Sei ciò che sprechi II: cosa si fa in Italia, cosa si farà durante Expo2015

Ci siamo lasciati la scorsa volta chiedendoci quali fossero in Italia le iniziative più interessanti a sostegno della lotta allo spreco alimentare, e soprattutto come stesse procedendo Milano in vista di Expo2015 che ruoterà proprio attorno al tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.
Per ovvi motivi non è stato possibile citarle tutte, ma tenteremo di presentarne alcune tra le più valide.

Un green social
Degno di nota risulta il progetto di tre ragazzi, Daniele Merola, Emiliano Marzo e Fabio Gagliano, laureati in ingegneria informatica al Politecnico di Torino: Next Door Help, un servizio gratuito di item-sharing.

L’utente iscritto alla piattaforma, dopo la registrazione e l’inserimento della propria posizione, visualizzerà la mappa della propria città e potrà scegliere di essere all’occorrenza helper o finder: nel primo caso pubblicherà avvisi geolocalizzati per mettere a disposizione il cibo che non è in grado di consumare (ovviamente integro e non ancora scaduto) e nel secondo, facendo una semplice ricerca, potrà a sua volta rispondere agli avvisi a cui è interessato, inviando un messaggio privato all’helper per fissare un incontro.
Tra le categorie di ricerca, oltre ad “alimenti” si trovano anche “vestiti”, “mobili” e persino “animali”.
L’iniziativa è piaciuta a Cristiana Muscardini, vicepresidente della commissione Commercio Internazionale del Parlamento Europeo, che ha invitato la Commissione Europea a valutarla, nella prospettiva di un utilizzo più diffuso.

Auchan e Simply a sostegno del WWF
Dal 5 giugno al 20 luglio WWF e Auchan, una delle principali aziende operanti nel settore della grande distrubuzione alimentare, hanno promosso l’iniziativa La tua ricetta per salvare il pianeta. Svariati aspiranti eco-cuochi hanno potuto inviare una ricetta sostenibile personale, realizzata con avanzi e scarti, partecipando alla selezione per comparire in un libro di ricette anti-spreco disponibile nelle librerie a partire da ottobre.
La genesi dei rapporti tra Auchan e WWF risale al 2009. A partire dall’anno seguente l’azienda ha deciso di adottare alcune delle Oasi WWF, per ora tredici in tutto e tutte vicine ai loro ipermercati, nelle quali è possibile partecipare a incontri tematici di educazione ambientale.
Auchan ha devoluto a oggi quasi 678mila euro, il che è stato possibile soprattutto mediante la vendita di borse riutilizzabili con il logo WWF e immagini firmate da Fulco Pratesi.

È di questi mesi inoltre la notizia di una campagna promossa dal WWF e la catena di supermercati Simply (nata nel 2005 dal gruppo Auchan) che si inserisce all’interno del programma One planet food.

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La campagna, intitolata “Insieme per non alimentare lo spreco”, si propone di sensibilizzare la clientela, offrendo suggerimenti atti a promuovere abitudini più sostenibili e consapevoli.

Rappresentanti della campagna i “Viveri e vegeti”, gli alimenti che maggioramente tendiamo a gettare nella pattumiera sebbene ancora commestibili, resi protagonisti di dieci divertenti vignette.

Quattro di queste sono state stampate sulle shopper — disponibili presso tutti i supermercati Simply fino a ottobre — e andranno a finanziare il programma One food planet.
Questa non è la prima volta che Simply si distingue per il suo impegno in questo campo: mantiene accordi con varie associazioni e onlus per la distribuzione ai più bisognosi di prodotti inadatti alla vendita ma commestibili dal 2008. Da allora la catena dona circa 300.000 chilogrammi di derrate alimentari all’anno.

Milano e Expo2015

Il WWF sarà uno dei Civil Society Partecipants di Expo2015, “con un palinsesto di iniziative focalizzato sull’analisi dell’impatto ambientale delle filiere alimentari, sulla loro attuale insostenibilità (…) e il loro impatto”.
E sarà proprio durante l’Esposizione Universale che i sindaci di varie città del mondo potranno firmare il Protocollo di Milano, proposta di una comune food policy già menzionata dal sindaco Giuliano Pisapia durante la sessione plenaria del C40 Cities Mayors Summit lo scorso 6 febbraio a Johannesburg.

Il Protocollo è promosso dal BCFN (Barilla Center for Food and Nutrition) ed è stato delineato durante l’edizione del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione del 2013. Nel giugno scorso è stato presentato agli esperti del Centro Comune di Ricerca — il Jrc — a Bruxelles.
Il documento propone il raggiungimento di tre obiettivi: promuovere stili di vita sani e combattere l’obesità, favorire l’agricoltura sostenibile e ridurre lo spreco di cibo del 50% entro il 2020. Grazie a ciò sarà possibile combattere i tre grandi paradossi del nostro tempo in tema di nutrizione1: in primo luogo il verificarsi di 36 milioni di decessi ogni anno per denutrizione ed altri 29 milioni per eccesso di cibo – sono 868 milioni le persone al mondo denutrite e 1,5 miliardi quelle obese o in sovrappeso. La produzione e l’utilizzo di cereali per attività non destinate all’alimentazione umana: su 2,245 miliardi di tonnellate prodotte ogni anno sono meno della metà, precisamente il 47,4%, quelle destinate al sostentamento umano, il 32,9% soddisfa le richieste della produzione di mangimi animali ed il 6,6% serve a produrre biocarburanti. Secondo queste stime, entro il 2020 la percentuale della prima diminuirà, a favore dell’aumento di produzione di mangimi e biocarburanti.

Infine l’ultima, tremenda, contraddizione dei nostri giorni: un terzo della produzione annua mondiale di cibo viene gettata nell’immondizia, cioè quattro volte la quantità necessaria per nutrire quegli 868 milioni di uomini denutriti.
Per ora è possibile dare una scorsa alla bozza, ma per la versione definitiva del documento dovremo aspettare il prossimo anno, sperando che non abbia lo stesso destino infelice di altri protocolli, primo fra tutti quello di Kyoto.
Scegliendo di combattere in fretta senza se e senza ma questi tre paradossi, il vantaggio sarà di tutti.

Sfruttare più risorse naturali del necessario, non è, come abbiamo già detto, privo di conseguenze; benché dal dopo guerra in poi le nostre abitudini si basino sul contrario, nulla su questo pianeta è illimitato.
Come indicato nel protocollo, tutti hanno il diritto di essere liberi dalla fame. Soprattutto quando a pochi chilometri di distanza qualcun altro è schiavo di un’opulenza smisurata e, in definitiva, immorale.

Maria C. Mancuso
@MariaC_Mancuso
  1. dati OECD/FAO 2011 []
Maria C. Mancuso
Scrive di agricoltura, ambiente e cibo. Mal sopporta chi usa gli anglicismi per darsi un tono.

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