“È meglio un buon ricorso
di un buon concorso”

Il concorso che, nel Luglio 2011, doveva individuare più di 300 nuovi presidi per gli istituti superiori lombardi, buono (e trasparente) non lo è stato. I presidi novizi o presunti tali non si sono ancora seduti dietro le proprie scrivanie. Abbiamo fatto un po’ di ordine nella vicenda insieme a due di loro — preferiscono rimanere anonimi — che si sono visti prima promossi, poi bocciati, infine impelagati in una palude di ricorsi giudiziari insieme a decine di altri colleghi. Questa è la loro storia.

Nel Luglio 2011, dopo 7 anni di attesa, viene finalmente indetto un nuovo concorso per presidi in Lombardia. L’affluenza è alta e serve una preselezione — solo in 1000 dei 4000 aspiranti riescono ad accedere al concorso vero e proprio. A questi viene chiesto prima di cimentarsi in due distinte produzioni scritte e poi a una prova orale; a valutarli, una commissione formata da presidi e capeggiata da un docente universitario. I temi sono valutati in trentesimi, con la sufficienza al 21: la raggiungono in 470 e di tutti questi al successivo orale ne viene bocciato solo uno; tutti gli altri sono promossi. È il Luglio del 2012 e i giochi sembrano fatti — fumata bianca, di corsa a scuola che sta per suonare la campanella.

Invece, cominciano i guai. Alcuni dei bocciati presentano ricorso al TAR (tribunale arbitrale regionale), sostenendo che le buste in cui sono stati raccolti i temi sarebbero troppo trasparenti e che le garanzie legali di anonimato verrebbero a cadere. La trasparenza delle buste per questi concorsi, stabilisce la legge, deve essere almeno del 90%. Dopo una serie di perizie, il TAR riconosce che la trasparenza delle buste usate in questa tornata è del 96%, dunque regolamentare, ma, sostenendo che “in astratto” sarebbe stato violato il principio dell’anonimato necessario al concorso, ordina che i temi vengano reimbustati e ricoretti.

È un discorso di una cavillosità folle, plausibile solo in una contesa tra Paperino e Gastone, ma è anche una questione centrale: significa che tutti i successivi (e incresciosi) eventi si baserebbero su un comportamento giudiziario a dir poco enigmatico, per non dire su un pretesto.

Il TAR infatti convoca una nuova commissione per correggere i temi.
I risultati vengono stravolti. Dei precedenti promossi, ne vengono confermati solo 310; in più, dei precedenti bocciati, ne vengono promossi 270.

In molti casi, le nuove valutazioni destano perlomeno qualche perplessità, elaborati che avevano ottenuto una valutazione di 4/30 o 5/30 rivalutati a un decoroso 21/30 — addirittura, un candidato è passato da 0/30 fino a 25/30.

Ma, si sa, negli affari giudiziari, il dubbio di assolvere un colpevole è di gran lunga meno odioso di condannare un innocente. In questo caso, il sospetto che siano stati promossi degli immeritevoli è meno inquietante del sospetto che siano stati bocciati dei meritevoli. 96 professori in precedenza promossi e virtualmente già seduti sulla poltrona di preside sono stati respinti dalla seconda commissione, i criteri di correzione possono essere davvero così oscillanti? Molti, come il nostro testimone, si sono visti ridurre il proprio punteggio da una piena sufficienza a un risultato inferiore al 21. Non si può parlare di malafede di chi ha corretto i temi finché questa non viene dimostrata, ma qualche domanda pare lecito porsela.
Tra i promossi al secondo giro, si mormora, ci sono personaggi “con le spalle coperte”, due parlamentari — uno autore di un controverso emendamento a un decreto legge sui concorsi pubblici di qualche anno fa e un altro ex portaborse di un ex ministro dell’istruzione; ex provveditori di Lodi, Pavia e Monza.

I promossi che si sono visti bocciare dalla nuova commissione presentano dunque un controricorso, contestando l’eccessiva oscillazione della griglia di valutazione e l’illegittimità del presidente della seconda commissione. Questa, di norma, avrebbe dovuto essere presieduta da un docente universitario, ma, a quanto pare, non se n’è trovato nemmeno uno disponibile allo scopo. Discorso che suona un po’ una foglia di fico — in tutta la Lombardia non un docente disponibile a coprire questo ruolo temporaneo? La scelta di testa della commissione è caduta quindi su un dirigente tecnico — una di quelle figure ombrose ma potenti che gestiscono le casse degli istituti — che inoltre era stato già coinvolto in una vicenda parimenti paludosa in un concorso dedicato appunto ai dirigenti tecnici.

In questa palude nessuno ha vinto, nessuno è ancora diventato preside, dopo la pubblicazione della graduatoria il 23 Febbraio, gli attuali promossi avrebbero dovuto prendere servizio il 10 Marzo. Il 7 dello stesso mese si erano recati a firmare i contratti, ma si sono visti interrompere proprio sul più bello direttamente dal ministero, la firma era stata decisa dall’autorità locale, e lo Stato centrale ha rivendicato un suo diritto di prelazione. Dunque, i novizi prenderanno possesso delle cattedre a partire dal 30 Giugno.

Immaginiamo sia solo per puro caso che la nuova sentenza del TAR, chiamato a giudicare il controricorso dei respinti dalla seconda commissione, sia stata fissata il 1 Luglio. Per loro potrebbe esserci un’altra via d’uscita: proprio in queste ore, il governo sta varando il decreto sul lavoro e uno degli emendamenti è inerente al reintegro di alcuni presidi toscani coinvolti in una vicenda simile a quella lombarda, di sangue e di concorsi — un’altra commissione in odore di illegittimità e altri professori già promosi presidi che corrono il rischio di vedersi sottrarre l’incarico. Se l’emendamento dovesse essere votato potrebbe profilarsi una soluzione ricalcata su quella toscana anche per i presidi del limbo lombardo, e avrebbero il posto i promossi della prima e della seconda ora.

Per ora tuttavia, non resta che sperare nel TAR, e il morale non è alto. Si tratta di persone che hanno servito la scuola pubblica per anni, con convinzione, e che non meritano tutta questa grettezza. Vi lasciamo con una frase pronunciata da uno di quelli con le spalle coperte che invece al secondo giro è stato promosso, “È meglio un buon ricorso di un buon concorso”.

Stefano Colombo
Photo credit Sofiadelmare
Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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