Stepchild adoption
Il primo passo verso l’adozione LGBT è stato fatto

“Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia”, così recita l’articolo 1 della legge 149 della Costituzione Italiana.

Questo articolo, alla base del diritto famigliare, è stato applicato dal Tribunale per i minori di Roma, in una sentenza senza precedenti, con il fine supremo e ultimo di tutelare l’interesse del minore, che sancisce una duplice conquista per il diritto famigliare.
Il minore in questione è una bambina di 5 anni, concepita con fecondazione eterologa in Spagna e cresciuta dalla mamma biologica e dalla sua compagna, regolarmente sposata sempre in Spagna.
La coppia dopo il parto ha fatto ritorno a casa in Italia, nonostante formalmente per lo Stato la loro famiglia non esista. Senza la possibilità di contrarre matrimonio né adozione, infatti, non sono previsti né diritti né doveri che leghino e tutelino le due donne, né tantomeno la minore, considerata legalmente figlia di genitore singolo.
Per questo la coppia ha scelto di rivolgersi all’Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia, in particolare all’Avvocato Maria Antonia Pili che le ha seguite durante il lungo iter giudiziario, volto al riconoscimento della genitorialità di entrambe le donne, tramite l’adozione della minore da parte della madre non biologica, definita in gergo “Madre sociale”.

LGBT rainbow-flag

La scelta di rivolgersi al tribunale ha implicato un percorso per nulla semplice che ha coinvolto servizi sociali, giudici, avvocati e naturalmente l’opinione pubblica. Sono state prese in esame le credenziali delle due donne, libere professioniste che conducono una relazione stabile da 10 anni ed è stata ascoltata e osservata la bambina, giudicata integrata sia nell’ambito famigliare, tra le sue due mamme, sia all’esterno di questo, come la maggior parte dei suoi coetanei.
Considerato il giudizio positivo espresso dai servizi sociali e l’articolo 44 della legge 149, che sancisce le adozioni in casi speciali, il giudice ha firmato la prima sentenza Italiana che ammetta la Stepchild Adoption ossia la prassi – diffusa in molti Paesi europei – che prevede l’adozione di un minore da parte del partner del genitore biologico dello minore stesso,

“Perché si mantenga – afferma la sentenza italiana – quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo, a maggior ragione se nell’ambito di un nucleo familiare e indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori.”

Sono quindi due le situazioni ammesse secondo la legge presente dal 1983 e modificata nel 2001, la stepchild adoption — presente anche in un disegno di legge avanzato a gennaio 2014 dai senatori del Partito Democratico, Andrea Marcucci e Isabella De Monte — che amplia il diritto di adozione e di genitorialità, e l’applicazione della stessa a coppie omosessuali, ammettendo, di fatto, l’omogenitorialità.

La sentenza ha creato scalpore, emeriti rappresentanti del centrodestra hanno criticato aspramente la decisione, Giorgia Meloni ha definito la sentenza “ideologica”, il buon Carlo Giovanardi ha lasciato parlare il suo cuore riformista, dichiarandola “eversiva” e rispolverando, lui sì, un’ideologia poco contemporanea. Dal centro sinistra invece sorgono voci favorevoli ma infastidite dal ritardo del governo, sorpassato dalla magistratura in merito ai diritti civili, anche ne compongono la maggioranza.
Ciò che stupisce davvero di questa sentenza però è che sia arrivata solo ora, quando le situazioni di omogenitorialità esistono, in Italia come all’estero, da tempo e in quanto esistenti, in quanto famiglie, dovrebbero essere accettate e tutelate, e non ignorate, giudicate, criticate, costrette a cercare cavilli in leggi e alternative internazionali.

Questa è una sentenza storica, sintomo di una società diversa da quella percepita più o meno volontariamente in parlamento e creerà un precedente — ma resta una sentenza e come tale inciderà solo parzialmente, in casi speciali, e non basta più. È necessario creare una legislazione aggiornata ed effettiva, che prenda in considerazione tutte le sfaccettature che compongono il termine “famiglia”, che non sono eccezioni ma la realtà quotidiana e le esprima. Lo stato italiano deve trovare il coraggio di prendere una posizione, smettere di nascondersi dietro la crisi economica, l’assenza di tempo, le istituzioni religiose. Che vi siano prassi da seguire o diritti e doveri di cui appropriarsi, sarà sempre preferibile alla condizione di indifferenza, di non esistenza, in cui oggi molte famiglie esistono.

Giulia Pacchiarini
@GiuliaAlice1

Giulia Pacchiarini
Ragazza. Frutto di scelte scolastiche poco azzeccate e tempo libero ben impiegato ascoltando persone a bordo di mezzi di trasporto alternativi.

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