Vatican in flames

Mentre altrove i potenti del mondo si riuniscono per dibattere quisquilie, come la risoluzione diplomatica dei conflitti, il futuro andamento dell’economia globale, o la salvaguardia dell’ambiente, nelle stanze segrete vaticane un consesso d’alti prelati si raduna per l’adempimento di un compito d’importanza capitale per il destino dell’uomo: la certificazione ufficiale dei miracoli attribuiti ai defunti papi Roncalli e Wojtyla.

La gente fa presto a gridare “santo subito!”, ma non è così semplice. Le regole parlano chiaro: ci vuole almeno un miracolo certificato (secondo lo standard ISO-9000) per essere dichiarati beati, e due per diventare santi. Insomma, è finito il tempo in cui poteva guadagnarsi un posto sul calendario un Ser Ciappelletto qualsiasi. Ora vige la più stretta meritocrazia: c’è un iter burocratico complesso, moduli da compilare, uffici da visitare, preghiere da ascoltare, documenti da raccogliere, e infine l’approvazione della severissima commissione esaminatrice, composta da sapientissimi teologi e medici di lunga esperienza.

«Dunque, qui abbiamo una guarigione dal Parkinson, due conversioni di acqua in vino, un paio di passeggiate sull’acqua e una fotografia che piange maionese.»
«Vediamo… Con il bonus resurrezione fanno trecentoquindici punti.»
«Una posizione di tutto rispetto in graduatoria.»

Concesso il bollino di santità, si è potuta tenere la grandiosa cerimonia in cui i due papi vigenti hanno, tra l’altro, benedetto le sante reliquie —un lembo di pelle umana e un’ampolla di sangue (cose che neanche Cannibal Holocaust)— di fronte a un milione di pellegrini e circa due miliardi di telespettatori. Allo spettacolo ha partecipato uno stuolo nutrito di politici, e le televisioni e i giornali del nostro laicissimo Paese sono rimasti incollati a questa “meravigliosa festa della cristianità” per circa tre giorni, tra dirette, dibattiti, approfondimenti speciali e agiografie in omaggio in edicola.

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Quando riti essenzialmente medievali vengono trasposti nel XXI secolo, e per di più prestati ai nuovi media in nome di una modernizzazione di facciata, l’effetto non può che essere comico-grottesco. Account di Twitter del papa, santificazioni in mondovisione, papa-boys, hashtag come #2papisanti, sono cose che fanno quasi rimpiangere l’Inquisizione spagnola — almeno aveva un po’ di dignità. Al puro ridicolo si accompagna poi una desolante banalizzazione della religiosità, intesa nel suo significato più profondo: quel senso del sacro che la Chiesa riesce ad infangare senza soluzione di continuità da due millenni, dal commercio delle indulgenze fino alle buffonate social.

Ora, invece che coprire con questa gigantesca operazione di marketing la dissonanza cognitiva che dovrebbe formarsi nel cervello di qualsiasi cristiano pensante —un conflitto che non è tanto tra fede e ragione, ma tra Chiesa e ragione— le gerarchie ecclesiastiche potrebbero prendere finalmente in mano la situazione e riformare veramente l’istituzione anacronistica che si trovano a governare, per esempio lasciandosi alle spalle una volta per tutte il culto dei santi, ridicola (e teologicamente problematica) iniziativa, escogitata –com’è noto– per far digerire il monoteismo alle masse contadine abituate al paganesimo.

E invece, a tre secoli dall’Illuminismo, siamo ancora costretti ad assistere all’irrazionalismo pre-civile dell’adorazione delle reliquie e alla pubblicazione di riviste come Il mio papa, mentre giornalisti e politici e opinionisti (cioè gente che ha studiato) vanno in brodo di giuggiole per papa Francesco.

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Potremmo semplicemente farci una risata, se non fosse per l’enorme peso che la Chiesa tuttora detiene, anche solo in virtù del potere che esercita sulle coscienze di una massa di fedeli ancora sorprendentemente numerosa. E i danni che produce —specialmente nel nostro Paese, che ha la sventura di ospitarne la sede— sono ancora tanti, come dimostra la vicenda dei professori di un liceo classico romano denunciati da alcuni genitori per aver fatto leggere ai ragazzi un libro che parla di amore omosessuale (o per dirla con le parole dei genitori stessi: un libro che fa propaganda omosessualista). Poco tempo fa, Bagnasco in persona si era mosso per far ritirare dalle scuole medie un opuscolo di educazione alla diversità. Sono solo ennesimi esempi dello stesso oscurantismo che il cattolicesimo oppone da sempre alla libertà intellettuale.

Forse ha esagerato Piergiorgio Odifreddi, augurandosi il crollo della cupola di San Pietro con papi e cardinali dentro. Forse esagereremmo anche noi, ad augurarci un’Italia senza Stato Vaticano —che, ricordiamo en passant, fonda la propria esistenza moderna su accordi siglati con Mussolini (e quella antica su un documento falso). Ma di sicuro non esageriamo nel rivendicare uno Stato pienamente laico e un’informazione dignitosamente emancipata da qualsiasi influenza religiosa; e magari (ma a questo dovrebbero pensare i fedeli) una religione meno trivializzata. Chissà quanti santi ancora ci toccherà aspettare.

Sebastian Bendinelli
@Se-ba_stian

Sebastian Bendinelli
In missione per fermare la Rivoluzione industriale.

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