Del: 24 Settembre 2014 Di: Ilaria Guidi Commenti: 0

La carriera di Hayao Miyazaki è giunta al termine. Lo ha annunciato nel 2013 il presidente dello Studio Ghibli alla presentazione del film Si alza il vento, avvenuta alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Lo stesso Miyazaki confermerà la notizia poco tempo dopo, individuando la causa nell’età avanzata. In occasione del suo saluto al cinema, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha deciso di premiarlo con un Oscar Onorario, che gli sarà consegnato l’8 novembre 2014.

Lo Studio Ghibli, cui ho accennato, è lo studio di produzione fondato da Miyazaki insieme a Isao Takahata, con il sostegno della casa di produzione Tokuma Shoten, che aveva prodotto Nausicaä della Valle del Vento nel 1984, uno dei primi grandi successi del Nostro, tratto dall’omonimo manga disegnato dallo stesso Miyazaki.‬

Ma il ritiro di Miyazaki non significa anche la chiusura dello Studio Ghibli: Toshio Suzuki, per molti anni direttore e produttore dello Studio, ha dichiarato che quest’ultimo ha fondamentalmente bisogno di un momento di pausa per la creazione di una nuova realtà di registi e animatori eredi di Miyazaki. L’abbandono dell’incarico di direttore da parte di Suzuki, che ha lasciato il posto al più giovane Yoshiaki Noshimura, rappresenta certamente un primo passo in questo senso. Durante questo momento di pausa lo studio non si dedicherà alla realizzazione di film d’animazione, ma soltanto alla gestione dei diritti d’autore delle opere prodotte.

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Dopo Nausicaä Miyazaki realizza numerosi altri successi e fin da subito emergono le principali caratteristiche di quello che sarà il suo stile e alcune tematiche ricorrenti, spesso legate alle sua vita privata e alle sue passioni. La suo grande amore per l’aviazione, ad esempio, è la causa del continuo ritornare nei suoi film di aerei e altri mezzi capaci di ribellarsi alle leggi fisiche della gravità, con quell’alone di magia che da sempre circonda l’azione del volare: di qui nascono l’isola fluttuante di Laputa – Castello nel cielo (1986) e la scopa volante di Kiki in Kiki – Consegne a domicilio (1989).
Ma il magico ritorna anche in altri capolavori come Il mio vicino Totoro (1988) — dove Totoro è uno spirito buono dall’aspetto non ben identificabile ma sicuramente molto apprezzato, soprattutto dai più piccoli — nell’atmosfera mistica e animata da creature divine di Princess Mononoke (1997) e nel pluripremiato La città incantata (2001).
Non da meno è il dolce sentimentalismo di Ponyo sulla scogliera (2008), storia di una bambina-pesce dotata di speciali poteri, la quale si innamora del piccolo Sōsuke senza mettere in conto l’insignificante particolare che lui sia un essere umano.

Ponendosi, invece, su un piano meno legato al fantastico e più attinente alla realtà – politica, in particolare – creando un contrasto tra finzione del cartone animato e realtà rappresentata, realizza Porco rosso (1992). La vicenda narra la storia di un pilota dalle sembianze di maiale, pilota dell’aviazione italiana negli anni Trenta, con evidenti riferimenti al fascismo, cui si contrappone il “rosso” del titolo, probabile allusione al colore politico di Porco (e dello stesso Miyazaki), oltre che al colore del suo aereo.

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Si alza il vento (2013) è l’ultima opera del Nostro. Ottima per riassumere una carriera così intensa, all’insegna del magico e del fantastico, ma che non dimentica mai di trovarsi in un mondo fatto anche di realtà meno incantevoli, e incantate. Questo mondo si presenta qui più concreto che mai, ispirandosi a una storia vera. La storia è quella dell’ingegnere Jiro Horikoshi, colui che progettò i caccia Zero, gli aerei che durante la Seconda Guerra Mondiale causarono numerose morti, ma il suo scopo ovviamente non era questo.

L’elemento più suggestivo e irreale del film, contrapposto alla triste realtà cui si ispira, lo si identifica nel sogno: è nei suoi sogni che il protagonista Jiro fin dalla tenera età incontra l’ingegner Caproni, il quale lo stimola mostrandogli i suoi grandiosi aerei; ed è lo stesso Caproni a parlare degli aerei come strumenti per il sogno –saper volare – a cui gli uomini per loro natura non sono in grado di arrivare. Ma Jiro e il suo mentore sognano soprattutto che gli aerei non rappresentino solo ed esclusivamente strumenti di guerra.
Il primo sognatore resta comunque Miyazaki: sognava di volare fin da piccolo, quando vedeva il padre produrre componenti per aerei. E questo non è l’unico riferimento autobiografico del film; anche Miyazaki ha vissuto la guerra, e anche sua madre, come l’amata di Jiro, si ammalò di tubercolosi.

Forse è proprio l’abbondanza di riferimenti alla realtà a rendere il film di una leggerezza meno evidente rispetto alle opere precedenti, ma è comunque un’ulteriore testimonianza della raffinatezza del regista giapponese, e del suo buon gusto: «L’importante è il buon gusto, il buon gusto anticipa le epoche» afferma Caproni in una scena del film.

«Io con quest’ultimo volo me ne vado in pensione. L’arco di durata di una vita creativa è di un decennio.»

È ancora Caproni a parlare, ma ancora una volta sembrano parole dello stesso Miyazaki: così, con la delicatezza che gli è propria, annuncia il suo ritiro dalle scene, il suo “ultimo volo” nel mondo del cinema.

Ilaria Guidi
@ilovemingus

Ilaria Guidi

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