Extraterrestri digitali:
Corrado Passera è Italia Unica

È nato a febbraio di quest’anno il movimento politico di Corrado Passera, Italia Unica, e sarebbe eticamente scorretto, oltre che condannabile sotto il profilo deontologico, incentrare critiche al comasco basate sullo sfottò del suo vagineo cognome ornitologico o sulle declinazioni verbali che lo stesso può assumere: passera-passerà-è già passato, quando si dice nel nome il destino.

Corrado Passera ha alle spalle una mirabolante carriera decennale dentro le stanze che contano, Poste Italiane, Espresso, Olivetti, Banca Intesa, ma raggiunge la notorietà nell’autunno 2011, quando approda al dream team di Mario Monti a Palazzo Chigi, nel governo che doveva spaccare il mondo a suon di riforme strutturali ma finì miseramente per spaccare i testicoli a se stesso, a suon di cuccioli canini piangenti sulle ginocchia e altrettante cucciole ministre del Lavoro piangenti in conferenza stampa.
Si trovava nell’esecutivo in veste di mandante morale al Ministero dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la collaborazione di Anas, Aiscat e Società Autostrade – Onda Verde vi saluta.

Prima delle elezioni politiche 2013, Passera ebbe lo scatto di reni tipico dei rettili che annusano il pericolo: comprese con largo anticipo che l’elettorato mal tollerava i macellai bocconiani travestiti da maestrini, decise quindi di non candidarsi nella coalizione Con Monti per l’Italia per concedersi qualche mese di beato e meritato riposo.

Oggi torna alla carica e chiama alle armi i moderati, quel tratto di corpo elettorale che ogni leader brama senza che nessuno sappia riconoscerlo: perché moderato è come la bellezza, una faccenda di gusti soggettivi, moderato è nell’occhio di chi guarda, nello scrutinio di chi broglia. Comunque chiamare alle armi i moderati è come unirsi in guerra ai pacifisti.
Torna in sella con uno spot che è degno delle massime vette emozionali raggiunte dal marketing politico nella storia: s’intitola Io Siamo – Italia Unica

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Lo sfondo bianco da ospedale, la musichetta da carillon e gli spazi geometrici non euclidei fanno da contorno a una voce narrante da usignolo, uno di quei timbri vocali rassicuranti che si usano nelle pubblicità delle pomate per le emorroidi, che servono ad evocare nell’ascoltatore-spettatore immagini di effusioni con la natura e armoniosi divenire cosmici. Ma è un inganno, perché sta per arrivare il momento del dito in culo.

Io siamo un po’ più di tanti io. E molto più di un luogo comune. Io siamo una e indivisibile. Io siamo insieme, giovani e vecchi, primi e ultimi, uno e tutti.
Nessuno e centomila, delitto e castigo, orgoglio e pregiudizio, affari e finanza, Pelè e Maradona – potenzialmente è un gioco senza termine, che sfrutta la ricorsività del linguaggio per prolungare all’infinito lo sterminato elenco di coppie dicotomiche.
Il richiamo al quinto articolo della Carta “una e indivisibile” dà quel tocco di solennità da padre costituente, che serve a far dimenticare remoti flirt fra il banchiere centrista e la Lega nord – partito che notoriamente nasce proprio per difendere l’indivisibile repubblica italiana, non come movimento secessionista che usava la Costituzione per pulirsi il deretano.

Io siamo il raccolto di chi siamo stati e il seme di chi saremo.
Apelle, figlio di Apollo, fece una palla di pelle di pollo contro i trentatré trentini.
L’allitterazione in “S” è una trappola per topi vendoliani con difetti di pronuncia – nessuna simbologia nascosta dietro l’uso terroristico dell’alfabeto latino.
Siamo in modalità scioglilingua rimbambimento totale: si entra in un orizzonte pastorale, con il riferimento al raccolto e al seme che fa tanto Giovanni Pascoli e Nuovo Testamento; d’altronde la precaria parola di Dio abbisogna di nuovi profeti con contratto atipico, e poco importa se uno di questi è un mercante di colombe, che dal tempio del Vangelo secondo Matteo sarebbe stato cacciato a pedate.
“Io siamo il raccolto di chi siamo stati e il seme di chi saremo” è la più classica delle massime pro-rimorchio ubriachi in una sera di mezza estate sulla spiaggia, da raccolta di aforismi per San Valentino, un po’ come dire “cenere siamo e cenere torneremo” – piccoli Confucio crescono travestiti da creativi.

Io siamo una Divina Commedia, un Giudizio universale, una Terra che gira intorno al Sole.
Io siamo un uomo che ha scoperto un continente per sbaglio.
Io siamo una donna che dall’amido di mais, patate e grano, ha immaginato la bioplastica.

La solita menata dell’italianità, concetto sul quale Passera ha marciato trionfalmente nel 2008, prendendo parte alla cordata Cai-Alitalia dei “capitani coraggiosi”, accorsi dalla soffitta di Kipling ai terminal di Fiumicino per salvare la compagnia di bandiera. Per conoscere il resto della storia, Kipling non serve.
Abbiamo già avuto modo nel recente passato di sviscerare la retorica Enel, quella per cui i meriti di Dante Alighieri sono i meriti dell’intera etnia italica nella sua primitiva purezza. La stessa retorica che fornisce una storia d’Italia in formato Mulino Bianco, selezionando gli avvenimenti più gradevoli per glissare su tutto il resto.
In questo caso si aggiunge il problema del curriculum scolastico: risulta chiaro che i pubblicitari di ogni risma devono essersi fermati alla terza liceo nello studio della letteratura. Possibile che ci si vanti di “essere una Divina Commedia” – qualunque cosa significhi questa oscura espressione – e non ci si vergogni mai di “essere” una Solitudine dei numeri primi, un Va’ dove ti porta il cuore, un Gramellini al festival del libro avariato?
Questi prendono un manuale di letteratura italiana, lo fanno a brandelli e infine raccolgono le briciole di carta sotto al tavolo secondo criteri convenienza propagandistica.

