Rat-Man
Intervista a Leo Ortolani

Venerdì 4 aprile si è tenuto l’incontro “Lezioni d’artista” con Michele Foschini, co-fondatore di Bao Publishing (una delle migliori case editrici di fumetti degli ultimi anni)e Leo Ortolani, fumettista di successo.
Quando i piani alti di Vulcano mi hanno proposto di fare un’intervista all’autore di Rat-Man non ci ho pensato due volte, così sono andato a importunare Ortolani, che prima dell’incontro tra un boccone di piadina e l’altro ha risposto alle mie domande.

***

Rat-Man sta finendo: il traguardo dei 100 numeri è stato raggiunto e superato. Posso solo immaginare quanto dovesse sembrare lontano all’inizio, ma forse adesso credi che sia arrivato fin troppo presto. Quale sarà il destino del tuo personaggio?

No, no, va bene così. Per carità, a Rat-Man devo molto ma arriva un momento in cui è necessario andare oltre. La saga del ratto finirà, ci saranno altri progetti che non avranno successo e allora tornerò a scrivere le sue avventure. No, a parte gli scherzi, non finirà proprio tutto: ci saranno sempre le parodie, e poi sarò impegnato con la pubblicazione delle ristampe insomma la storia finisce ma per molti aspetti continuerò ad occuparmi del fumetto. La verità è che non c’è modo di prevedere cosa succederà, lo affronterò al momento.

Tanti fumettisti italiani guardano a te come un esempio, allo stesso tempo però devono fare i conti con una realtà molto diversa. Cosa è cambiato nel mondo del fumetto e dei suoi autori da quando hai iniziato a scrivere e disegnare?

Gli autori non sono mai cambiati: hanno sempre qualcosa da dire e che gli piacerebbe cercare di dire ad altri; il come è certamente quello che è cambiato di più. Prima non c’erano le stesse possibilità di adesso, ora invece è sufficiente aprire un blog per poter raggiungere molte più persone di quanto non se ne raggiungessero una volta con le fanzine. Certo, bisognava produrle, pagarle di tasca propria e poi portarle nei negozi dove incontrare i lettori, ma permettevano un rapporto diverso. Forse erano meno efficaci dei mezzi di oggi, dove un fenomeno del web può diventare virale, ma non posso fare a meno di vedere lo schermo del pc come una barriera tra autore e lettore: non sanno chi sei o qual è la corrispondenza tra te e i tuoi personaggi. Per me è sempre stato importante incontrare chi segue le mie storie, non sono solo dei semplici “mi piace” anonimi.

E questo spiega anche un evento come la Rat-Con, diciamo che è qualcosa di quantomeno inusuale nel mondo del fumetto.

Ho sempre voluto creare un effetto “di festa”, dare la possibilità di chiacchierare e confrontarsi; anni fa era impensabile contattare gli autori, non c’era nemmeno la possibilità di scrivere email, e ricevere una risposta era qualcosa di eccezionale.

È cambiato anche il modo in cui si legge. Secondo lei, il ruolo di case editrici come la Bonelli, che hanno letteralmente scritto la storia del fumetto italiano, si è ridimensionato? La pubblicazione di nuove collane è la dimostrazione della capacità degli autori italiani di restare al passo o andrebbe piuttosto letta come il piegarsi al mercato del resto del mondo?

Penso che non abbiano perso di importanza, ma evidentemente hanno sentito la necessità di lanciare qualcosa di nuovo. Per esempio Orfani potrebbe essere entrambe le cose; c’è stato un primo passo verso una pubblicazione in grado di rivoluzionare il panorama delle storie Bonelli e questo è un bene. È un albo a fumetti con un linguaggio più fresco, che si legge velocemente, senti che c’è qualcosa di diverso pur restando legato al formato storico delle altre pubblicazioni.

Forse la cosa ancora più rivoluzionaria è la scelta per un albo completamente a colori.

Non semplicemente, negli anni la Bonelli ha pubblicato altre storie a colori ma questa è la prima colorata davvero bene, mi ricordo Tex con la sua camicia sempre gialla, anche in piena notte. Credo che sia un risultato importante, soprattutto per il ruolo dei coloristi che in Italia sono da sempre considerati un po’ come dei paria nel modo del fumetto. La vera sfida è stata quella di affezionare il lettore nonostante il prezzo, io personalmente ho sempre cercato di mettere tutto l’impegno nelle mie storie mantenendo comunque un prezzo accessibile.

