Intervista a Fabio Galesi
Il consigliere di Zona 8 minacciato di morte

«Non mi sento solo, e nemmeno i cittadini resteranno soli. La mia presenza sarà fissa sul territorio, come lo è stata finora. La vostra presenza qui, ‘sta sera, è un segnale importante, sia per il quartiere di Quarto Oggiaro, sia per la città di Milano. Non ci facciamo intimidire, andiamo avanti con il nostro lavoro: ci crediamo, crediamo nella legalità. Per non chiamarle più periferie ma centro, Milano».

Così esordiva ieri Fabio Galesi — consigliere PD e vicepresidente della commissione casa e demanio della zona 8 — in risposta alla solidarietà dimostratagli in occasione del presidio in difesa della legalità fissato per le 19 in piazzetta Capuana; l’iniziativa dei cittadini del quartiere di certo lascia un sorriso, a stemperare almeno in parte la grande preoccupazione degli ultimi giorni. Giovane da sempre molto attivo sul territorio, si occupa ormai da tempo del problema abitativo a Quarto Oggiaro, dove malvivenza e criminalità sono realtà ben presenti anche nel sistema degli alloggi popolari, e della loro gestione.

La scia della malavita si snoda da via Pascarella e percorre tutto il quartiere; proprio lì vive la famiglia di “Pulce”, il giovane soprannominato – a torto o a ragione – “Baby Vallanzasca”. Alle denunce presentate al commissariato locale da Galesi, nelle quali si lamentava l’estrema condizione di degrado e d’illegalità in cui famiglie come quella al 35 hanno ridotto il quartiere, sono seguite le minacce. Ora Galesi vive praticamente sotto scorta, tra i timori dei familiari, della nonna (vicina di casa di “Pulce”), che pure sono stati oggetto di gravi intimidazioni. Presenti ieri al circolo Arci Itaca in piazzetta Capuana, oltre a Pierfrancesco Majorino e Carmela Rozza del PD, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, a ribadire il personale sostegno al consigliere di zona e al suo lavoro così importante per la comunità.

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Fabio, negli ultimi giorni sei stato oggetto di forti minacce.
Sì, ne ho purtroppo ricevute, e non sono state le prime. E non sono giunte da un occupante abusivo, ma da un residente con regolare contratto, dopo che ho sporto tutta una serie di denunce all’interno delle quali denunciavo, appunto, il degrado che questa famiglia crea all’interno dello stabile in cui vive.

Qual è il livello di degrado raggiunto in tali case popolari, e in cosa consiste?
Queste case sono “create” di fatto da chi vi risiede, con conseguente danneggiamento del patrimonio pubblico: sfondamento di vetri, rottura di portoni, discariche abusive, imbrattamento di muri, allacciamenti abusivi a cavi elettrici, occupazione delle cantine assegnate ai titolari. Si trovano in via Pascarella, al 35.

“Non erano minacce, era solo un avvertimento”, così si difendono gli autori primi delle minacce che sono state rivolte a te, ma anche ad altri membri della tua famiglia.
Ho ricevuto tali minacce proprio dal padre di “Pulce” oltre che dal ragazzo stesso, noto per la sua delinquenza, arrestato nuovamente settimana scorsa e portato al carcere minorile Beccaria dal quale, dopo aver scatenato l’ennesima rivolta, è stato trasferito a Bari. Già otto mesi fa, prima che fosse inserito in una comunità per decisione del giudice, a seguito della rivolta di cui al tempo si parlò molto, era stato poi trasferito, sempre a Bari. Di fatto, è già la quinta, sesta volta che entra ed esce da diverse comunità, per evasione. Eppure continua periodicamente a tornare in libertà.

Qual è la situazione generale delle case popolari in zona 8?
Di occupazioni ce ne sono pochissime, pochi abusivi in flagranza di reato – le nuove occupazioni, per intenderci. Sono poche in confronto agli altri quartieri, proprio perché c’è un controllo maggiore – anche mio, in prima persona – sul posto, non appena giungono notizie di possibili occupazioni. La motivazione risiede anche nel fatto che qui le case sono per la maggior parte del Comune di Milano, non di proprietà Aler, come invece avviene per molti stabili di Giambellino, Lorenteggio, Corvetto, San Siro. La situazione è completamente diversa, non c’è paragone al degrado raggiunto nelle altre zone, dove gli appartamenti versano ormai nell’abbandono e nell’incuria più totali. Le case del Comune di Milano a Quarto Oggiaro sicuramente vivono condizioni migliori. E proprio per il fatto che si tratta di case del Comune, si è attivato un piano di recupero degli alloggi sfitti, il cui problema principale è la ristrutturazione e la successiva assegnazione. Questo si sta facendo – ci sono i cantieri aperti, c’è movimento, si lavora in questo senso; lo sta vedendo anche la comunità, e le occupazioni stanno diventando più difficili.

