Gipi, “unastoria” candidato al Premio Strega

Per più due anni Gianni Pacinotti, in arte Gipi, ha posato matite e pennelli per dedicarsi alla settima arte, tornando ad occuparsi della nona solo l’anno scorso, presentando il suo ultimo romanzo lo scorso novembre al Lucca Comics. Un ritorno in grande stile: unastoria —questo il titolo della graphic novel— è il primo romanzo a fumetti mai selezionato per concorrere al Premio Strega.

Una candidatura che ha fatto molto discutere, e non solo in quegli ambienti che credono fermamente nella letteratura come mezzo “superiore”, ma anche tra coloro che desiderano una netta divisione tra opere letterarie e grafiche, ritenendo che debbano avere diversi criteri valutativi, senza per questo togliere dignità all’una o all’altra. La realtà è che il fumetto è un mezzo di difficile definizione, che si trova alternativamente escluso o inglobato da termini che non possono efficacemente descriverlo, ma che non è nemmeno possibile rifiutare partigianamente.

Questo è un risultato importante e niente affatto scontato che arriva proprio da uno degli ambienti più legati al romanzo di tipo tradizionale, necessariamente legato al mondo della grande editoria e con un regolamento preciso, poco incline ai soggetti “ambigui”; ora, però, quella regola che ammette solo «opere di narrativa in prosa di autore italiano» si può leggere come un riconoscimento inaspettato verso un universo che si era forse ormai rassegnato al suo destino di nicchia.

I numeri però presentano un quadro molto diverso: ogni anno la quantità di graphic novel pubblicate e vendute aumenta, e il pubblico a cui fanno riferimento è sempre più vasto ed eterogeneo, slegato dal mondo degli appassionati e incuriosito dalla grandissima varietà di temi e generi. Storie per necessità veloci, ma non per questo prive di profondità, anzi, sono capaci di coinvolgere, legare il lettore tanto quanto può un romanzo e trasmettere un messaggio diverso, che si legge ma non si scrive.

Unastoria in realtà sono due, ma talmente intrecciate da fondersi (letteralmente). Una è quella di Silvano Landi, scrittore cinquantenne che vede andare in pezzi la propria vita e la propria mente; l’altra è quella di Mauro, il suo bisnonno, soldato semplice durante gli orrori della Prima Guerra Mondiale.
Due storie che diventano una sola, avvicendandosi in un mondo freddo che la mano di Gipi acquerella con maestria, sfruttando colori e pagine per ambientare il racconto in luoghi tanto fantastici quanto disperatamente concreti.
Leggendo ci si trova quasi a rincorrere le pagine, le vignette, i flussi dei pensieri folli di un protagonista che è l’ombra di se stesso, imprigionato dalla propria mente.

Tutto questo è spezzato dal ritmo lento degli spogli paesaggi della trincea, dove un albero scampato ai bombardamenti deve significare qualcosa, dove i discorsi dei soldati straziano nella loro semplicità e dove ognuno di loro ha lasciato talmente tanto di sé da non essere sicuro di poter tornare davvero.
Tutto questo Gipi ce lo racconta senza tante parole, lasciando pagine intere a reggere da sole il peso del messaggio con pochi segni e molto colore; oppure, al contrario, abbozzando le figure con pochi tratti, riempiendo le vignette di parole e lasciando poco spazio al disegno, quasi a voler dare piena identità ad ognuna delle due forme.

Unastoria è ostile verso chi legge, almeno all’inizio: lo prendi in mano e sembra un libro innocuo, leggero nella copertina flessibile e nelle tinte sfumate, fragile, ma solo perché racconta la nostra stessa fragilità — è un inganno. Unastoria è un pugno nello stomaco che lascia senza fiato, proprio come il titolo, tutto attaccato, tutto minuscolo, unastoria.

Mattia Fumagalli
@TiaTiaFuma

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