Extraterrestri digitali
I galoppini di Santoro: Beatrice Borromeo

Nel mezzo del cammin di nostra vita una mia amica pronunciò l’ardua sentenza:
“Spero esistano all’inferno dei gironi dedicati ai galoppini di Santoro”.

Come darle torto?

In questo ciclo meticcio di Extraterrestri Digitali racconteremo vita, morte e miracoli di alcuni fra gli allievi del mecenate Michele Santoro, colui che ha portato il web nella televisione, la tele nella radio, la radio nella litografia, la litografia nella stampa a caratteri mobili, i caratteri mobili nella pergamena, la pergamena nella scritture rupestri e le scritture rupestri nei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione, nei secoli dei secoli, Amen.

Michele Santoro si è circondato per decenni di dolci donzelle spadaccine, inviati in crisi respiratoria, vignettisti comunisti ed opinionisti senza opinioni, ognuno dei quali ha successivamente trovato una via personale alla libertà d’informazione e al modello 730.

Andiamo ad osservarli da vicino questi panda in via di estinzione, perché quando avranno ceduto il passo a specie più evolute non resterà altro da fare che chiudere baracca e burattini e darci a mestieri più redditizi.
La prima puntata la dedichiamo alla “Baronessa Rossa”.

Beatrice Borromeo

Il suo albero genealogico è una sorta di incrocio fra Cento Vetrine e la Strafexpedition del 1916: nomi e cognomi tipo Ugo Maria Brachetti Peretti e Antonius Von Fürstenberg si fondono fra loro, in un incredibile abbraccio fra aristocrazie ottocentesche, sotto le alture innevate del Passo del Brennero.

Nasce a San Candino nel 1985 e in men che non si dica consegue la laurea presso l’Università Bocconi di Milano in Giurisprudenza.
Esordisce nello studio televisivo di Annozero nel 2006 in qualità di “figa imperiale di turno”, conducendo nel primo biennio del programma la rubrica “Generazione Zero”, ispirata al noto pezzo musicale di J-Ax.
A ventisette anni si percepisce come una vecchiarda e ricalcando la drammatica scelta di Mina decide di abbandonare la televisione, per dedicarsi anima e corpo al mondo della carta stampata, partecipando in prima persona al progetto editoriale de Il Fatto Quotidiano per il quale ancora lavora.

Nel frattempo consegue un Master in Giornalismo e Politica Internazionale presso la Columbia University di New York.
Questo insegnamento da qualche decina di migliaia di dollari le frutta un’intuizione geniale: una rubrica dal titolo very british – Sex and teens – inchiesta a puntate sulla sessualità degli adolescenti: un fiume in piena di banalità sessuofobiche mediocremente tratte dalla sceneggiatura di Alpha Dog.

Nell’ultima puntata del 10 marzo 2014 – nota agli internauti per via del dibattito post apocalittico che sta tenendo sveglia mezza Italia (baby squillo, marito della Mussolini etc etc.) – la Borromeo intervista Mattia, anni 15, e il suo gruppo di amici ciellini, tutti timorati di Dio, che forniscono un resoconto della sessualità adolescenziale più simile a una fantasia di Ken Follet che a un’indagine sociologica.

C’è Mattia che dice: «La mia prima volta? Vorrei che fosse con una ragazza di cui sono innamorato. Non con una che mi salta addosso e mi ribalta».

Come potete osservare non serve aver visto ogni puntata di Settimo Cielo per subire la maleodorante influenza di uno spiccio pensiero pro-love, pro-life, pro-verginità casta&pura, contro l’aborto, conto il divorzio, contro la RU486.
Piccoli democristiani crescono.

