Goodbye Giurisprudenza?

La facoltà di Giurisprudenza potrebbe essere trasferita in via Mercalli entro il 2017. La proposta non è ancora definitiva, ma l’amministrazione ha iniziato a muoversi già da qualche mese, approntando un disegno a grandi linee che nelle settimane scorse è stato sottoposto ai rappresentanti degli studenti. Tra i giuristi si sta già discutendo: sarebbe meglio trasferirsi o no? Cominciamo ad elencare i motivi che hanno indotto l’amministrazione ad avanzare l’idea.

Spazio
L’affollamento delle aule, come spiegavamo in un articolo del 2013, è un problema cronico dei corsi che si svolgono in Festa del Perdono. Nell’articolo riportavamo una punzecchiatura ai giuristi, ritenuti “colpevoli” di poter usufruire in esclusiva delle aule più confortevoli – a onor del vero anche a molte lezioni di Diritto, le più frequentate, si assiste allo spettacolo degli studenti sul parterre. Ma i problemi spaziali di Giurisprudenza riguardano soprattutto la collocazione e l’adeguatezza dei dipartimenti e degli spazi comuni. Alla facoltà sono iscritti 7000 studenti, un numero che secondo l’amministrazione calza con la capacità del polo di via Mercalli una volta ultimato. La facoltà è frammentata e divisa e il trasferimento aiuterebbe a mettere un po’ di ordine.
Libri & biblioteche
Ad oggi, a Giurisprudenza manca una biblioteca unica di facoltà, capiente a sufficienza per ospitare studenti e materiale didattico. Durante la preparazione degli esami, gli studenti devono recarsi in Centrale oppure nelle minuscole aule studio sparse a macchia di leopardo per i dipartimenti: la nuova sede dovrebbe essere dotata di una biblioteca comune. La mancanza di una vera organizzazione bibliografica della facoltà, inoltre, ha fatto sì che molti volumi di valore siano costretti negli studi dei singoli professori. Oltre a essere discutibile dal punto di vista etico e pratico, questo fatto lede le possibilità di conservazione dei volumi stessi, dato che molti uffici non soddisfano gli standard adatti a testi rari, preziosi e fragili. Per questi tomi, qualora il trasferimento non avvenisse, andrà comunque trovata a breve una nuova dimora. A detta dell’amministrazione, il trasferimento sarebbe una buona terapia per questo problema oltre che per quello economico, visto che mantenere una sola biblioteca costerebbe meno rispetto all’attuale frammentazione, che fa ovviamente lievitare i costi.

No, grazie?
Non tutti però sono entusiasti. Alcuni hanno iniziato a insinuare in modo più o meno esplicito che in realtà l’amministrazione non stia perseguendo il benessere di studenti e docenti, ma desideri liberare spazio in vista della progressiva trasformazione della sede centrale di Fdp in un polo “di rappresentanza”. È in cantiere il rinnovamento dell’aula magna e la creazione di nuove aule atte a tenere congressi.
Il progetto stesso, peraltro, ha fatto sollevare qualche sopracciglio: secondo varie fonti le aule della nuova sede non sarebbero affatto più capienti di quelle adottate oggi in Festa del Perdono – in breve seduti sì, ma pur sempre per terra. Le foto del nuovo polo si prestano più al progetto di un centro commerciale che di una sede universitaria.
Anche le sigle studentesche universitarie stanno cominciando a prendere posizione e sono tutte piuttosto caute. “Il progetto è interessante ed è lodevole che l’amministrazione si sia rivolta agli studenti” asserisce Giacomo D’Alfonso, rappresentante in CdA per UniSì “Ma presenta diversi punti di critica che suscitano alcune problematiche. Oltre a quelle tecniche, abbiamo anche perplessità legate all’idea di fondo che vige in questo progetto: crediamo che la vicinanza alle facoltà umanistiche sia un valore aggiunto per quella di Giurisprudenza”
Su una posizione simile Monica Raimondi, rappresentante di Obiettivo Studenti: “Sembra un progetto ben fatto e a favore dell’efficienza dell’Ateneo ma non ci ha convinto perché mostra un’idea di università diversa dalla nostra: decentrare tutto in vari campus, con la sede centrale che diventa una sorta di vetrina, senza una cultura universitaria condivisa”. Si discosta invece Stefano Castoldi, portavoce della lista UniLab: “La questione non si risolve con un sì o con un no: al momento né io né gli altri abbiamo gli elementi per esprimere un parere, cosa che invece faremo dopo che una commissione composta da studenti e professori incaricati di approfondire l’argomento si sarà siunita e avrà elaborato un documento. Abbiamo comunque già proposto un’assemblea aperta per discuterne. Non condivido però chi è contrario a priori: non ha senso dire che è degradante trasferirsi, è un preconcetto”.

Infine c’è una ragione puramente estetica che circola fra chi si oppone al trasferimento, una ragione che chiunque abbia messo piede prima in FdP e poi in via Mercalli può benissimo comprendere senza troppi sforzi d’immaginazione.

L’idea è appena nata e forse è questo il momento adatto per fare proposte e discuterne, quando le uova sono ancora tutte intere e nessuna frittata è stata servita agli studenti.

Stefano Colombo
@Granzebrew

Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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