Del: 12 Maggio 2014 Di: Redazione Commenti: 1

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Sono candidato, non per una lista universitaria ma per le elezioni amministrative del mio paese. Un progetto nuovo, di giovani e meno giovani, un progetto che molti aspettavano e che finalmente sta muovendo i primi passi. Abbiamo voluto dedicare con forza un punto del programma all’antifascismo, coscienti della sempre più preoccupante, reale e inspiegabilmente istituzionalizzata presenza di gruppi di estrema destra, d’ispirazione dichiaratamente nazifascista. Lo si vede in Europa, lo si vede in Italia e infine lo si vede a Milano (l’ultimo triste esempio è datato 29 aprile, quando un migliaio di militanti neofascisti hanno sfilato – pardòn – marciato per le vie della città esibendo croci celtiche e saluti romani). Eppure sono in troppi che non percepiscono la gravità di questi fatti, che lasciano correre, che se ne dimenticano.

Mi è rimasta impressa una frase di un commerciante, padre di famiglia, attento ai problemi cittadini: “Io con l’antifascismo non do da mangiare ai miei figli”.
Forse è proprio la dilagante “noncuranza”, conseguenza di una profonda crisi culturale e morale che ha trovato sbocco nell’antipolitica, ad essere la vera fonte del problema. Si parla di pacificazione, di tolleranza, addirittura di democrazia e intanto Milano si riempie di negozi, attività, hotel, pub direttamente collegati o gestiti da organizzazioni di estrema destra, che allungano le mani anche sull’università.
Tutti hanno studiato storia, quindi tutti sanno che il primo ambito in cui un potere forte agisce per poter penetrare a fondo nel sistema (per alterarlo e controllarlo) è proprio la scuola. Garantisce il controllo sulla formazione, la crescita e il carattere delle nuove generazioni, cioè i futuri sostenitori, spacciando il tutto come un qualcosa di pseudoculturale (da notare il fatto che molte sedi di Casapound, Forza Nuova, etc.. aprono con il titolo di “circoli culturali”). In quest’ottica di entrare e appropriarsi degli spazi quotidiani della società credo che l’università rappresenti il punto nevralgico, fondamentale, su cui fare principalmente leva. A Milano l’Università Statale sta diventando un punto ideale per questi gruppi studenteschi, neanche più definibili “infiltrati”, in quanto presenti come candidati alle elezioni del 14 e 15 maggio. Il dubbio iniziale diviene immediatamente conferma: basta leggere due volte il volantino per capire che i toni e le parole non possono che rimandare al linguaggio tipico del ventennio; ancora più esplicito è il simbolo, ripreso da Legione Universitaria, gruppo esistente in Statale nel 2012, legato al Gruppo Alpha e a Lealtà e Azione, uno dei centri di riferimento dei neofascisti italiani.
Altri si nascondono dietro il qualunquismo politico, pensando di proporre, in questo modo, il vero cambiamento necessario. Ci sono, esistono.

Teste rasate, magliette con scritte evocative.

Anche sui loro profili facebook i legami sono facilmente riscontrabili: fotografie scattate ad un incontro in via Palestro (dove tra l’altro è stata recentemente aperta una sede di Lealtà e Azione), post, immagini. È innegabile quindi che il problema sia presente e sempre più grave, a maggior ragione se inserito in un contesto, nazionale e continentale, che vede proliferare i movimenti di estrema destra. È una questione che non può più essere sottovalutata o presa sotto gamba, come troppo spesso accade anche fra candidati di altre liste universitarie, né tanto meno evitata. Anche i singoli studenti-elettori hanno un compito fondamentale: informarsi in prima persona, non lasciarsi ingannare dalle proposte patinate, chiedere sempre chi sta dietro a una determinata lista, chi la finanzia, chi la sponsorizza.
Informatevi ed informate.
Il fascismo è reato!

Mattia Bertani
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