Da rivedere per la prima volta
Mediterraneo

Torniamo un po’ indietro nel tempo, giusto il tempo che ci separa dalla Seconda Guerra Mondiale. Mettiamo che un gruppo di soldati italiani venga spedito a presidiare un’isola sperduta nel bel mezzo dell’Egeo, e mettiamo che tra quei soldati ci siano personaggi come Claudio Bigagli, Diego Abatantuono, Claudio Bisio… ecco gente così, insomma.

Avete capito? No?
Allora mettiamo poi che il comandante di questa piccola pattuglia sia un certo – e se non capite nemmeno ora, vi consiglio di fare un bel ripasso di cinema/storia italiano/a – Gabriele Salvatores. Sì, sto parlando proprio di Mediterraneo, film del 1991.

Siamo nel 1941, quando otto militari italiani vengono spediti su quest’isola, un’isola greca, deserta, o forse solo apparentemente tale.
Infatti, la scoperta di non essere soli, se in un primo momento crea turbamento nei nostri alleati italiani, in un secondo momento si rivelerà essere una piacevole sorpresa e soprattutto una piacevole compagnia.
Il sergente Montini (Claudio Bigagli), insegnante di greco e latino, risveglia le sue passioni umanistiche e per la pittura, l’unico, tra l’altro, in grado di relazionarsi con i nativi del luogo; i fratelli Munaron, abituati alla vita di montagna, al freddo, alle mucche e tutto il resto, scoprono la bellezza del mare grazie ad una Venere del luogo; l’attendente Farina cade nell’amore per una prostituta; Strazzabosco, affezionatissimo alla sua asinella Silvana— che muore accidentalmente— trova un degno sostituto in Garibaldi.
Poi ci sono il sergente Lorusso (Diego Abatantuono), critico e brontolone nei confronti di questi soldati che ignorano il fatto di essere in missione, ma che nonostante ciò riesce ad affezionarsi a quella sperduta isola ellenica; e infine l’innamoratissimo Corrado Noventa (Claudio Bisio), l’unico che vuole andarsene dall’isola per ritornare dalla moglie, ovviamente, in Italia.

“In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare.”
Il primo fotogramma del film riporta esattamente questa citazione di Henry Laborit, e allora che dire di questi otto soldati sgangherati? Dobbiamo considerarli dei vigliacchi? Io non credo. Anche perché, diciamocelo, è una dimensione che riguarda molto da vicino anche noi oggi, in Italia, quella della fuga—fuga da un momento di difficoltà, per andare a ritrovare se stessi altrove, per stare sul generico. Insomma, quando per la guerra, quando per una situazione politica poco favorevole, i giovani (e non solo) non riescono proprio a goderselo questo Paese, ancora a distanza di circa settant’anni.

Questa piccola realtà tutta italiana è stata ospitata dall’isola greca di Castelorizo, dove si sono mescolati al greco dialetti dal valdostano, al milanese, al toscano. Una realtà che assomiglia tanto a “un gruppo di italiani caciaroni in vacanza (Paolo Mereghetti)”.

Ilaria Guidi
Ilaria Guidi

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