In secondo luogo: caro Mattia – ammesso e non concesso che tu esista nel mondo reale – che minchia stai dicendo?
Tra dieci anni implorerai perdono per la baggianata che hai propinato a questa redattoruncola da strapazzo, girovagando per la città come un assetato nel deserto, alla smaniosa ricerca di una che per l’appunto “ti salti addosso e ti ribalti”, possibilmente più volte nell’arco delle 12-24 ore e che sparisca all’alba prima che tu possa aprire gli occhi.

Mezzo mondo ha perso la sua cara e dolce verginità in compagnia di partners di cui non solo non era innamorato, ma a malapena conosceva il nome proprio e questo – checché se ne dica – non ha comportato alcuna forma di scompenso psichico o ferita insanabile nell’umanità.

Comincerei invece a dubitare della bontà di chi sostiene che bisogna “fare all’amore” solo con chi si ama —almeno a giudicare dalla pochezza di ciò che successivamente tali persone scrivono sui giornali.
Diciamo che potrebbe esistere una sorta di causalità diretta fra i due fenomeni, secondo la funzione matematica y = kx, dove per X = “amore” e Y = “stronzate” con k = “Borromeo” otteniamo una semiretta uscente dall’origine e tendente all’infinito. Più amore = Più stronzate.

L’inchiesta della Borromeo prosegue fra nature morte (“alla festa in zona Navigli c’erano birre, vodka e canne”) e gergalismi giovanili di cui non si aveva più notizia dagli anni Novanta (“truzzetti”, “potenti casse per pompare la musica”).
La rubrica Sex and teens ricorda da vicino alcuni pezzi firmati Concita De Gregorio e pubblicati da La Repubblica, ad esempio quello uscito con il titolo Gli amori disperati. Bambine mascherate da donne.

Leggete queste frasi: “Una storia di bambine diventate donne presto, come sempre più spesso accade. Il seno esploso dentro le magliette in prima media, il trucco in classe […] Compagni di undici anni spaventati e attratti da quelle ragazze di mezzo metro più alte di loro che hanno subito smesso di andare alle loro feste […] Considerano anzi il fatto di suscitare desiderio una forma di potere […] Alcune quattordici-quindicenni organizzano a ricreazione un torneo che si svolge nei bagni delle scuola. Le ragazzine stanno al bagno, offrono una prestazione di sesso orale ai maschi che per iscriversi al torneo devono pagare cinque euro. La gara è a chi conclude più rapporti”.

Ammesso che la descrizione dettagliata di questi fatti (?) abbia la benché minima rilevanza sociale o pubblica, non vi pare di cogliere tratti della prosa mocciana?
Insistere sul trucco, l’abbigliamento, le marche di gadget o sigarette adoperate, frasette da quattro soldi su “bambine diventate troppo presto donne” che tutto sommato nascondono un “godimento di denuncia”, che idealizza il passato come luogo della purezza e si riduce a sostenere improbabili tesi, tipo l’importanza del telefonino nel “cambio” (tutto da dimostrare) dei costumi sessuali adolescenziali.

Peculiarità di questi articoli è quella di alternare uno stile in bilico fra la becera letteratura e lo scandalistico-morboso, che forse inconsapevolmente ammicca ai lettori: la verità è che non sai mai se sei disgustato o profondamente eccitato da quelle parole cariche di erotismo.

La Borromeo addirittura titola alcuni paragrafi come se si rivolgesse al lettore: “Chi vuole un Pompino?” citando una presunta esternazione di una delle ragazze presenti alla festa.
E sembra di leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore:
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Chi vuole un pompino?

Per non parlare di quella folta schiera di geni, che ricurvi sulle proprie tastiere appena finito di masturbarsi, non esitano a commentare l’articolo di Beatrix Borromeo, fornendo argomentazioni inconfutabili a chi sostiene la causa per l’abolizione dell’obbligo scolastico.