I fumetti hanno trovato un proprio ruolo, sono considerati opere autonome, non necessariamente destinate ad un pubblico essenzialmente infantile…

Guarda, questo possiamo dircelo qui tra di noi, la verità è che almeno in Italia il fumetto non è considerato come qualcosa di maturo, all’estero forse, ma qui oltre ai soliti quattro nomi di cui siamo tanto bravi a riempirci la bocca non si parla. Anche perché sfido a dire quante opere abbiano realmente letto di grandi autori come Manara, Crepax o Pratt, che si sentono spesso citare. Le nuove generazioni stanno cambiando questo modo di vedere le cose, lentamente si sta dando nuova considerazione alle opere, anche se forse si leggono meno fumetti che in passato. Spero che non si sia arrivati fuori tempo massimo – “Signori si chiudeee!” “Ma noi siamo una forma d’arte…” “Sì, sì, va bene, ma si chiude”.

Quindi non pensi che ci sia una rivalutazione del fumetto, anche inteso come mezzo espressivo? Mi vengono in mente diversi esempi in cui graphic novels trattano temi che ci si sarebbe aspettati soltanto in un romanzo.

Ci sono stati degli autori che hanno creato dei romanzi a fumettiperché io “graphic novel” non lo dico che è davvero un’americanatache hanno portato all’attenzione una potenzialità nuova, ma siamo ancora molto lontani dal veder dare ai fumetti la stessa dignità che invece immaginiamo scontata per un romanzo. Basta pensare a quando vai in libreria: mi è capitato di trovare in un angolo ammassate raccolte della panini di Thor con Gibi, che va comunque bene perché, anche se non siamo al punto di sentirci dire di essere arrivati al livello della letteratura, è già un primo passo. Si sente ancora molto questa necessità di giustificarsi “Alla mia età leggo ancora i fumetti”, e allora cosa dovrei dire io che a 47 anni li faccio?

L’impronta data alle grandi produzioni dei film Marvel non aiuta in questo senso, sono studiati per avere grande successo soprattutto tra i più piccoli.

Sì, ma va bene così: sono studiati per un pubblico nuovo che è bene non si aspetti le storie dei fumetti riportate sul grande schermo; forse la cosa che mi dispiace di più è che abbiano improntato la produzione dei nuovi fumetti sulla scia dei film.

Parlando di film, ti è davvero piaciuto il nuovo Capitan America?

Sì, è una bella storia di spionaggio e anche se non mancano le gag di cui ho parlato nelle mie parodienon ne fanno un film comico. E poi quello che hanno riportato sullo schermo è un Cap “potente”, molto fedele alla tradizione del fumetto. Non è certo immune alle critiche: la scelta di modificare il taccuino delle “cose da recuperare” del capitano per ogni diversa nazione in cui verrà distribuito il film è davvero ridicola.

Non è la prima volta che ti rendi disponibile ad incontri come quello di oggi in università.

No, no, sono anche già venuto a Milano anni fa a parlare in un liceo; io mi diverto e parlo delle mie passioni, se poi trovo interesse…però ecco, non faccio certo l’ambasciatore del mondo del fumetto.

Anche se questo ruolo te lo hanno, in parte, affibbiato?

(Annuendo un po’ rassegnato) Me ne rendo conto, ma non sono il tipo da mettersi in cattedra, anche dall’incontro di oggi spero di prendere spunto dalle domande e dagli interventi degli studenti: io le cose che conosco le so già, non mi interesso. Non accetto di essere definito maestro, non sarei onesto con me stesso, mi misuro attraverso le mie storie, solo con quelle puoi essere certo dei tuoi limiti e pregi.

Visto che è quasi il momento di mettersi in cattedra mi resta un ultima curiosità: tre fumetti, uno italiano, uno americano e uno che non sia nessuno dei due.

Dunque, di americano dico Supercrooks di Mark Millar, un fumetto recente che ha un’impostazione molto cinematografica. Di italiani te ne dico due, Lukas e Orfani, entrambi editi dalla Bonelli e per finire Yawara, di Naoki Urasawa perché sono un grande lettore di manga.

Mattia Fumagalli
@TiaTiaFuma

Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta