Orson Welles di nuovo nelle sale a trent’anni dalla morte
Pellicole in bottiglia dagli anni ‘70

The Other Side of the Wind di Orson Welles, una delle leggende della cinematografia incompiuta, questa volta potrebbe davvero poter vedere la luce dei proiettori. Ad annunciarlo è la Royal Road Entertainment, compagnia di produzione di Los Angeles che assieme al produttore Frank Marshall si propone di completare il montaggio della pellicola in tempo per il centenario della nascita del celebre regista statunitense, che cadrà il 6 maggio 2015.

Da molti definita “la pellicola più importante che non sia mai uscita nelle sale”, The Other Side of the Wind è stato girato da un Welles ormai maturo, forgiato dal successo delle sue opere precedenti, ma non per questo meno incline alla sperimentazione e alla ricerca di nuove storie o tecniche narrative.

orseon welles2

Il celebre autore di Quarto Potere (Citizen Kane, 1941) e di Falstaff (1965) si muove questa volta in un terreno che non aveva mai calpestato, tra citazionismo e una forte componente autobiografica. La storia è quella di un vecchio regista, Jake Hannaford, ormai prossimo al trapasso, che sta per girare un film sperimentale, pieno di nudi e di violenza – dichiarato tributo alla cinematografia di Antonioni – con un budget scarno e sempre alla ricerca di finanziamenti. Ne nasce una riflessione che parte dal tema dell’omosessualità per cercare di spiegare la visione di Welles del rapporto che si viene a creare tra il ruolo del regista e quello dell’attore, ovvero tra colui che plasma e colui che viene plasmato, ulteriore paradigma del rapporto Uomo-Divinità.

Le riprese di quest’opera, per certi versi scomoda, ma che ben esprime il desiderio di innovazione e di violazione dei tabù propria del regista americano, vennero fatte tra il 1970 e il 1976, spesso sospese anche per lunghi periodi a causa della continua mancanza di fondi, corollario e ossessione nella carriera Welles.
Nonostante il film fosse stato girato quasi integralmente, il regista non riuscì a montarne che 45 minuti, lasciando a Peter Bogdanovich – celebre regista e amico di Welles, oltre che attore in questa stessa pellicola – il compito di finirlo chiedendogli durante le riprese: “If anything happens to me, you will make sure you finish it, won’t you?” (Se dovesse succedermi qualcosa, assicurami che lo finirai tu).

Purtroppo però le discussioni sui diritti del film dopo la morte di Welles nel 1985 degenerarono in un lungo processo in tribunale e le 1083 pizze contenenti i negativi del girato vennero abbandonate in un magazzino a Parigi, mentre nelle aule si scontravano a colpi di accuse la figlia del regista Beatrice Welles, Oja Kodar – ultima compagna di Orson e co-sceneggiatrice dell’opera – la casa di produzione e Mehdi Bouscheri, parente dello Shah dell’Iran, località dove erano state girate alcune scene senza permessi o con permessi poco espliciti.

orson welles

A districare questa gigantesca matassa lunga più di trent’anni è stata una casa di produzione di Los Angeles, la Royal Road Entertainment, che assieme al produttore tedesco Jens Koethner Kaul è riuscita a concludere un accordo tra tutte le parti coinvolte per la cessione dei diritti.
Il compito è così nuovamente affidato a Peter Bogdanovich, che assieme al produttore Frank Marshall si sta impegnando in una corsa contro il tempo per riuscire a finire la pellicola entro il 6 maggio prossimo, anniversario della nascita di Welles.

Il merito – se così si può definire – di questa gigantesca macchina burocratica fatta di processi ed avvocati sarà forse quello di restituirci The Other Side of the Wind conservato in una capsula nel tempo, dandoci la possibilità di “scartare” una pellicola preservata intatta direttamente dai primi anni ’70, che può forse dirci qualcosa di più su quel complesso periodo che fa da spartiacque tra il Cinema Narrativo Classico Americano e la Nuova Hollywood e sulle criticità e contraddizioni di una generazione di registi ormai quasi interamente scomparsa.

Pietro Repisti

Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta