Del: 28 Agosto 2014 Di: Marta Clinco Commenti: 1

Nemmeno un mese fa, sempre da queste pagine, si annunciava un’estate caldissima sotto il profilo dell’ordine pubblico. A fine luglio era arrivato il primo sgombero della stagione nei confronti di Zam, lo spazio occupato e autogestito nel quartiere del Parco delle Basiliche, in via Santa Croce. La ex scuola media Giulio Cesare era stata restituita alla comunità dopo quasi dieci anni di abbandono e degrado, e ospitava ormai stabilmente varie attività gestite per lo più da giovani, con l’aiuto ed il sostegno del vicinato. In quell’occasione, a seguito di scontri violenti con le forze dell’ordine, si erano registrati diversi feriti e contusi tra i ragazzi. Tuttavia lo sgombero era stato portato a termine e Zam barricato. Ora è deserto.

Sgombero Lambretta

Martedì è toccato al Lambretta. Alle 7 del mattino Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco attraversavano Piazza Ferravilla, con la Digos pronta a fare irruzione nelle villette occupate non solo dal centro sociale, ma anche da alcune famiglie senza casa. Chiuso anche l’accesso da V.le Romagna, lo sgombero ha inizio. Subito alcuni antagonisti con il volto coperto, vestiti di felpe rosse (Corriere Milano) raggiungono il tetto: “Continuiamo a resistere. Vogliamo spazi come questo in città. Due anni di progetti, di solidarietà”.
Intanto davanti al centro si organizza un presidio che col passare delle ore raccoglie sempre più consensi, e che durerà fino a sera. Viene proibito di raggiungere i manifestanti arroccati sul tetto con acqua e cibo; nel frattempo i becchini dell’Aler iniziano a svuotare le case delle famiglie, per lo più di origine peruviana, composte anche da bambini molto piccoli. Gli assistenti sociali propongono loro una sistemazione per la notte in una casa famiglia, ma solo per donne e bambini – proposta subito rifiutata.
Altre famiglie rom, venute a conoscenza dello sgombero imminente, si sono allontanate autonomamente durante la notte.

L’operazione infatti era già stata stabilita nei giorni scorsi in Prefettura, dove si erano riuniti i membri del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, e ne era giunta notizia anche tra le villette di Piazza Ferravilla. Il presidio e le proteste sul tetto e davanti al Lambretta proseguono, mentre Aler orna di lamiere le porte e le finestre degli edifici. Le richieste dei manifestanti sono chiare: evitare le denuncie per i ragazzi sui tetti rimane la priorità assolutà in questo momento di scontro frontale; in secondo luogo, è necessario che chi ha disposto lo sgombero si prenda responsabilità di quelle famiglie che vivevano nelle villette accanto a quelle occupate dal centro sociale e che ora, sfollate, si ritrovano senza casa; da ultimo si richiede l’autorizzazione per il corteo che si svolgerà in serata, così da evitare gli ennesimi scontri con le forze dell’ordine.
Le richieste vengono in parte accolte, ed il corteo – si contano duecento persone circa – si muove effettivamente verso le 20.00 da Piazza Ferravilla, procedendo lungo V.le Abruzzi. Passata Piazza Ascoli, giunge in V.le Molise, alla sede dell’Aler. In giornata si era verificato un primo blitz per iniziativa dei ragazzi del Collettivo Lambretta presso gli uffici di Via A.Costa: “Contro Aler, contro Expo, il Lambretta Resiste!”.

io sto con lambretta

Ciò che ad Aler si rimprovera è la gestione incosciente e iniqua del patrimonio pubblico, che riporta oggi in bilancio buchi e ammanchi di migliaia di euro; inoltre, le liste di attesa per l’assegnazione delle case libere (5.000 circa) di proprietà comunale sono infinite, e così gli appartamenti rimangono vuoti e abbandonati, devastati dal degrado, dalle incurie e dal tempo. Ora, a giustificazione dello sgombero avvenuto, Aler dichiara: “Gli immobili sgomberati fanno parte dello storico quartiere Del Sarto, esempio della qualità dell’architettura milanese e, anche in virtù del loro valore culturale, meritano di essere valorizzati e non deturpati da abusi”. Aggiunge che le palazzine verranno vendute ed il ricavato reinvestito nell’edilizia sociale. Ma cosa era stato fino ad oggi di questa qualità architettonica milanese dimenticata, di questo prezioso patrimonio, del suo valore culturale? Che i riflettori puntati sulla vetrina di Milano Expo abbiano in qualche modo smosso le acque di quella paludosa edilizia sociale?

Il Centro Sociale Lambretta era molte cose, proprio come lo Zam di Via Santa Croce; di certo non era deturpazione, non era abuso. Al suo interno ospitava un bar popolare, aule studio per i giovani, il negozio Raw Spray Shop, una sala di registrazione, una palestra popolare e il Mutuo Soccorso Rosso, organizzato da studenti, lavoratori, e da chiunque volesse mettere a disposizione beni primari come alimenti, indumenti, attrezzatura medica, giochi per i più piccoli, e instaurare così un circolo di aiuto concreto e gratuito per tutti coloro che dovessero trovarsi in difficoltà.
È una perdita che la comunità non vuole ignorare: lo ha ampliamente dimostrato ieri, con il sostegno offerto ai ragazzi sul tetto e ai manifestanti, urlando a gran voce:

“Il Lambretta Resiste oltre Via Apollodoro e annuncia presto altre occupazioni!”.

Marta Clinco
@MartaClinco
Marta Clinco
Cerco, ascolto, scrivo storie. Tra Medio Oriente e Nord Africa.

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