente finale—per le grandi forze di internet, un modello piú difficile da scalare sembra un sogno. E gli Internet Service Provider, già mesti per non essere riusciti ad imporre veri monopoli sull’internet come fecero sulle linee telefoniche nel secolo scorso, non vedono l’ora di poter guadagnare molto, molto di più.

L’accordo tra Netflix e Comcast di ieri, venduto nei comunicati stampa come una vittoria del secondo — che è soltanto il conglomerato di telecomunicazioni e media piú grande del mondo — è in realtà una vittoria per tutti, anche per gli utenti.
Comcast ha il vantaggio piú immediato: guadagna molto, molto di piú; ma anche Netflix ha di che festeggiare, garantisce che i propri utenti abbiamo una esperienza migliore dei molti competitor.
Alla fine dei conti, anche gli utenti stessi hanno un servizio migliore, se accettano di restare nella mangiatoia dei due padroni.

In Italia e in Europa la situazione è marginalmente migliore. L’Unione Europea è piú decisa a difendere la libertà digitale dei propri cittadini, e in generale il problema è meno sentito. Il vecchio continente non ha quasi nessuna società digitale con cui le grandi telecom possano tramare, e internet è neutro per design, qualsiasi struttura di diversificazione dei dati è costrutto in un secondo tempo, che in pochi hanno ragioni per spingere in questo momento.
In Italia, viceversa, il Parlamento è diviso equamente in due parti: chi ha poca familiarità con internet e vorrebbe regolamentarlo, e chi si approfitta della sua influenza sociale. Non è un bel panorama.

Attivatevi, manifestate, protestate?
Non esattamente. Si può fare poco per contrastare questa deformazione, ed è in ogni caso impossibile organizzare proteste — non c’è una legge da fermare, un governo da combattere. Internet libero morirà in maniera lenta e dolorosa, una coltellata alla volta, senza che nessuno se ne accorga. Il nuovo normale già avanza, silenzioso e inarrestabile, nell’internet mobile. Limiti nell’uso di determinate app, come Skype, siti di giornali che impediscono l’accesso senza piani tariffari dedicati, servizi first party degli ISP che non intaccano le quantità di traffico concesso.
Godetevi il parco giochi, perché presto ci faranno un parcheggio.

Il costo di questo articolo (0.99€) verrà addebitato dal vostro operatore sulla bolletta telefonica.*
(*Non per davvero)

Alessandro Massone
@amassone
Alessandro Massone
Designer di giorno, blogger di notte, podcaster al crepuscolo.

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