Negli ultimi giorni, gli appartamenti Aler sgomberati sono stati completamente distrutti al loro interno, ovviamente nell’intento di evitare, o quantomeno scoraggiare, eventuali rioccupazioni future. Quegli stessi appartamenti andrebbero poi ristrutturati e riassegnati. Non è uno spreco inutile di risorse?
Questo nelle case comunali sgomberate non succede. È una modalità che usa Aler, ma non credo assolutamente sia un modo per risolvere il problema; anzi, ne genera degli altri.

Qual è la politica adottata dal Comune, invece?
È totalmente diversa. Anche per quanto riguarda gli sgomberi, vengono prima di tutto concordati con le zone, e sono ben mirati: si colpiscono le nuove occupazioni in flagranza di reato, mentre sulle vecchie occupazioni, ormai datate tra i cinque e i dieci anni, si sta facendo una sorta di selezione: si individua chi delinque, chi non rispetta le leggi, chi crea problemi di ordine pubblico all’interno del palazzo; questi vengono sgomberati.

Quanto è presente la malavita all’interno del sistema amministrativo delle case popolari? Ci sono famiglie che gestiscono intere rose di appartamenti?
A livello gestionale, è noto e risaputo che Aler, oltre ad essere oggi ridotta al collasso, è un’azienda che ha assunto personaggi non esattamente affidabili, raccomandabili o competenti. È tutto clientelismo, in sostanza. Tra questi assunti ci sono alcuni nomi legati alla ‘ndrangheta, come il noto ex assessore regionale Domenico Zambetti — che comprò voti elettorali tramite favori e assegnazioni di case a mafiosi e ‘ndranghetisti, fece assumere da Aler stessa Teresa Costantino, figlia di Eugenio, il portavoce locale della ‘ndrangheta. La questione gestionale è veramente al tracollo. E sì, ci sono famiglie che gestiscono del racket, riguardo il quale ero riuscito a portare delle prove alle autorità – erano state aperte indagini, avevo raccolto testimonianze, ma purtroppo non c’è stata la convalida dell’arresto da parte del PM. Restano delle sacche che gestiscono alcuni gruppi di alloggi.

Si parla tanto di sanatoria, in questi giorni.
Sulla sanatoria siamo contrari, noi di zona 8 come tutto il Comune di Milano — laddove sanatoria significhi regolarizzare tutti indifferentemente: povera gente, disperati, ragazze madri con bambini, e delinquenti. La nostra proposta è quella di attivare finalmente l’art. 34, comma 8 della legge regionale del 2009, che prevede appunto la valutazione caso per caso. Una commissione serissima in cui verranno valutati in toto gli occupanti: proprietà, commistioni malavitose, denunce a carico, etc. Nel caso in cui si passi l’esame della commissione si ottiene un contratto di due anni, con la messa in prova. Si dovranno poi pagare, benché dilazionati, tutti gli arretrati – cosa che con lo sgombero non avviene. Il Comune, così facendo, potrà recuperare anche un passato di servizi insoluti. Dopo due anni, il soggetto tornerà al vaglio della commissione per la valutazione: in assenza di problemi o debiti, il contratto viene prorogato di altri due anni; al termine di questi, c’è una nuova valutazione, con ulteriore, eventuale proroga, sempre di due anni. All’ultimo esame della commissione, nel caso in cui fosse tutto a posto e i debiti arretrati estinti, si otterrà un contratto permanente. È un regolamento molto duro, difficilmente aggirabile da furbi o malintenzionati.

La risposta concreta del Comune sarà dunque intraprendere la valutazione degli appartamenti e procedere alla riassegnazione.
Esatto, ma per farlo serve il permesso della Regione Lombardia. Questi alloggi verrebbero sottratti al canone ERP e passati al canone moderato, non calcolato in base al reddito, procedura su cui la Regione non accenna a voler dare autorizzazione. Nel frattempo, si continua con gli sgomberi degli occupanti delinquenti, o legati in qualche modo a mafia, ‘ndrangheta e criminalità.

Marta Clinco
@MartaClinco

L’altro lato di Quarto Oggiaro: Quarto Rinascimento

Marta Clinco
Cerco, ascolto, scrivo storie. Tra Medio Oriente e Nord Africa.

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