Si lanciano in dubbie sentenze sulla contemporaneità: “Comunque c’è una profonda mutazione in atto dei costumi sessuali nell’era di internet. Ormai le ragazzine e i ragazzini hanno accesso a tutta una serie di immagini e video che prima erano trasmessi in maniera diversa tramite racconto o video meno accessibili a 13-14 anni. Poi in generale il modello della donna vincente e mangia uomini si è affermato. Aggiungiamoci uno sdoganamento istituzionale illustre”.

Spoiler: la colpa comunque è di Berlusconi, se ancora non fosse chiaro. Fine del film.
Secondo spoiler: fateci caso, negli articoli come nei commenti, la prospettiva è sempre maschilista.
Sono le bambine-troie che si prostituiscono per soldi o perché hanno visto un film porno di troppo ad occupare la scena nel pezzo di Concita De Gregorio.
Sono le liceali che vanno in giro ad urlare oscenità («Chi vuole un pompino?» «Se non ti fai sturare sei una sfigata») nell’articolo della Borromeo, non i ragazzini che invece vengono dipinti come dei teneri amanti («Con una di cui sono innamorato» o «Le mimose le regaliamo alle prof. perché sono le uniche ad apprezzarle») e che potrebbero restare ore e ore ad osservarti dormire, sfiorandoti con dei petali di rosa.
Ed infine nei commenti sono le donne ad aver introitato “il modello vincente e mangia uomini”, mentre al contrario il maschio bianco ariano si salva dalla disperazione della contemporaneità attraverso i sonetti di Shakespeare.

Il punto è che fingendo indignazione si continua a far trapelare messaggi di puro sessismo.

L’elemento più agghiacciante, a prescindere dal pensiero dei bacchettoni moralisti (e spesso maschilisti) che ci circondano, è che né le giornaliste né i commentatori sembrano rendersi conto di una banale verità: i ragazzini mentono. Mentono di continuo. Sono dei bastardi bugiardi che mentono per il gusto di mentire.
Se ti raccontano che alla festa una urlava «Chi vuole un pompino?» tuttalpiù è accaduto che questa indossasse una canottiera senza reggiseno ―che tanto a quattordici anni non le sarebbe comunque servito.

Per esempio un mio amico ch’era figlio dei miei genitori, a diciotto anni non aveva ancora deciso a che età avesse perso la verginità e quindi riunendo in simposio tutti i propri fidi consiglieri, si decise di stabilire che quell’età era sedici: non troppo arrogante, non troppo sfigata – una scelta moderata.

Possibile che a un’indagatrice degli umani problemi non venga in mente nemmeno per un istante che il suo Mattia o la sua Chiara di turno stiano raccontando delle balle?

Torniamo a bomba su ciò che la Borromeo significa per il decadentismo giornalistico italiano: il suo interesse non pare quello dell’osservatrice imparziale e distaccata di fatti; somiglia più che altro a quello della sciuretta milanese che leggendo Oliver Twist è convinta di avere fra le mani La situazione della classe operaia di Engels, e che in un impeto di pietà sussurra al marito: «Quanto si stava male nell’Inghilterra dell’Ottocento!».

Per carità non stiamo dicendo che la Borromeo sia stupida, al massimo lo sono solo le cose che scrive ―del resto se non siamo ciò che mangiamo figuriamoci ciò che scriviamo.

***

Il ritrattino di Beatrice Borromeo formato mignon è completo e noi ci ritroveremo fra qualche settimana per discutere di un nuovo farmaco ansiolitico che ha nome Corrado Formigli, altro galoppino cui garantire un posto nei gironi danteschi e fare finalmente Piazza Pulita.

Adesso parteciperò a un’orgia in cui “sturare” per la prima volta una fanciulla, strafatto di birra, vodka e canne dentro un party in cui le casse pompano che è una meraviglia ―per dimostrare che Dio non esiste.

Perché se Dio esiste che mi fulm… Cazzo.

Francesco Floris
@Frafloris

 

 

Francesco Floris
BloggerLinkiesta
Collaboratore de Linkiesta.it, speaker di Magma, blogger.

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