Del: 15 Maggio 2014 Di: Bianca Giacobone Commenti: 0

1. Innanzitutto non è un film ma una serie televisiva. Il che può attrarre o meno, ma nel caso in cui vi piaccia, cosa che accadrà quasi sicuramente se possedete un senso estetico, il godimento della visione si prolungherà da massimo tre a ben otto ore, da distribuire nei momenti delle vostre vite che più vi aggradano. Conveniente, no? E c’è da aggiungere che, anche se siete di quei caratteri molto appassionati (ossessivi, direbbero alcuni), a cui risulta impossibile scollarsi dallo schermo fino a quando ci sono episodi disponibili da vedere, True Detective conta solo otto puntate, quindi potete guardarvelo tutto d’un fiato senza compromettere eccessivamente la vostra salute mentale e/o il risultato dei vostri esami.

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2. Gli attori principali. I protagonisti di True Detective, Marty e Rust, sono interpretati rispettivamente da Woody Harrelson e Matthew McConaughey. Entrambi vengono dal cinema, entrambi sono davvero bravi, e spesso e volentieri quando si hanno due attori davvero bravi come protagonisti vale la pena di andare a vedere di cosa si tratta. Questo, e insomma, Matthew McConayghey l’avete visto? Anche se non avesse vinto l’Oscar come miglior attore protagonista, uno dei più meritati di quest’anno, per la sua performance in Dallas Buyers Club, averlo sotto gli occhi per qualche ora di sicuro non fa dispiacere.

3. Gli attori secondari. O, per meglio dire, i personaggi che interpretano, ritratti surreali, grotteschi, nondimeno intriganti, dei profondi Stati Uniti. Personaggi che paiono tratti da un romanzo, che ricordano gli inquietanti caratteri di A Sangue Freddo. Come nel romanzo di Capote i personaggi sono reali e stentiamo a crederlo, qui non lo sono ma possiamo benissimo immaginare che esistano, loro e le loro tragedie e le loro facce, che messe tutte l’una accanto all’altra vanno a costruire un panorama umano intenso e cupo.

4. L’ambientazione. True Detective è ambientato nella desolazione cruda della Louisiana, e ci regala immagini di cieli sconfinati, e foreste, e campi, e paesi minuscoli e sperduti e bar decadenti ai lati delle grandi strade che coprono quelle distanze enormi che noi europei, e noi italiani in particolar modo, abituati agli spazi stretti, facciamo fatica ad immaginare. Sono cartoline inquietanti e piene di fascino, mi viene da pensare che siano state commissionate da un ufficio del turismo per quei viaggiatori un po’ curiosi, in cerca dei recessi più profondi e selvaggi del civilizzato mondo occidentale.

5. La musica. True Detective ha una colonna sonora con i fiocchi, adatta agli spazi sterminati, ai posti perduti, alla perversione morbosa del caso che i detective si trovano a dover districare. A partire dalla sigla, che è abbastanza suggestiva da far la fine di tutte le sigle delle serie televisive a cui ci si appassiona e diventare la nuova suoneria del cellulare (che, a voi non capita?).

6. La visione catastrofica dell’umanità. Alla fine di True Detective gioirete del suo valore artistico, ma di sicuro non avrete riacquistato fiducia nell’uomo. Non lo indico come punto a suo sfavore, anzi, propongo questa osservazione ai vostri interesse antropologici, metafisici, generalmente filosofici. Il detective Rust ci regala una serie di perle del pessimismo più nero, una saggezza talmente crudele, che, se da una parte potreste trovarvi ad essere d’accordo con lui, dall’altra pregherete con fervore di non scadere mai ai suoi livelli, e vi troverete a considerare le più varie tragedie della vostra vita con tutto un nuovo ottimismo. Ma non disperate, c’è il lieto fine (così dicono almeno), sono pur sempre americani.

7. Il giallo. Aver relegato a punto numero sette quello che dovrebbe essere il fulcro di una serie poliziesca, ovvero il caso che bisogna risolvere, non vuol dire che sia meno importante. Certo, non è il motivo principale per cui si divora una puntata dietro l’altra, ma questo vuol dire soltanto che è inserito in un’ottima storia, e supportato da ottimi attori, un’ottima sceneggiatura, tutto quello che ho detto prima senza annoiarvi. Del caso non vi posso dire molto senza andare a rovinarvi la visione, posso dirvi tuttavia che è una di quelle storie gialle terribili in tutta la loro morbosità, la loro perversione, che per qualche strano meccanismo catartico guardi con il fiato sospeso, e che è arricchita da un certo mistero, un misticismo primordiale che suggerisce anche ai più scettici un qualcosa che scorre sotto, che sai che non esiste ma comunque accetti venga insinuato.

8. Perché piace a tutti. È piaciuto a tutti quelli che l’hanno visto. Ora, questo motivo potrà sembrarvi superficiale, ma se non è valido lui non è valido nessuno. Guardate True Detective, seguite il mio consiglio spassionato. Non ve ne pentirete.

Bianca Giacobone
@BiancaGiac
Bianca Giacobone
Studentessa di lettere e redattrice di Vulcano Statale. Osservo ascolto scrivo. Ogni tanto parlo anche. E faccio il mondo mio, poco per volta.

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