Fossil Free a Göteborg
Contro l’energia fossile in Università

Mentre l’ONU a Copenaghen presentava il documento conclusivo di tre anni di ricerche nell’ambito del riscaldamento globale e dell’utilizzo di carboni fossili, a Tolosa scoprivo che anche nel contesto limitato di un’università si può avviare un processo con il quale, forse, si possono cambiare le sorti del pianeta.
Moa Karlsson è una tipica ragazza svedese: capelli rossi, lentiggini e un bel sorriso. Conoscendola meglio però, si scopre che è tutt’altro che tipica. Nella sua università, a Göteborg, è impegnata in una campagna contro gli investimenti da parte della facoltà nelle grandi multinazionali del petrolio. Il movimento che sostiene la campagna è legato all’organizzazione Fossil Free, una rete mondiale di campagne e movimenti che lottano contro l’utilizzo di energia fossile all’interno delle proprie comunità. Fossil Free è a sua volta un progetto sviluppato dall’organizzazione 350.org, che ha come fine la creazione di un movimento che possa fare la differenza nelle questioni che riguardano il surriscaldamento globale.

Com’è nata l’idea di realizzare questa campagna?
Circa un anno fa un’amica, che si era già impegnata all’interno di Fossil Free e che è la responsabile del movimento in Svezia, ha riunito me e altri studenti di Göteborg con l’idea di introdurre questa campagna all’interno della nostra università. Abbiamo trovato il progetto interessante e abbiamo deciso di creare da un movimento di portata globale una versione locale, che potesse tenere in considerazione gli interessi della nostra realtà studentesca.

Qual è il fine della vostra campagna?
In Svezia le università possiedono un piccolo fondo, costituito dalle donazioni di privati, che possono investire in diversi settori. Facendo delle ricerche sugli investimenti dell’università di Göteborg abbiamo scoperto che una parte di questi soldi è legata al settore dell’energia fossile. Il nostro obiettivo è far si che l’università rinunci agli investimenti nelle imprese che utilizzano questo tipo di combustibili. E la situazione non deve cambiare solo a livello finanziario. È necessario che si produca un cambiamento di opinione pubblica, in primo luogo all’interno dell’università, e poi al di fuori di essa, nella società civile.

Poiché si tratta d’investimenti dell’università, immagino che abbiate fatto delle ricerche e consultato il budget. È stato difficile avervi accesso?
Due ragazzi del movimento si sono occupati di cercare e ottenere questi documenti, che sono in teoria pubblici, ma non è stato facile. Abbiamo insistito a lungo e alla fine abbiamo ottenuto la collaborazione dell’amministrazione.

Parlando del vostro gruppo, come si compone? Esiste una gerarchia, avete ruoli diversi secondo le vostre competenze e aree di studio?
Siamo un gruppo molto misto: io studio filosofia, ci sono ragazzi di scienze politiche, di economia… In effetti, cambia ogni semestre, alcuni lasciano e altri aderiscono alla campagna. Per il momento abbiamo visto il numero degli studenti che si sono uniti al movimento aumentare e il gruppo conta circa sei – otto persone. Poiché abbiamo delle competenze molto varie, abbiamo anche compiti differenti. Per esempio, io mi occupo delle relazioni con gli studenti e l’università.

A proposito di questo, quali mezzi di comunicazione avete usato per far conoscere il vostro progetto all’interno del campus? E qual è stata la reazione che avete suscitato?
Per comunicare con gli altri studenti di Göteborg abbiamo utilizzato i social network, come Facebook, e il giornale dell’università. Ci siamo anche posti il problema di come poter discutere con ogni studente, e abbiamo quindi cercato di fare delle campagne di persona: siamo andati in alcuni dipartimenti per incontrare gli altri ragazzi e presentare loro la campagna. Il problema però è che la nostra università è molto frammentata, e non è stato sempre possibile incontrare studenti di dipartimenti differenti.
La reazione è stata molto positiva: molti si sono mostrati interessati alla campagna, anche se quelli che si impegnano in prima persona sono un numero ristretto. Per quanto riguarda i professori, la reazione è stata ugualmente positiva: hanno accolto il nostro progetto con entusiasmo. L’amministrazione al contrario è stata sospettosa nei confronti delle nostre intenzioni, ma in un secondo momento si è dimostrata piuttosto disponibile nei nostri confronti, rispetto ad altre università in Svezia.

Quali sono i risultati che avete raggiunto per il momento?
Per il momento, non si è ancora verificato un effettivo cambiamento a proposito degli investimenti dell’università. Tuttavia, siamo riusciti ad aprire un dialogo con l’unità all’interno della facoltà che si occupa di questioni ambientali, che quindi sono strettamente legate al fine della nostra campagna. Non dobbiamo poi dimenticare il risultato raggiunto a livello di pubblico e di informazione, grazie agli articoli del giornale studentesco e a una petizione che abbiamo fatto firmare agli studenti. Siamo molto soddisfatti: la diffusione della campagna è una tappa fondamentale per cambiare il pensiero delle persone riguardo alle questioni climatiche e l’utilizzo di energia fossile.

La tua università ti ha appena consegnato un premio per il tuo impegno in questo progetto: che cosa pensi possa significare questo riconoscimento del vostro lavoro?
È senza dubbio un segnale duplice: da un lato l’università è molto prudente nei confronti del nostro movimento, dall’altro lato cerca di mostrare un’apertura verso i temi che sono oggetto della campagna.

Perché l’Università ti ha premiato per un progetto a essa antagonista?
Si tratta di un segnale di apertura, non bisogna smettere di chiedere coerenza nell’ambito degli investimenti economici dell’università. Hanno riconosciuto che la nostra campagna è giusta, e dunque che considerano importanti le questioni legate al cambiamento climatico. Ora è necessario favorire il passaggio dalle parole ai fatti.

Da pochi giorni hai ottenuto un lavoro all’interno della Fondstyrelesen dell’università. Pensi che, cooperando con le istituzioni il vostro movimento, che fino ad adesso non ha avuto uno statuto istituzionale, potrà raggiungere risultati più concreti?
Lavorando all’interno di questo consiglio mi occuperò di questioni che riguardano i fondi dell’università e come questi fondi vengono investiti. Penso quindi che grazie al coinvolgimento diretto di uno dei suoi membri il movimento raggiungerà maggiori risultati. Avremo soprattutto l’occasione di chiarire un malinteso, potremo spiegare come funziona la campagna, il fatto che il cambiamento che chiediamo non è improvviso, ma al contrario, è un cambiamento che deve verificarsi nel tempo e grazie alla cooperazione tra noi studenti e l’istituzione universitaria.

Con la nostra campagna chiediamo che l’amministrazione di Göteborg interrompa gli investimenti nelle industrie che sfruttano i carboni fossili, ma vogliamo anche cambiare la mentalità delle persone. Se le università svedesi smettono di investire il loro denaro nelle grandi multinazionali del petrolio, questo non cambierà le cose in modo radicale. Ma se riusciamo a provocare un cambiamento di mentalità a livello mondiale, forse nel tempo potremo impedire che il mondo sia distrutto da politiche folli ed egoistiche.

Gaia De Luca
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