Passera e i suoi consulenti d’immagine tirano dritti per la loro strada senza guardare in faccia a nessuno: citano Dante, Michelangelo e Galileo, roba forte da alternativi, liberi pensatori contro l’egemonia culturale dei sussidiari.

“Un uomo che ha scoperto un continente per sbaglio”, come se un piromane se la menasse per aver inventato il fuoco; in ogni caso se la linea politica di Italia Unica verrà forgiata sull’esperienza di Colombo con l’America o Fleming con la penicillina, le si prospetta un futuro radioso fatto di caravelle affondate, avvistamenti delle Indie e conseguenti genocidi delle popolazioni autoctone. Del resto lo insegnano sin da bambini, è sbagliando che s’impara.

Poi arriva la donna che dall’amido di mais ha inventato il nucleare – non è Antonella Clerici se ve lo state chiedendo – e che successivamente, dopo aver mescolato la fecola di patate con il grano guadagnato dalla precedente invenzione, ha tentato l’impresa di far comunicare i vegetali fra loro per creare coscienza di classe. Inutili le polemiche e gli improperi di Gordon Ramsay – non si può fermare l’innovazione.

Ecco chi siamo: gente col gene del genio.
Talmente geniali che andranno clonati gli elettori – nuova tecnica gonfia tessere di partito.
È finalmente chiaro a cosa serva studiare e raccogliere campioni di DNA anche nei pluriomicida: smontare queste idiozie pangenetiste.
Ve la vedete la stirpe Passera con tutti quei nucleotidi così brillanti, quelle basi azotate manzoniane che si riuniscono in simposio, per non parlare dei legami fosfati col quoziente intellettivo di Marconi.

Io siamo la radio, il telefono, l’arco a tutto sesto, la bussola, il radar, la banca, il chiodo di ferro, il microchip, il cono gelato, l’acquedotto, la strada, il personal computer…
Alcuni tra questi simpatici cimeli possono essere effettivamente utilizzati, è il caso del chiodo di ferro e del cono gelato, con finalità ricreative che vi lasciamo intuire.
Per altre creazioni figlie del genio peninsulare, tipo la banca, basti sapere che Lehman Brothers te salutant.
Apprendiamo però con sgomento di aver inventato le strade, mentre i Sumeri ancora si domandavano sbigottiti che cazzo farsene della ruota. Come diceva Russel Crowe in Body of Lies a un arabo di passaggio: “Voi avrete pure inventato la matematica, ma noi siamo quelli che hanno scoperto come usarla”.
Un’ultima considerazione a proposito del personal computer: questi straccioni della comunicazione digitale, che tanto si vantano di appartenere al mitologico popolo degli Olivetti, non hanno nemmeno fatto lo sforzo di inventare da zero una campagna promozionale, come mostriamo qui sotto, “ispirandosi” a un noto spot di Apple dell’anno scorso.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=VpZmIiIXuZ0[/youtube]

Perché il bravo artista copia, ma il genio ruba. Ma anche perché i vermi dentro le mele ci sguazzano da millenni.

.           LA                                          MI
Io siamo i primi che hanno avvistato una stella cadente.
.           RE                                          MI
Io siamo i nostri desideri e la nostra forza di esaudirli.
.           LA                                          MI
Io siamo i nostri difetti e la nostra voglia di migliorarli.
.           RE                                          MI
Io siamo i nostri talenti e la nostra capacità di usarli al meglio.
Arrangiate la strofa con un giro di accordi standard, tipo Canzone del sole, ed ecco apparire come per magia la vostra Hit estiva da chierichetti che hanno subito abusi sessuali in tenera età.
Viene quasi da meravigliarsi che lo spot non si concluda con un “Passera nostro che sei nei cieli, sia santificato il nome tuo, venga il tuo regno, sai fatta la tua volontà”.

Perché io siamo così: un paese unico al mondo.
La Svizzera.

Parte una sfilza di nomi propri e si conclude con quello di Corrado che svetta sotto al simbolo di Italia Unica – almeno l’avessero chiamata Canzonissima, avrebbe avuto più senso.

Discorso di Corrado Paul Passera ad una cerimonia di laurea a Stanford
Discorso di Corrado Paul Passera ad una cerimonia di Laurea a Stanford

Dall’intero spot si esce frastornati, come dopo una ripetuta serie di randellate in testa: un po’ è colpa delle idiozie, un po’ delle idiozie ammantate da belle parole – cosa vogliano dire espressioni come “la forza di esaudire i propri desideri” quando un movimento politico si presenta sulla scena pubblica, lo sa solo il genio della lampada che Passera-Aladino custodisce gelosamente nelle tasche dei pantaloni.
Più in generale l’intera atmosfera è carica di quello spirito da piazzista incallito venditore di aria fritta, sai che vogliono propinarti qualcosa ma non riesci a capire cosa: come ha fatto notare Alessandro Robecchi con un tweet magistrale “A giudicare dallo spot, si direbbe che Corrado Passera chieda di aprire un conto in una filiale del suo partito”.
Solo non si vedono le code agli sportelli.

Francesco Floris
@Frafloris
Francesco Floris
BloggerLinkiesta
Collaboratore de Linkiesta.it, speaker di Magma, blogger.

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